Su cosa era il malessere appena un’Ego fa…

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Stare male per me significava questo. In un passato lontano ma vicino. Ora non più.

Ora sto meglio.

Ora so che ho altro.


Ancora qui, ancora io,

di nuovo incredibilmente in vortici neri

che speravo superati,

di nuovo ancora, tra i cocci di un amore non amore,

con in mano insoddisfazioni più grosse di questo,

paure scure,

paura anche solo di respirare,

perdendosi in giornate sempre uguali,

diverse solo per il peso delle ore,

lente, crudeli, indistinguibili.

L’unico riposo l’assenza,

profonda, piena di vuoto, di un sonno malsano,

che tarda a venire e che non voglio mai abbandonare.

Le illusioni che si frangono di nuovo,

e adesso non sono pronta a riprenderne in mano i cocci,

cocci che possono ferire,

potrebbero ma non ora, non me,

che non sento più niente,

se non una muta angoscia che non so affrontare,

che non tento di arginare,

che rifuggo come tutto ma che non mi vuole più abbandonare.

 

Poi tra una strada e l’altra false piste, già ricerche di un cammino.

 

 

Volevo solo essere felice,

volevo solo sorridere ancora,

volevo solo ricominciare a credere,

ma ho cercato solo in posti sbagliati,

ma ho provato solo in vicoli chiusi,

perchè in realtà volevo solo punirmi.

Solo, solo, sola…

nascondo tutto, senza più neanche la forza dei sorrisi,

ma la percezione di essere altrove è forte,

spinge, chiama,

quell’altrove negazione che è l’unico positivo che mi sembra di poter conoscere,

balzata nel buio di nuovo, senza poi un vero motivo, un vero perchè,

capendo che le forze che avevo trovato non erano altro che finzione,

le strade aperte solo immaginate,

la voglia scoperta, fallace

incapace di resistere a soffi di vento.

E il male della terra, tanto, atroce, incommensurabile,

mi appare vuoto rispetto al mio dolore che ormai

è assenza, di tutto, di niente, di me.

 

E ora?

Solo la consapevolezza di mani che mi tengono se sbando (un aiuto che in passato non avevo la forza e forse l’umiltà di invocare) e la speranza di fluttuare di meno.

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Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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7 risposte a Su cosa era il malessere appena un’Ego fa…

  1. ginoelalfetta ha detto:

    Cara Ego,
    leggendo le tue parole mi sono venute alla mente, non so se hai presente, quella tipologia di persona che con un solo sguardo riesce a capire di te più di quanto abbia mai fatto il tuo più vecchio amico.Quelle persone che sembrano leggerti dentro e, nel bene e nel male, cogliere subito chi sei. Quelle persone che con una sola parola riescono a risollevarti il morale o a farti precipitare nel più cupo degli inferi.
    Sai, persone così mi hanno sempre fatto un po’ pena. Doti di questo tipo nascono da grandi sensibilità e, a mie spese, ho imparato che questo significa sofferenze altrettanto grandi.
    Quando il dolore arriva è simile a un vortice che inghiotte. e più si cerca di capire, di ragionare, più si scende giù e se ne resta imprigionati e la pace sembra molto lontana. Irrangiungibile.
    Vorrei dirti che prima o poi si impara. Si impara a convivere con questa sensibilità e con il dolore che ne deriva ma ti mentirei. L’unica via di fuga sarebbe non essere più così speciale ma qualcosa mi suggerisce che non sarebbe questa la tua scelta. Allora, permettimi di consigliarti qualcosa, che dalle ultime tue righe mi pare tu abbia ben intuito.
    L’unico modo per non impazzire è riuscire ad aprirsi. Mica è facile, lo so. Non dico nemmeno che tu lo debba fare con chicchessia ma se trovi anche solo una persona con cui riesci a essere te stessa veramente, non lasciartela scappare. Tienila stretta. E non preoccuparti di essere noiosa, incompresa e incomprensibile, di dire assurdità… le persone che ti amano ti amano e basta. E anche se a volte sono lì, sedute accanto a te, e non sanno cosa dirti, non sanno cosa fare, non corrucciarti. Tu continua, apriti e non preoccuparti. Cerca di non pensarci troppo e, almeno con questa persona, lasciati andare. Un po’ alla volta imparerai. Ripeto: non pensarci troppo, perchè forse il più grande dei tuoi male è proprio questo.
    Baci.

