Wall-E

Ce l’avevo sulla punta delle lentine da quando è uscito. Ormai temevo che l’avrei perso ed invece in corner (e prima di mandare SuperMog, che si era presa il solenne impegno di venire con me, dal coroner) mercoledì pomeriggio, in un Warner Village che rischia la chiusura a fine anno, l’ho visto.
Piccolo OT: a me il Warner Village non piace affatto. Di mio sono ostile alle multisala, preferendo il sottile fascino antico delle piccole sale. Certo poi le comodità, la  migliore qualità dello schermo, i comfort mi attraggono ed infatti, nonostante vizi ideologi, amo il Med ( è della Medusa e quindi… ). Il Warner oltre ad essere un multisala, non è bello come il Med, ha una programmazione fatta solo di blockbuster (laddove il Med non solo presenta nella programmazione principale già qualche film più interessante ma poi ha una selezione accuratissima una volta a settimana), e ha degli orari davvero fessissimi.
Ciononostante, che debba chiudere dopo aver fatto fallire numerosi cinema del centro, tra cui il gloriosissimo Alcione, meta dell’adolescenza di ogni umbertino DOC, è davvero triste ed è un’altra perdita per la mia città. Poca cosa in confronto ai tanti mali che patiamo ma un piccolo sconfortante segnale di come si cada sempre più in basso, anche nella diffusione della cultura.
Per chi fosse interessato a dare un segnale contro la chiusura del Warner Village di Napoli c’è un gruppo su FB (Salviamo il Metropolitan Warner Village di via Chiaja), non so a quanto possa servire questo tipo di protesta ma tant’è, meglio che niente.
Torniamo a Wall-E, il cartone della Diney Pixar, non è forse il migliore che abbia visto negli ultimi tempi: io sono una piccola cultrice del genere cartoon e negli ultimi anni c’è da segnare un deciso sorprasso della DreamWorks sulla Disney, anche se a livello tecnico dalla sua collaborazione con la Pixar nascono quelli che possono essere definiti dei veri e propri capolavori di regia.
Wall-E da questo punto non si distanzia dai precedenti: scene come quella della "danza" del piccolo robotino e di EVE nello spazio, intervallate da inquadrature sul capitano che chiede definizioni al computer sulla danza, sono davvero spettacolari.
Eppure Wall-E vince ma non convince o almeno non del tutto. Molto grazioso, tenerissimo, politically correct, del resto quale cartone Disney non lo è, ma raggiunge il cuore solo sul tema del romanticismo, zoppicando un po’ sugli altri tasti, restando da quella prospettiva un po’ stilistico.
Ma sul romaniticismo però… è tutta un’escalation.
Dalla vita solitaria di Wall-E, rimasto solo su di una terra sommersa dai rifiuti, che ha come unica compagnia un bacherozzo e unico conforto la sua collezione di oggetti degli umani e una vecchia videocassetta di "Hello Dolly", al primo incontro con EVE, ai tentativi di un linguaggio comune, alla caduta "in coma" della robotina, a tutte le attenzioni che Wall-E sa tributarle, in nome di un amore tutto suo e che  non è ancora mai nato.
Senza fare spoiler sul film, direi che la forza di Wall-E sia tutta lì in quelle mani ,che non sono mani ma che hanno la forza e la poesia delle più aggraziate dita umane, che cercano il modo per intrecciarsi e quando poi lo fanno, dopo peripezie degne del miglior romanzo d’appendice, beh chiunque sia stato innamorato almeno una volta non può fare a meno di sorridere, o se la situazione è ancora tragica versare "una furtiva lacrima"…
Wall-E: non sarà "La sposa cadavere" ma chi è Burton (se non lui), non sarà "L’era glaciale", non sarà quel mostro di citazionismo e ironia di "Sherk", ma comunque vale davvero il prezzo del biglietto.
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Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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