Un bell’esperimento letterario 2-la vendetta.

Premessa: eccoci al secondo appuntamento con la sfida letteraria tra GoodGirl92 e SuperEgoVsMe. Del tema della seconda sfida non parlo, spero si desuma dal tenore delle nostre storie. Diciamo solo che il plot ce l’ha regalato un grande amico.
Anzi un grande e basta.
La scorsa settimana è stato molto festeggiato e, beh, anche la mia amica GoodGirl92 e io abbiamo voluto rendergli un omaggio. Piccolo ma sentito. Ecco di seguito i due racconti. Parlano di una storia d’amore. GoodGirl92 l’ha raccontata dalla parte di una dolce creatura che visse appena un giorno. Io dalla parte di un uomo che "used to rule the world": un re.
Buona lettura.
Votate numerosi, più numerosi della scorsa volta (il voto si può lasciare nei commenti a questo post) e diffondete.
Il voto resterà aperto sino al 30 gennaio alle ore 24.
Che si inizi e che vinca la storia migliore.

Racconto uno: "Sole di mezzogiorno" by GoodGirl92.

Normal
0
14

false
false
false

MicrosoftInternetExplorer4

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:””;
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin:0cm;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:”Times New Roman”;
mso-ansi-language:#0400;
mso-fareast-language:#0400;
mso-bidi-language:#0400;}


A volte mi chiedevo se ero felice.

Ragionandoci, non mi mancava niente, avevo ciò che volevo e volevo ciò che avevo.

Ero sola ma non sentivo la mancanza di nessuno.

Trascorrevo, serena, le mie giornate in tranquillità.

Quella mattina mi svegliai al cinguettio dei passeri che saltellavano nel piccolo giardino fiorito di casa mia; era appena l’alba e la luce rosa entrava dalle finestre della mia stanza.

La mia casa piccola, familiare: mi riuscivo a rispecchiare in lei, nella sua leggera ma accogliente semplicità.

Mi girai e rigirai nel letto pronta a godermi ogni istante di quel momento: era così rilassante ascoltare il rumore della natura. Il giardino pieno di colori era ricco di animaletti selvatici e uccellini che venivano a mangiare i frutti dal bosco confinante. Sin dentro casa potevo udire lo scivolare silenzioso del fiume mischiarsi con lo “scrosciare” del caldo vento primaverile che entrava dalle fessure delle porte, delle finestre, portando un leggero odore floreale.

Mi alzai pigramente e mi vestii con lentezza. In questo particolare periodo dell’anno amavo indossare abiti bianchi che si mischiavano alla mia carnagione chiara contrastando però con le onde dei miei capelli neri.

Uscii in giardino e strappai una piccola margherita che mi infilai tra i capelli sopra l’orecchio.

Tornai in casa quasi piroettando in un lieve passo di danza (seguivo sempre una musica tutta mia) e decisi di preparare una torta per quella nonnina che viveva sola poco distante da me.

Mentre ero intenta a preparare l’impasto sentii tre colpi sicuri battere sulla porta di legno, facendola leggermente cigolare. Abbandonai la torta e mi diressi verso l’ingresso facendo svolazzare la gonna lunga e aprii la porta.

La vista mi lasciò senza fiato e un brivido piacevole mi scosse.

L’uomo indossava un cappello bianco con un pennacchio dello stesso colore mentre le sue spalle erano coperte da un mantello di un intenso color rosso. Era imponente e rassicurante nella sua figura e aveva qualcosa di altezzoso, ma privo di alterigia.

I suoi occhi catturarono i miei come una potentissima calamita.

Avrei potuto passare ore a guardarlo così, senza una parola, senza un cenno, limitandomi a osservarlo, a vederlo. Non sapevo cosa si stesse muovendo dentro di me, ma non volevo che se ne andasse e avrei fatto qualsiasi cosa per impedirlo.

Mi sorrise dolcemente e mi porse la mano, voltandosi leggermente verso il bosco. Voleva che lo seguissi. Il cuore mi si gonfiò di un sentimento che non avevo mai conosciuto e che mai avevo pensato di poter conoscere, battendo come mai aveva fatto. Se l’avessi scoperto prima, se avessi saputo che un tale turbamento potesse esistere, sicuramente sarei andata alla ricerca di quest’uomo misterioso che mi sorrideva gentile.

Il mio respiro si fece piacevolmente affannoso, era troppo intenso il modo in cui mi guardava, eppure avrei dato qualunque cosa per quello sguardo.

Appoggiai la mia mano sulla sua ricambiando il sorriso e lasciando che il suo si facesse più ampio. Lo seguii nel bosco mentre camminava senza abbandonare i miei occhi. Sicuramente si sarebbero persi senza i suoi.

