SuperEgoVsME incontra Antonio Menna, che se fosse nato altrove non sarebbe quello che è.

Quest’oggi la categoria “grandi persone, grandi interviste” assume un nuovo significato.

Qui si parla proprio di una persona grande, infatti!

L’amico Menna (amico, ua ma che ti allarghi Ego!!) è proprio un uomo grande, oltre che un grande uomo… diciamo che il suo punto vita parla per lui!!

In realtà poi non è neanche tanto grassotto, ma i suoi status su fb inerenti le sue presunte diete, sono  commentati come le partite il lunedì mattina al bar sport.

A dir il vero, c’è anche a chi piace: la SuperMog, che l’ha visto alla presentazione del suo “Se Steve Jobs fosse nato in provincia di Napoli” alla Fnac, la scorsa settimana, lo ha trovato anche un bel omino.E c’è chi sostiene che la presbiopia attutisca la miopia…

Ma bando alle ciance: godetevi, cari Topoloni alla lettura, la bella intervista, una delle mie preferite di sempre, che Antonio mi ha rilasciato.

Lo ringrazio per la cortesia e per la pazienza: st’intervista, mentre se lo contendevano Tv nazionali, quotidiani e radio,  l’ha dovuta attendere più di due mesi. Le sue risposte mi sono arrivate in tre ore. Shame on Ego!

 

 

Se Steve Jobs fosse nato in provincia di Napoli, un post, un libro, un’enorme occasione. La pubblicazione per una primaria casa editrice. Un tourbillon di presentazioni, interviste, interventi. Quanta soddisfazione, quanta incredulità, ma, soprattutto, quanto stupore? Hai scritto tanti pezzi e poi “il treno” passa quasi casualmente per una provocazione buttata giù sul blog, che impressione ti fa?

Mi sento abbastanza impreparato. Non pensavo di arrivare alla grande editoria con tutto questo clamore. Ho sempre scritto, e prima di questo libro ho pubblicato una raccolta di racconti e due romanzi per piccoli editori. Speravo di essere pubblicato da un grande editore ma me lo immaginavo come un momento più tranquillo, con meno attenzione. Invece il successo del post e la grande attualità del tema del libro mi sta portando a parlarne ovunque. E’ piacevole ma anche un po’ disorientante.

Il tuo libro è uscito da quasi un mese: il grandissimo riscontro che sta avendo e la grandissima attenzione che sta calamitando, ti rendono solo felice o ti mettono anche un po’ di ansia?

Felice è una parola grossa. Ansia, pure. Diciamo che a tratti sono incredulo, e in altri momenti completamente indifferente. Di sicuro non amo molto stare al centro dell’attenzione. Troppi sguardi addosso mi intimidiscono, e alla lunga mi spazientisco.

Hai paura che tutto questo clamore si possa spegnere?

Più che paura, io lo spero fortemente. Ho un rapporto intimo con la scrittura e non vedo l’ora di tornare a quella dimensione. Certo, il clamore è utile. L’attenzione è gratificante. Ma guai a smarrire il senso di quello che si fa. Io voglio solo raccontare storie.

Le tue riflessioni sulla nostra società, consegnate principalmente al tuo blog, sono spesso amare anche se molto realistiche. Eppure non si vedono molti spiragli di ottimismo nei tuoi pensieri. E’ un’impressione sbagliata, o davvero stai abbandonando un po’ la speranza che qualcosa nella nostra nazione possa cambiare?

Io sono cosmicamente pessimista su tutto. Da sempre. Ma non è utile giacchè è solo un mio temperamento. Volendo scollegarmi per un attimo dalla mia indole, dico che le cose sono indubbiamente difficili ma la vita è sempre capace di sorprese. Non escluso che qualcosa possa cambiare.

Trentenne, giornalista precario, più volte assessore del comune dove abiti, scrittore, responsabile di uffici stampa. Dove ti senti più te stesso, o meglio quale di queste qualifiche professionali credi abbia assorbito maggiormente la tua persona?

Intanto, ahimè, sono quarantenne. Anche se non si vede. Il ruolo nel quale mi sento meglio è quello della scrittura. Sia la scrittura giornalistica sia quella letteraria. Il resto sono cose capitate un po’ per caso, un po’ per necessità. Se potessi, mi ritirerei sulla mia isola preferita e non farei altro che scrivere.

