Ritrovarsi

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" Ritrovarsi " è un breve romanzo del napoletano Peppe Celentano, attore e regista teatrale di grande esperienza e fama. Socialmente impegnato e molto attivo soprattutto nella lotta contro l’illegalità dilagante nella nostra città, Celentano è nel 2005 autore con Vincenzo De Falco del testo “Ladri di sogni”, dedicato al giornalista de “Il Mattino” Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra nel 1985, opera la cui messa in scena ha incontrato grandissimo successo di pubblico e critica. Nel romanzo (da cui è stato tratto anche uno spettacolo teatrale, con regia della stesso Celentano e la produzione di Gianpiero Mirra) Franco, l’io narrante, è un uomo di mezz’età, nato nel secondo dopoguerra a Napoli, abbandonata  a soli quattordici anni per Milano. Dopo quasi quarant’anni il protagonista, ormai un medico spesso attivo in missioni umanitarie, ossessionato da incubi ricorrenti, decide di tornare nella sua città e di scoprire cosa ne è stato dei suoi vecchi amici, del suo vecchio quartiere. Franco nasce nel quartiere Pendino, problematico per il continuo infiltrarsi della camorra che, rapacemente, cerca sempre nuove leve tra i più giovani, seducendoli con la promessa di facili guadagni. E’ figlio dell’inflessibile brigadiere Esposito che fa della lotta alla camorra e della protezione dei giovani dalle sue lusinghe, la ragione della sua carriera. Ma questo non impedisce al giovane di diventare amico, anzi il migliore amico, di Maurizio, figlio di Raffaele Catalano, un contrabbandiere di sigarette, destinato a salire nel corsus honorum della criminalità. La loro amicizia è un incontro del destino come sempre accade tra due giovani ragazzi: uno sguardo e ci si capisce subito, non importa chi si sia e di chi si sia figli. Ma la loro amicizia non è vista di buon grado: da un lato le famiglie, sicure nelle loro inconciliabili posizioni, dall’altro anche la società, incarnata da Vittorio, vecchio amico di Maurizio che guarda con diffidenza a Franco, figlio di sbirro e per la sua mentalità per ciò stesso “due volte infame”.

Eppure i ragazzi continuano la loro forte amicizia, lì seduti sulle panchine di Piazza Italia, a parlare dei loro sogni per un domani che sembra lontanissimo, a confrontare le loro opinioni che non appaiono poi così distanti, a guardare Graziella, bella ragazza della borghesia napoletana, sfrontata nel suo fascino da lolita.

E l’amicizia richiede normalizzazione, così Maurizio è invitato a casa di Franco e incontra la madre di quest’ultimo, personaggio delineato con delicatezza e forza, una donna che ama la propria famiglia sopra ogni cosa, e il loro incontro si risolve in un’accettazione che va oltre le dissonanti ed inconciliabili appartenenze: … Stiamo per andare via quando mia madre con tono affettuoso chiede a Maurizio se vuole un caffé. Lui si volta e sorridendo le risponde “Signora a nu café, nun si dice mai di no”.