    ( ma guarda quanto mi sono esposta! troppo per i miei gusti!)

  2. superegovsme ha detto:

    C’è molta verità nella tue parole, del resto mica sei un Grillettino per caso, cara Cugi.
    Ed è vero, è tutto vero: queste sono le mie “maledizioni”. Ma, a volte, se io non parlo non è neanche per pudore (imperativo categorico del mio Super(M)Ego) o per tema di annoiare ma perché non voglio dare la mia sofferenza ad altri.
    Lunedì, sai, mi è scappata “e ho visto Nina volare”, per così dire: due uomini, più che avvezzi, uno giovane e distrutto, quasi più d me, l’altro immobile per un attimo, quasi senza parole e parliamo praticamente di un genio; e poi una ragazza che ormai è una mia fan (tanto che sto pensando di darle il link se ciò potesse non avere brutte conseguenze ihihhihihih).
    E allora io come faccio a prendere uno qualunque dei miei amici, anche il più stretto e dire: guarda la situazione è precisamente questa?
    Non me la sento, davvero.
    Ma so che a te davvero qualcosa posso dire, qualcosa ho detto già, non è un caso la mail dell’altro ieri notte: era oscura, sibillina quanto vuoi ma per me era un grido di dolore. E lo indirizzato a te (e anzi scusami per questo) e beh non c’è commento da far se non che tu oggi sei qui con queste parole che immagino quanto possano esserti costate.
    A grillettì… omissis, che se no poi m’arrossisci che sei sensibile!

  3. anonimo ha detto:

    non devi prenderne uno a caso. è una cosa che avviene naturalmente ma devi permetterle di avvenire. hai scritto “non voglio dare la mia sofferenza agli altri”, non preoccuparti, non accadrà. sfortunatamente la tua sofferenza è solo tua. gli altri possono capirla, comprenderla, percepirla in te ma non sentirla dentro di sè. credimi. questo è tutto sommato un bene, perchè potranno starti vicino. te l’ho detto anche ieri, magari con altre parole.
    io ci sarò sempre per questa cugina che ho sempre desiderato come amica e che sento così simile a me (ebbene sì, siamo una famiglia di pazzi) e non dubito che prima o poi riuscirò a comprendere meglio ogni minimo punto dei tuoi sibillini sfoghi. Basta che non mi parli di Pleo, che tra le altre cose hanno silurato alla Fnac 😀

  4. ginoelalfetta ha detto:

    questo maledetto mi ha fatto postare da anonima. a me?!!!? me la pagherà cara!!!!

  5. superegovsme ha detto:

    Come hanno silurato alla Fnac?!
    Allora tu vuoi che muoia!!!!
    Dillo, dillo!
    Cmq le tue parole, se avessi un cuore, beninteso, mi commuoverebbero… ma poiché così non è…

  6. superegovsme ha detto:

    Diciamo che sei “riconoscibile” ahahahahahahah.
    Cmq dicevo un qualunque non nel senso di in omaggio al pur sempre nobilerrimo principio ad capocchiam (poi questa te la racconto un giorno) ma piuttosto per dire anche tra i miei più cari amici, tutte persone davvero più che speciali, se consegnassi tutto beh… non credo se ne uscirebbe, proprio in considerazione del bene enorme che mi vogliono!

  7. ginoelalfetta ha detto:

    continui a pensare troppo…

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