Alla prima presentazione del tuo libro, si è fantasticato su una possibile trasposizione cinematografica del tuo volume. Facciamo un ggggioco stupido che piace tanto a noi gggggiornalisti ggggiovani: immaginando un cast fatto tutto di politici internazionali, come assegneresti i ruoli e perché?

Mi rifiuto! Sono un gggggionarlista vvvvvvecchio, e brontolonamente, mi rifiuto!

Come tutto quello che ha successo in Italia il tuo libro è stato subito criticato da quelli che ben pensano. Immaginare uno Steve Jobs soccombente e non vincente perché nato in provincia di Napoli ti ha attirato malumori. Cosa pensi di queste osservazioni?

C’è chi mi accusa di aver messo Napoli in cattiva luce. E’ la solita storia. Se parli di un problema, il problema diventi tu. Come se la cattiva luce fosse proiettata da chi parla delle questioni, e non dalle questioni stesse. Io penso che dei problemi è meglio parlare, per conoscerli, e magari risolverli. Quelli che dicono che amano Napoli e, per questo, girano la testa dall’altra parte di fronte alle contraddizioni, in realtà non la amano perché la lasciano esattamente uguale a se stessa, con la sua bellezza e i suoi drammi. Sul piano più generale, mi hanno attaccato dicendo che anche in Italia ci sono aziende che nascono e talenti che si realizzano. Io rispondo dicendo che qualcuno ci può anche riuscire ma a che prezzo? E quante risorse si perdono sui mille ostacoli? Il senso del mio libro è questo: una riflessione su quello che sprechiamo.

Antonio, l’intervista è finita. Però una cosa la devi dire ai miei Topoloni alla lettura: ma a dieta, quando ti ci metti???


Lunedì! Mi metto a dieta ogni lunedì. Ma dura poco.

 

Nella foto un Menna meditativo e sexyyyyyyyy!!

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Acab: all cops are bastards.

Acab – All cops are bastards è un film di Stefano Sollima.

Sollima, forte di un grande passato di documentarista di guerra per la CNN, NBC e la CBS, in Italia è noto sostanzialmente per la regia di serie televisive di successo, quali La Squadra, Romanzo Criminale e Crimini 2. 

Questo il suo esordio sul grande schermo.

Sollima sceglie una storia, tesa, singolare, insolita e crudele.
La storia di quattro celerini, i poliziotti della squadra mobile.

Quelli che prestano servizio di sicurezza agli stadi, durante le manifestazioni.
Quelli che sono eroi o figli di puttana (Celerino figlio di puttana è il rift che urlano loro contro, ma anche quello che fischiettano loro stessi, paradossalmente, per darsi la carica), a seconda di quello che succede in cinque secondi, a seconda di chi tu sia.

E questa dicotomia Sollima la coglie in pieno e l'analizza, così, quasi dall'alto, come il suo occhio da vecchio documentarista gli suggerisce di fare.
Senza dare particolari giudizi di merito, senza sottolineare nulla con enfasi.
Nemmeno la violenza, sebbene possa sembrare il contrario.

Di violenza è vero, ce n'è tanta, proprio tanta.
Ed è una violenza anche più profonda di quella fisica (che pure non manca) è una violenza di concetto, è una violenza morale.

La stessa che porta un figlio contro un padre.

Un marito contro la moglie, madre della sua amata bambina.

Un fratello contro gli altri (così si chiamano i celerini tra di loro, perché da soli non sono nessuno, solo una guardia del cazzo – cit. -, insieme, sono una cosa sola), quando alcuni fratelli applicano i loro metodi che non sono quelli della polizia.

La storia si snoda tra un evento di cronaca e l'altro, rimanendone impigliata.

La rabbia dei celerini alla morte di Raciti è ciò che fa montare forse ancora di più lo sdegno quando ad essere ferito è uno di loro, il capo, un grandissimo Marco Giallini, cui la critica e il pubblico forse dovrebbero qualcosa di più. Giallini, uomo oramai solcato da rughe, abbandona il suo classico ruolo da impunito, per diventare poliziotto duro, padre problematico, uomo dolente, per dare forse la migliore delle sue prove d'attore.