Ma il cortocircuito è in agguato: in Catalano sono in ascesa, don Vincenzo Panarano, capo indiscusso della camorra, li vuole sempre più invischiati nei suoi affari; la prepotenza di Antonio Catalano, zio di Maurizio, volto cattivo di una camorra vecchio stampo che ancora pareva rispondere a concetti di onore frainteso, si fa sempre più incontrollata (prima con volgari minacce alla madre di Franco, avvisi per il troppo intraprendente marito carabiniere, poi con una sparatoria senza senso in cui muore incolpevole un bambino, per poi concludersi in una drammatico crescendo rossiniano con un’aggressione alla madre di Franco); Maurizio stesso inizia a respirare l’aria avvelenata dalla etica snaturata della sua famiglia. E poi la separazione drammatica: dopo l’aggressione subìta dalla madre, la serenità stessa di Franco sembra essere a rischio e così i genitori decidono di mandare il ragazzo a Milano da uno zio. Loro rimarranno a Napoli, il brigadiere a fare il suo dovere, a strappare anche un solo ragazzo al giorno alla camorra, la moglie al fianco del marito, senza se e senza ma. L’ultimo incontro tra i due ragazzi ormai già distanti: Maurizio, che non ha saputo difendere Franco dall’aggressione di Vittorio, è ormai imbibito di non valori, abbagliato dalla potenza di don Vicenzo che si veste di raffinatezza ed eleganza “Senti Franco , io lo so che disapprovi questa mia posizione, ma io credo in lui e voglio dirti una cosa. E te la dico convinto. Don Vincenzo mi ha fatto molta impressione. Una buona impressione. E’ totalmente sincero. La sua è una vera passione. Io credo che farà del bene  a tutti i napoletani.” e Franco annicchilito dalla parole dell’amico che alle sue orecchie suonano come deliri “Maurizio mi sento solo, solo e vuoto come una spiaggia in una giornata d’inverno. Oggi ho perso un amico.”

Ma Celentano non ha scordato la lezione di Uhlmann e sa che due veri amici, due amici ragazzini che la vita fa diventare insieme uomini in un momento drammatico (lì la persecuzione nazista, qui la scelta di opposti sistemi di valori) per separarli apparentemente senza ritorno, sono amici per sempre, legati da qualcosa che va oltre il normale sentire. E così Franco dopo un viaggio attraverso la sua ritrovata città così diversa, così uguale, un itinerario breve nello spazio ma lungo nella percezione giocata tra i ricordi del fu ragazzo freschi ed ingenui e le riflessioni dell’uomo che ora è (in un doppio registro stilistico particolarmente fruibile), scopre che Maurizio è sempre stato vicino a lui, che è sempre stato il ragazzo che aveva conosciuto.

Lui, boss affermato, ha perso fiducia nell’organizzazione, sempre più crudele, sempre più senza morale (se di morale si può parlare), e cede, si ferma, firma la sua condanna a morte davanti ad un atto che la sua coscienza non può tollerare: la sicura uccisione del figlio di un onorevole, bambino sequestrato dalla sua malavitosa famiglia. Lì Maurizio ritorna il ragazzo che è stato, ricorda la morte di Michelino, il bambino coinvolto nella sparatoria causata dallo zio, e decide di porre fine a tutto: chiamerà i carabinieri. Il suo gesto causerà un terremoto nell’organizzazione. Anche il vecchio boss don Vincenzo finirà a Poggioreale, il bambino sarà salvo e Maurizio destinato a morte sicura, infame per la sua stessa famiglia. Gli amici si rincontrano con in un sogno, lo stesso sogno che da anni ormai insegue Franco e Maurizio sa che non può scappare davanti alla sua morte né vuole farlo: “No, non posso scappare… è il mio destino… è giusto che paghi anche per mio padre e per mio zio. Per il male che hanno procurato a tutte le persone innocenti. La mia morte forse servirà come esempio ad altri ragazzi, a convincerli che è possibile cambiare e che non è mai troppo tardi per farlo. E servirà sicuramente a te per ritrovarmi.” " Ritrovarsi " è un libro agile, forse talvolta ingenuo nello stile ma largamente fruibile nella prosa e nei contenuti; un piccolo libro che porta a pensieri grandi al confrontarsi con valori quali l’amicizia, il senso di responsabilità, l’eroismo delle persone comuni (quel brigadiere mai fotografato che, con la sua sola esistenza inflessibile dà un senso al lavoro delle forze dell’ordine e della giustizia; senso sacrosanto ma troppo spesso negletto e dimenticato), l’appartenza viscerale a una città come Napoli che quando è la tua rimane tale per sempre nonostante gli anni e le distanze spaziali e concettuali.

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Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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