L’obesotto

L’obesotto e io siamo stati insieme per due volte e mezzo, un po’ come le legistature di Berlusconi ma con la durata media, in proporzione, di quelle del povero Prodi (che non dimentichiamoci mai ha presentato uno dei governi migliori della storia della Repubblica tra frizzi, lazzi, sputtanamenti e abbandoni da parte dei suoi sodali).
Siamo durati sei mesi la prima volta nella quale in realtà non stavamo insieme ma avevamo un morbosissimo rapporto "cerca-rifuggi"; tre mesi la seconda volta e altri quattro l’ultima, in entrambi i casi proprio da fidanzati. Ogni volta è successo qualcosa che impedisse al nostro rapporto di funzionare, ogni volta mi è rimasto il senso che, al di là di tutto, siamo stati sfortunati, incredibilmente sfortunati, che per noi chissà cosa sarebbe stato scritto in un’altra dimensione, in un’altra vita, in un’altra occasione.
Forse è la persona che ho amato di più nella mia vita, per la quale tutt’ora provo una tenerezza infinita, un uomo che sento di conoscere come le mie proprie tasche. Incredibile è come siamo sempre andati d’accordo, soprattutto quando eravamo amici (perché non ci siamo fatti mancare neanche questo, tra il mezzo rapporto e il primo fidanzamento: un’amicizia fortissima con telefonate quotidiane lunghe ore e weekend organizzati sempre insieme) anche se siamo quasi diametralmente opposti.

Lui: cattolico, molto credente, forzista anzi Berlusconista (e nononstante tutto intelligente; eccezione che conferma la regola), con un’etica quasi protestante del lavoro, pragmatico, scettico verso la psichiatria, poco espansivo.
Ego: atea, materialista, di sinistra e talmente fuori moda che ballo il twist, fancazzista, idealista e intellettuale e con frustrate aspirazioni da psichiatra (non entrai a medicina e sdegnata abbandonai l’idea: non mi volete, non mi avrete! atteggiamento ex post effettivamente molto costruttivo), ipercoccolona.
Però ci amavamo, o almeno io amavo moltissimo lui, e in un certo senso non smetterò mai di amarlo, anche se quartum non datur.
A lui ho dedicato miriadi di versi tra cui anche

"Non abbandonarmi"…
il tuo corpo caldo di notte,
abbandonato sul letto,
le tue braccia aperte,
la tua bocca socchiusa,
la tua aria vagamente idiota.
Veglio sul tuo sonno che mi è sacro,
come i tuoi lobi,
come le tue mani che mi cercano e si allacciano alle mie
in un nodo che di giorno non troverebbero,
lo stesso che ho adesso in gola.
Sei un bambino, come un bambino è il nostro amore,
appena nato, nonostante vecchio di mesi
o forse di secoli.
Magari vagava lì nel cielo,
scritto da qualche parte,
frase definitiva che solo ora abbiamo decifrato.
Sei un bambino
con la tua bocca di parole,
la tua bocca di baci,
la tua bocca di cibo,

la tua bocca perfetta.
Sono una bambina se ti guardo,
se penso a te,
se scopro la gioia di cercare il tuo cuore
che é di più, molto di più,
di quello
che avrei potuto immaginare.
 

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Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
Questa voce è stata pubblicata in ex e altri criminali, versi senza rima. Contrassegna il permalink.

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