Gli sfollamenti dei campi rom, a seguito dell'odioso assassinio della Reggiani, fanno da contraltare alla casa negata agli italiani, dramma patito dal più giovane della squadra, Spina, Domenico Diele, giovane attore promettente, come vuotamente usa dire in gergo.

E, contemporaneamente, il rimpatrio dei immigrati rimanda alla sofferta storia tra il Negro, un convincentissimo Filippo Nigro, e sua moglie, una cubana (che quando la incontri a Cuba glie racconti che con 2.000 al mese con gli straordinari sei ricco, poi te la porti in Italia e non ve la raccontate più).

favinoIl tutto legato, ordito, in un certo senso tenuto in piedi, da Cobra, un immenso PierFrancesco Favino, uomo a 360°.
Uno che ci crede, ci crede tantissimo.
Ad ideali forse decagé, anzi molto, perché mal digeriti, tra katane, croci celtiche tatuate sulla schiena, immagini del Duce.
Uomo che però, nonostante tutto, ha cuore, più per gli altri che per se stesso.
Ha cuore, un cuore intrappolato in quel murale che fa molto Trecento di spartana memoria, ma che racchiude tutto il suo mondo.
E non a caso se il "capo" ha famiglia, il Negro una moglie seppur persa e una figlia, perfino Spina ha una  madre cui badare e degli amici, Cobra è solo.
Ma cosa dico solo, è con la famiglia che si è scelto, la famiglia della mobile.

Ed è per questo che nell'ultima scena, Cobra, il Cobra sorride. 
Ed è per questo che chi va contro la sua famiglia per lui, beh non può proprio esistere, anche se era vero affetto, anche se era l'amore del padre leone, verso il cucciolo.

Acab – All cops are bastards, titolo che riprende il refrain oramai famosissimo di una canzone anni Ottanta dei The 4-Skins, è un film che disorienta.
Sì disorienta, perchè per molti attimi capisci la logica, a volte deviata, di persone che vanno a morire per strada per 2.000 euro al mese straordinari compresi.
La capisci e perfino la condividi.

Non è un film contro la polizia, no, assolutamente, e non capisco le polemiche a riguardo.
Non è neanche un film a favore della polizia, peraltro.

Resta un film che porta, trascina per meglio dire, lo spettatore negli abissi di povertà e miseria culturale in cui il nostro paese è caduto senza che ce ne rendessimo conto.
In cui noi stessi probabilmente siamo caduti inconsciamente.
Anche se io non ho mai tirato un sampietrino adosso a nessuno, non vuol dire che non abbia fatto qualcosa per impedirlo.

Giudizi morali da dare non ce ne sono. 
Eppure se devo pensare che un fascista può essere interiormente come Cobra, beh allora devo riconsiderare, nonostante tutto, la mia totale chiusura ed il mio totale sdegno verso le persone con questi ideali.
Io non li condivido, e li combatterò sempre, ma è probabile che ci crede davvero, non meriti solo il mio schifo.

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Se Steve Jobs fosse nato in provincia di Napoli alla Fnac di Via Luca Giordano.

Finalmente è uscito.

Il libro di Antonio Menna, nato da un post sul suo blog, è uscito poco più di dieci giorni fa, edito da Sperling & Kupfer ed è già un grandissimo successo.

Il titolo, lo stesso del post.
Se Steve Jobs fosse nato in provincia di Napoli.

Il tam tam in rete era stato fortissimo; nel mio piccolo ne avevo parlato anche io, in questa occasione, ma anche in quest'altra.

L'uscita del libro, però, ha nuovamente smosso, così come già la pubblicazione del post, i poteri mediatici forti: 

copertina

ne parlano tutti i quotidiani, i settimanali, ci sono stati passaggi televisivi per il nostro Menna preferito (ok, anche l'unico che conosciamo, ma sarebbe il preferito anche tra mille omonimi!)

E, ovviamente, sta per partire la ridda delle presentazioni, cui nessun futuro Strega (Antonio, con questo fanno 200€, eh) può sottrarsi.

