Le presidenziali americane 2 (la vendetta)

Non è tutto oro quello che luccica, non è tutto da buttare quello che sembra deteriore.
Non sono impazzita e già mi cito da sola; cerco solo di dare un quid di unitarietà al discorso che sto facendo sui due candati alle presidenziali americane.
Dunque, cosa voglio dire con quest’affermazione?
Ferme restando tutte le considerazioni che ho fatto sulla mia assoluta e incontrovertibile preferenza per il senatore dell’Illinois, non credo assolutamente che Obama sia il miglior candidato possibile alla Casa Bianca, nè il suo più auspicabile inquilino sul piano generale.
Molti opinionisti, soprattutto del vecchio continente, hanno contribuito a creare quest’immagine molto idealizzata di Barack: un nuovo Kennedy, un uomo dal carisma alla Martin Luther King, un vero politico della nuova stagione, un uomo in grado di cambiare davvero le sorti degli Stati Uniti e la loro percezione nel mondo.
Io, sostanzialmente, non credo che, fino in fondo, sia vera alcuna di queste affermazioni.
Parlando di Obama ci troviamo assolutamente di fronte ad uomo per molti versi eccezionale, cosmopolita, educated, ben formato dal punto di vista socio-relazionale ma ,quanto al suo carisma, lo definerei semplicemente notevole, non entusiasmante. Scomodare antiche glorie quali Kennedy e King, mi sembra del tutto sovradimensionato, anche se, ovviamente, non ho mai avuto il piacere di ascoltare dal vivo il candidato democratico.
Quanto alle sue capacità politiche strictu sensu, ho alcune riserve. Alcuni punti della sua politica programmatica (che poi come noi ben sappiamo in Italia è ben altra cosa da quella fattuale, anche se negli USA, forse c’è un po’ di ritegno in più e il Congresso è lievemente più autorevole del nostro Parlmento) mi fanno semplicemente orrore.
In particolare il ritiro delle truppe dall’Iraq (che sarebbe contemporaneo ad un aumento di quelle in Afganistan, e pure su questo avrei da dire qualcosa ma mi esento per brevità…ahahahah!) mi sembra sarebbe una scelta quantomeno discutibile.
Ora partiamo dal presupposto che la guerra in Iraq sia stato uno dei più grossi errori compiuti dall’amministrazione Bush, che al di là di valutazioni di opportunità strategico-militare, sia stata "una cosa immonda" sotto tutti i punti vista (come al solito ben conosciuti omninamente e per questo qui non citati); proporre però un ritiro delle truppe americane, sebbene con modalità controllate (uno o due battaglioni al mese, per una definitiva uscita nella prima metà del 2010) e con l’assicurazione della presenza di truppe antiterrorismo e la dazione di forti incentivi per favorire il ritorno dei rifugiati, equivale, ai miei occhi, al pertetuarsi della solita politica americana: distruggiamo e poi le conseguenze ve le vedete voi.
In questo caso, poi, non dimentichiamo che il problema sarebbe anche nostro come europei ed italiani poiché abbiamo ancora truppe in Mesopotamia.
Che vogliamo fare, ci ritiriamo tutti insieme e chi si è visto si è visto?
Questa proposta non mi sembra proprio indice che ci troviamo di fronte ad un salvatore della patria, ad uno che dovrebbe togliere dalla percezione degli Stati Uniti quel malumore generalizzato, soprattutto degli Stati in difficoltà, che guardano alla loro politica come alla negazione della democrazia che invece quelli affermano di voler esportare, anche a costo di guerre.
Certo è che la crisi economica che stiamo patendo, che nasce ed è stata in gran parte procurata (non credo mi si possa tacciare di stolido antiamericanismo per questo, e poi che me frega io non risento affatto il fascino dell’americanismo ad oltranza) dai mercati finanziari statunitensi, ridefinirà anche il potere politico degli USA; e in tal delicato frangente credo sia comunque molto più appropriato Obama di McCain, la cui posizione è stata decisamente compromessa dalla crisi stessa. Peccato che sia avvenuta nella prima metà di settembre, se fosse accaduta appena un po’ più tardi, per Maverick non ci sarebbero più state chances.
Quanto a McCain a mio giudizio va un po’ riconsiderato: McCain non è W. nessuno potrebbe esserlo. W. è the Worst, il peggior presidente di sempre come è stato definito, McCain non potrebbe in ogni caso fare male come lui. Non ha lo stesso profilo, non ha neanche gli stessi interessi, sebbene, essendo repubblicano sin nel midollo, sia anche lui un lobbista. McCain non va crocifisso, anche se lui stesso, pare lasciandosi troppo coinvolgere dai propri spin-doctors, abbia contribuito a mettere a rischio il proprio successo: questa politica della negatività da lui completamente abbracciata nelle ultime comunicazioni elettorali, potrebbe aver infastidito l’elettorato. Oltre all’infelicissima scelta della vice, quella Palin, apertamente ignorante in questioni importantissime quali la politica estera e latrice di valori che potrebbero essere vissuti come troppo oltransisti perfino da un elettorato convintamente repubblicano.
Comunque vadano le cose, e oramai mancano poche ore al verdetto, c’è da augurarsi che l’affluenza al voto sia cospicua e che la forbice tra i candidati sia elevata, per poter evitare una situazione penosa come quella delle elezioni del 2000 della lotta  tra Bush e Gore all’ultima verifica, che senza l’11 settembre non si sarebbe mai risolta.
E in fondo sì, diciamolo:

                                      Forza Bar’ck!

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Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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