Mi aiutò a saltare sulle pietre per oltrepassare il fiume tenendomi per mano e salimmo lungo la collina finché non arrivammo in cima.

La vista dalla collina era stupenda, mi era sempre piaciuto andare lì ad ammirare i tetti delle case del villaggio dove avevo trascorso la mia infanzia e sognare di potermi tuffare tra le nuvole.

Ma oggi il paesaggio era diverso.

Non valeva la pena prestargli attenzione. Accanto a quell’uomo apparso dal nulla, senza un nome, tutto avrebbe perso importanza.

Mi cinse i fianchi tirandomi a sé e il mio cuore iniziò a battere fortissimo, quasi come se volesse schizzarmi via dal petto, per raggiungere quello che ormai era il suo unico e vero  padrone.

Ora sentivo il suo profumo sulla mia pelle scaldata dal sole e ne fui subito inebriata.

Mi sussurrò due semplici parole all’orecchio, due parole che nessuno mi aveva mai detto e alle quali non avevo mai dato valore; ma dette da lui erano la cosa più preziosa, avrei dato qualsiasi cosa per sentirle di nuovo. Mi baciò i capelli chiudendo gli occhi e respirando il mio profumo come io avevo fatto col suo e mi ripeté ancora una volta quelle parole.

Sentirle la seconda volta fu anche meglio della prima e iniziavo a bramarle, le desideravo, ne ero schiava.

Ormai avrei fatto di tutto per Lui.

Ero dannata, ero benedetta.

Risposi alle sue parole dando voce all’eco del mio cuore, dove risuonavano rumorosamente pronte per uscire e correre verso Lui.

Allora, se possibile, i nostri sguardi si fecero ancora più intensi, rivelando cose che le parole non sarebbero state in grado di spiegare.

Solo una cosa avrei potuto desiderare interrompesse quello scambio di sguardi.

Arrivò.

Ci baciammo. Ci baciammo con un’intensità così sublime da farmi girare la testa, dandomi una nuova e più forte dipendenza, una dipendenza che somigliava alla disperazione.

Passammo tutto il giorno sdraiati sulla soffice erba della collina baciandoci e sorridendoci, senza niente che rompesse quel momento di folle perfezione. Nessuno dei due era pronto a lasciare l’altro, in una bramosia sempre maggiore di quei baci e quei sorrisi che mi facevano, che ci facevano, fremere e gioire.

Mi sentivo quasi come un cieco che vedeva il sole per la prima volta.

In effetti era proprio così: quell’uomo, il mio uomo, aveva portato luce in un mondo dove si poteva scorgere solo la prima luminosità dell’alba.

Se prima mi piaceva tutto della vita ora amavo solamente una cosa, ma quella dava senso e bellezza a tutto il resto.

Troppo velocemente il sole si nascose dietro i monti rimpiazzato da una luna piena più luminosa del solito.

Troppo presto ci dovemmo salutare.

Mi cinse i fianchi e con un ultimo bacio mi promise che l’indomani sarebbe ritornato a bussare alla mia porta per ripetermi quelle parole perfette unite al suono della sua voce.

Camminai svelta sui sinuosi sentieri che avevo percorso la mattina con l’uomo che era diventato il centro del mio mondo, ma senza di lui non mi sembravano più così belli e familiari; ma, in un certo senso, ero troppo emozionata per prestarvi attenzione.

Giunsi al fiume che mi divideva da casa mia, non avevo considerato che la notte aveva reso i sassi più scivolosi.

Non giunsi mai alla riva opposta.

Solo ora mi rendo conto di essere finalmente in grado di rispondere a quella mia domanda, alla domanda che mi ponevo raramente con la mente ma forse incessantemente con il cuore.

Solo ora so rispondere,  perchè solamente ora ho scoperto cosa fosse la vera felicità, ora che sono morta, morta felice nel giorno che ha dato senso a tutta la mia vita.

 

Racconto due: "Un re senza corona" by SuperEgoVsMe.

Normal
0
14

false
false
false

MicrosoftInternetExplorer4

/* Style Definitions */
table.MsoNormalTable
{mso-style-name:”Tabella normale”;
mso-tstyle-rowband-size:0;
mso-tstyle-colband-size:0;
mso-style-noshow:yes;
mso-style-parent:””;
mso-padding-alt:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;
mso-para-margin:0cm;
mso-para-margin-bottom:.0001pt;
mso-pagination:widow-orphan;
font-size:10.0pt;
font-family:”Times New Roman”;
mso-ansi-language:#0400;
mso-fareast-language:#0400;
mso-bidi-language:#0400;}

Cosa cercavo dietro quella porta?