La prima presentazione, per la quale il nostro rubicondo eroe è già a dieta da una decina di giorni, è oramai imminente.

Donne, uomini, bambini, nani da giardino, frigoriferi, non mancate!
Accorrete!
Esultate!!!
E soprattutto, comprate!!!!

Antonio Menna firmerà tutte, tutte, ma proprio tutte le copie del suo primo bestseller che comprerete (ma l'occasione sarà buona anche per riprendere i suoi precedenti volumi Cocaina & Cioccolato e Baciami molto)!

Dove?

Lunedì 30 gennaio alle ore 18.00 da Fnac al Vomero (Via Luca Giordano, prossimità Via A. Scarlatti, Napoli).

Presenteranno il libro con l'autore, la giornalista Anna Trieste con le letture di Peppe Russo, meglio noto come @pataepisi .

Non potete davvero mancare.

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Il più produttivo dei baci fu quello che non demmo.

Carissimi Topoloni alla lettura, quei due tre superstiti, stante l'oscena fine di Splinder, Vi devo raccontare una roba assurda.

Al mondo tutto accade, ma proprio tutto eh.
Del resto io stessa molte volte ne ho dato testimonianza su queste candide ma compromesse paginette web.
Ma che potesse accadere anche questo, beh io, no, non ci avrei pensato mai.

Dice, ma cosa ti ha sconvolta così tanto?

E che ne volete sapere Voi…

Ieri ero a casa di una delle mie più care amiche, quella di cui al post cinque matrimoni e due addii al nubilato

Dice era sabato, te sarai rilassata.
Ma de che, ahò!
Ho dovuto sopportare di sentire la più assurda delle assurdità.
Povere le mie incaste ed impure recchietelle.

Ecco. Si proceda con ordine.

Dunque l'Angiolotta mi aveva invitato per pranzo, ma siccome che sono una figliolina provetta, io sono restata con mammàmia e li ho raggiunti solo per un caffé, un the, me!
Ste robe così…

Dunque arrivo, ciaociao come state che vi siete magnati, e tadàn!

Una donna folle e meravigliosa mi esce da non so dove, probabilmente da sotto un tavolo, e mi parla di babà che mi vorrebbe offrire.
A parte che a me i babà proprio non piacciono (sì, lo so sono una napoletana anomala, che ci vuoi fare), devo dire che ho trovato eccentrico pure per i miei standard, che una sconosciuta volesse mettermi in bocca un babà, così a crudo, ma se vede che può capitare.

Ciò detto, e nonostante sti babà su tre persone tre presenti oltre a lei (sì c'era pure quel povero disgra del marito dell'Angiolotta mia, che guardava le possibili vie di fuga manco temesse assalti nazi) non li volesse nessuno, la buona ragazza evapora, al chiaro fine di comprarli.

Ma il dramma non è tanto quello – siamo liberali con gli amanti del babà: è un segno di tolleranza! -, quanto piuttosto che una volta tornata Ella, la babaista, abbia affermato quanto segue.

Ecco.
Sedetevi.
La situazione è incresciosa.

La tipa, la BB – la chiameremo per assonanza di nome e tendenza alla fagocitosi del babà -, asserisce di essere uscita con un uomo.

Un bell'uomo.
Un uomo che le piace.
Un uomo sedotto in aereo.
Un uomo con il quale si è prontamente e lidibinosamente scambiata il numero di telefono e sguardi assassini in una saletta di attesa.
Un uomo che per rincontrarla aveva fatto oltre 100km e con il freddo ed il gelo.
Un uomo che giunto intempestivamente, senza congruo avviso, si è visto portare ad una cena da amici che avevano prodotti da cucina made in England.

Qui urge fare una pausa, anche per spezzare la drammaticità dell'escalation.
Una cena inglese?
Una cena inglese?!
Il mio fratellino che mangia anche le pietre da quando vive nelle UK (cit.) ha perso svariati kg.
Ogni essere umano sensiente dice che la cucina in Inghilterra non esiste (tutto melting pot, pupa) e se esiste fa schifo, e tu, stolta BB porti sto povero madonna ad una cena inglese con altre 30persone?????

Ma io allora vi devo proprio insegnare tutto a voi altre!!!
Fosse successo a me, già sarei stata a Palazzo Petrucci con un Pommery in mano!

