Ancora su Dave Foster Wallace

Parlando con un mio "amico virtuale" mi è venuto in mente d’aver scritto qualcosa in occasione della morte di David Foster Wallace, vi rimetto quelle mie riflessioni.

"Apprendo con tre giorni di ritardo che David Foster Wallace si è suicidato.
Leggo lo strillo di una rivista e rimango attonita, quasi incredula; scorro l’articolo di Daria Bignardi e poi mi connetto per leggere tutte le notizie su questa incredibile tragedia.
Per me DFW è uno degli autori contemporanei di riferimento, con la sua scrittura rappresenta uno stile autonomo, innovativo seppur, secondo le mie analisi fantaletterarie (basate, cioè, sulla mia sensibilità e conoscenza e non, ahimè, su studi specifici), erede della migliore tradizione del romanzo moderno. Ha una capacità unica di giocare, forzare, violare le parole al punto tale da inventarne delle nuove geniali.
Eppure lui, apprezzatissimo dall’intellighentia statunitense quanto da quella europea, lui, praticamente un gigante della letteratura, lui si è ucciso. A soli quarantasei anni, sposato in un matrimonio apparentemente sereno (per quello che la vita di un altro può esser valutata dall’esterno), lui che insegnava nell’Università dove voleva insegnare, nel corso che voleva tenere.
Lui che aveva parlato delle dipendenze, del suicidio, della depressione, delle ossessioni moderne e dei vizi della società moderna sospesa tra un consumismo tracotante e una globalizzazione senza etica, senza mai tirarsi indietro e con quella consapevolezza stralunata di chi il baratro l’ha visto molto da vicino, con quella sublime ironia del paradossale che rende tutto ridicolo, anche le cose più gravose. Quel tipo di ironia che in parte ho anch’io.
Lui forse tra gli autori americani più amati: c’è chi ha detto che il suo "Infinite Jest" fosse il fantomatico "nuovo romanzo americano".
Lui, proprio lui se ne è andato, impiccandosi nel suo scantinato.
Il suo "Infinite Jest" fu il mio rifugio quando morì mio padre. Un libro che lui, probabilmente non avrebbe amato, troppo celebrale, troppo involuto: un libro che per me traduceva parte del continuo affastellarsi dei miei pensieri.
Che lui, che DFW si sia suicidato, oltre a dispiacermi umanamente e artisticamente, mi induce a pensare che i ognuno abbia dei demoni. Che questi giochino con te, sempre, continuamente e quando sembra che tu li abbia abbandonati, allontanati e perfino esorcizzati, loro escano di nuovo allo scoperto, sghignazzando delle tue futili speranze, delle tue esili certezze.
Dove ti portino non è che il risultato di una spietata roulette russa, nella quale, seppur vinci, chissà per quanto ancora lo farai.
Il  12 settembre 2008 David Foster Wallace ha perso e con lui tutti quelli che lo amavano personalmente, artisticamente, tutti quelli che nella sua enorme produzione, fatta di racconti, romanzi, saggi, articoli trovavano una fonte di ispirazione."

Sono passati due mesi e poco più, David: tutto quello che ho scritto più uno.

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Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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