L’inquisizione spagnola

Suono, suono, suono,
e attendo.
Suono una magnifica viola,
io che so far suonare solo la mia voce.
Quella che tu ascoltasti,
quando chi amavo sentì solamente,
e con disturbo, di tutta evidenza.
Non perché non mi amasse,
ma perché sulla moglie di Cesare nulla,
neanche l’ombra,
tantomeno l’ombra del dubbio.
Suono, le ginocchia aperte sugli snelli fianchi ingombranti,
la posizione non agevole per la periartrite,
ma io suono, suono, suono
e attendo.
Attendo anche se lo spartito ce lo ho già,
finalmente.
E non è Allevi, no,
ringraziando Dio,
non lo è,
qui non ci sono streghe da seguire,
all’in fuori di me, intendo.
E non è Beethoven, me lassa, non lo sarà mai.
Non è Mozart, tampoco.
Non è il genio di Vivaldi, perché non potrà mai esserlo.
Né la sublime follia di Rachmaninoff, beata, beata, beata,
"nove volte novantanove".
Ma è qualcosa che amo,
perché sono i miei occhi,
sono le mie mani nervosette, come disse qualcuno,
sono i miei sottili pesci d’acqua dolce,
il mio collo ormai troppe spesse volte rigido,
la mia bocca che tenta anche me,
sono i capelli stanchi, punte di tanti involuti pensieri.
E quindi suono, suono, suono,
smetto di attendere sì,
io suono,
non manco di niente.
Le ginocchia serrate,
suono,
il trapezio all’improvviso morbido come quando sentivo
e sette e otto,
il collo ora flessuoso dolcemente inclinato,
un sorriso stolido sulle labbra,
perché chi disse abundat, forse quello era stolto.
Suono, suono, suono
ma…
nobody expects the Spanish Inquisition…
una dissonante nota verde-azzurra.
Quelle che ti cambiano un’intera frase, forse il movimento, chissà l’intera composizione.
Di questa nota non so che fare.
Ma sento che non la voglio, non devo, non posso (ma solo perché non voglio)
volo ut volo,
ignorare.
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Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
Questa voce è stata pubblicata in essere bionda, versi senza rima. Contrassegna il permalink.

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