Va beh ma si prosegua.

Non contenta di questo liscio cronico e patologico la BB che mi confessa di aver fatto????

Di non aver mollato neanche una linguina, uno scialatiello, insomma… nu vasillo!

Sì, sì avete capito bene.
Ella ha 35 anni, tipo, lui 38 o giù di lì, dopo una serata romantica sebbene con amici (che mangiano inglese poi..) l'accompagna a casa, le parla languido, le dice che ritornerà presto a trovarla dove lei vive, si slancia su di lei e poi…

Scatta il palo.
Nuaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
Il palo!!!!
E a lei piaceeeeeeeeeeeeeeeeeee!

La motivazione a questo scempio?
Ma era il primo appuntamento!!! L'avevo visto solo due volte.

I wanna die.

Vorrei commentare, ma non posso, capitemi.

L'assurdo logico?
Costui ancora la messaggia.
Costui l'andrà a trovare.

Ebbene sì, io Lemon tree (così mi chiama quel poulet routì del mio miglior amico, Tredita) ho saputo resitere ad un innocuo limone con il mio ammmmmmmmore, aka Padre V – un uomo un' ascesi- esattamente 4h e 30 min.
Al primo appuntamento, sì.
Il giorno dopo averlo visto per la prima volta, sì.

E c'ho fatto una fatica pazzesca.

Lode e gloria a le non-limonanti che senza scambio di saliva ancora riescono a farsi chiamare.

Disclaimer: per questo post sono state consumate molte mentine profumate. #cosanonsifaperammmmmmmore
 

Inserito in 3dita, amichette, essere bionda, essere mora, ex e altri criminali, facciamoci i fatti miei, il fratellino | 6 commenti

Daniela Persico scrive su… Scatti di Gusto.

Carissimi Topoloni, esuli di splinder, amanti di una giovine, fan di SuperEgoVsMe, la vita è strana.

Proprio adesso che ci stiamo per lasciare in questa sede – ma, chiaramente, SuperEgoVsMe non morrà, vivrà e lotterà ancora con noi, insieme al suo folle alterego (sì, alle volte mi sento più SEVM che Daniela) – proprio adesso, dicevo, arrivano i primi web successi.

Grazie a quel gran genio del mio amico, Gino Sorbillo, di cui tante e tante volte ho parlato dalle presenti e modeste paginette web, ho potuto conoscere Vincenzo Pagano.

Chi è Vincenzo Pagano?!

Ma mi meraviglio di Voi, Topoloni alla lettura! 

Vincenzo Pagano è l'uomo che ha realizzato il mio più grande sogno: scrivere su una web-testata di enogastronomia da oltre 7000 visite al giorno.

Ok, è probabile che nella sua luuuunga vita abbia fatto anche altro (è praticamente un reperto archeologico come Riccardo Pocacola Pizzi, che salutiamo).

Ma tutto sommato, alla fine, ogni mossa era diretta alla mia possibile gloria.

Che è, BBBicienzì, dici che no?
Marò, e quanto sei esagerato!!

Vincenzo Pagano è un ex collega (da giovane anche lui era un legale, lavorava per un primario Studio Legale romano) che a soli 25 anni ha appeso i codici al chiodo per diventare un giornalista.
E che giornalista.

Nella sua vita ha fatto di tutto e di tutto ha scritto, ovunque.
Eppure è uno degli  uomini più divertenti che io abbia mai conosciuto.

Della meravigliosa mattinata passata a Roma con lui per farmi "approvare", ricordo la sua cortesia e signorilità, i piccioni mangiati da Arcangelo Dandini a Prati.
Sicuramente.
Ma, soprattutto, le sue buffissime espressioni ed i suoi occhioni blu, oltre che l'iPhone che squilla sempre.

Questo uomo qui, beh circa due anni fa, ha messo su ScattidiGusto, un blogghino di provincia, lo definisce lui. 
Un sito di altissimo livello e competenze, lo riconoscono gli altri.

Spero solo che la mia presenza non gli rovini le credenziali…

Il mio primo articolo per "L'oro di Napoli" ha l'onore di aprire questa nuova categoria. 
L'oro di Napoli è il segmento tutto napoletano di ScattidiGusto che segue il "marziano a Roma" e "Miracolo a Milano", con recensioni gastro-letterarie.
Questo il mio articolo.

Molti di Voi Topoloni che mi leggono da fb e mi seguono su twitter (a proposito 252 volte twit-grazie!), già l'avranno letto.
Ma non potevo che scriverne anche qui.

Sul sito, sul mio sito, che dopo tre anni mi ha regalato una delle soddisfazioni più grandi della mia carriera da "giornalistina".

Una soddisfazione che in due soli giorni ha ottenuto oltre 1800 visualizzazioni.

Parlo di Enzo Coccia, eccellenza della pizza a Napoli, che ho visitato, insieme ad un'amica, Sofia, una certa Sofia.
Ma di più non dimandate, casomai leggete, su ScattidiGusto.

Ringrazio David Catalano, aka n3m0scrapbook, per le foto.

E di cuore, davvero di cuore, Gino Sorbillo e Mario Avallone per aver sempre creduto in me.

E Tu, Vincenzo Pagano, non puoi sapere in quale diavolo di guaio ti sei infilato.
E dire che eri un serio professionista.

Inserito in scatti di gusto | 3 commenti

Far away this ship is taking me far away…

Quella piccola, luminosa, calda, ferma, serena luce,
lì ferma assisa nel tuo petto,
nel centro del tuo cuore,
sorrideva nei tuoi occhi obliqui,
nelle tue mani forti,
nella bocca che sorrideva,
perfino nelle parole vuote,
quando ti conobbi.

Quella grande, splendente, accecante, pulsante, isterica luce,
lì agitata dalle tue dita, intrappolata negli ansiti,
mi fa vibrare di qualcosa che va oltre il piacere,
è sorriso di bambino,
è desiderio di donna,
è sentore di famiglia,
ogni volta che mi tocchi.

Quella supernova sta collassando,
e io con lei implodo,
ché se perdo te, questa volta,
perdo tutto,
ma non me stessa,
e anche questa è una fottuta, dannata sentenza,
una perversa e beffarda maledizione,
ché se non ti avrò, forse sarebbe meglio l'oblio,
non la consapevolezza di un ultimo osceno errore.

I'll never let ya go, if you promise  not to fade away, never fade away 'cause you could be my unintended choise to live my life extended, you could be the one I'll alway love

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E così è il 2012.

E già. 
Il 2012.

Dice che sto anno qua finisce il mondo.
Bella lì.
Non appena avrò preso il titolo d'Avvocato, ché me lo sento che il 2011 è stato l'anno giusto.

Bella lì che magari quest'anno potrei pure essere felice.

Vabbé, oh, ma se lo dice Giacobbo che è GAME OVER, chi sono io per dire che no.

Finisce il mondo, bella lì.

I Maya ce lo avevano detto, gli Avventisti del settimo giorno pure, mi pare che sul punto si fossero espressi anche i testimoni di Geova.
E tutti a sezioni unite.
Anche Raz Degan sta allarmato ed è in un trullo da tre anni, proprio a tal uopo.

Quindi dico io, mettiamoci il cuore in pace.

Compriamo un cashemirino, un bel cappotto, un tailleurino ed un filo di perle, non trascuriamo manicure, pedicure e parrucco (che la cura delle estremità è tutto) e il 21 dicembre 2012, pronti al via.

Tanto… a sti puntissimi.

Comunque pensando alle contingenze, posso solo dire che questa fine dell'anno, così come l'inizio del 2012, sono state davvero piuttosto buone.
Sì, piuttosto buone.

Ci sono difficoltà, quelle sempre, ma quelle per tutti, alla fine.

Ma ci sono tante cose belle, belle davvero.

Tante responsabilità, qualche riconoscimento, qualche scoperta, un gran bel dono, tanto, tanto amore.
Amore da dare, certo, ma forse, anche da prendere.

Ed è per questo che quando il mondo non finirà sarò contenta di esserci ancora.
Ed è per questo che se il mondo finisse, bella lì

Che fantastica storia è la vita del Thylacine.

Inserito in essere bionda, essere mora, essere piri indaco | 3 commenti