Cosa mancava alla mia vita?

Io ero un re.

Lo ero, lo ero davvero.

Non avevo il blasone ma ero un re, lo ero.

Ero libero, libero di, libero da.

Libero da tutto, perfino da me stesso.

Controllavo tutte le mie pulsioni, io non ero le mie passioni, io avevo le mie passioni.

Passavo il giorno a mirare le stelle, la notte a pensare al bene e al bello.

Ero un asceta, perché ascendevo al pensiero e la mia carne, pur non curandomene, era sempre più piacevole; diventavo più bello, lo notavo, non volendolo, guardando la mia immagine riflessa nel fiume. Ma non me ne compiacevo, davvero.

Io non ero, non sono stato quasi mai, Narciso.

Sapevo bene che la natura mi aveva reso così; che nulla era di merito mio nel mio aspetto fisico.

Che il bello assoluto non esiste e che se pure esistesse è meno, molto meno importante del “mi piace”.

E io non piacevo a nessuno, non fino in fondo. Non come volevo io, almeno.

C’era sempre qualcosa che alle altre sfuggiva di me.

Un particolare che per me era il tutto; una parola che, nascosta, ribaltava il senso manifesto delle  mie frasi.

La verità: eccola. La mia superbia, quella che avevo imparato a sopprimere ora che ero diventato un re, esisteva ancora nei recessi del mio viso.

Era quel continuo non ritenermi degno di nessuna, che poi equivale a dire non ritenere degna di me, alcuna.

Eppure quella porta.

Non sapevo cosa ci fosse dietro, cosa celasse. Non mi sorgeva il dubbio che non celasse nulla, che fossi io a voler credere che imprigionasse qualcosa.

E mi attraeva.

Ogni giorno vi passavo davanti ed era sempre chiusa; ogni mattina, poco prima che il sole raggiungesse lo Zenith e ogni pomeriggio prima del Nadir (era quasi la mia costellazione in terra, la mia alfa ma soprattutto la mia omega), respiravo l’odore dell’erba davanti a quell’uscio, ascoltavo i rumori che provenivano da quella casa, cercando di indovinare chi, cosa, ci fosse dentro, chi si muovesse all’interno.

E non trovavo mai il coraggio di bussare, di aprirla, di oltrepassarla.

Era una porta rossa, lievemente ogivale, dall’arco quasi di sapore gotico.

Un arco che, ancora di più, mi imprigionava i pensieri, i miei pensieri sedotti dai simboli e dai simbolismi.

Dovevo sapere cosa c’era, lì, dentro quella casa, lì, sotto quell’arco.

Dovevo, dovevo, dovevo.

Irrazionalmente, io che non ero mai perdente davanti alla logica, sapevo che vi avrei trovato qualcosa di fondamentale per il mio cammino, per la mia vita.

E così fu: quando bussai deciso, tre volte, nel mio cuore quei tre tocchi corrisposero a novantanove, mi fu aperto.

“Chiedi e ti sarà dato.”

Così fu.

Mi fu dato, mi fu dato molto più quello che avessi mai immaginato, molto più di quello che i simboli potessero farmi supporre, molto più di quanto le parole scritte potessero insegnare, molto più di quanto i moti del cielo, dei nove cieli potessero mostrare guardandoli solo con i miei occhi, con le sovrastrutture della mia mente.

Quanto durò?

Non so dirlo.

Qui sulla terra pare sia stato un giorno.

Nei nostri cuori, nel cuore di quella perfetta creatura, perfetta perché era la mia metà, perfetta perché era il mio intero, nel mio cuore non è mai finita.

Eppure non posso dire di averlo capito subito, mentirei.

Sono cento anni che mi danno ma oggi che quella, questa, porta l’ho riaperta, invece di continuare a bussarvi contro, rabbioso, scoraggiato, disperato, offeso, umiliato, brutto, vilipeso, reso cieco, reso folle, lo so.

Ora lo so, lo capisco, ora che in quella casa sono riuscito ad entrare e per la prima volta nella mia vita, neanche con lei vi entrai, un errore di cui tutti noi abbiamo pagato le conseguenze.

Ora sento che la mia vita terrena, quella che come una maledizione si è dilatata fino a raggiungere tempi dalla durata inumana, può terminare.

Ora che sono sul suo letto, che sa ancora del suo sapore.

Come può essere dopo cento anni?

Può ben esserlo: il suo odore, il suo tatto, i suoi occhi sono dentro di me.

Lo sono sempre stati.

Ero stolto io, proprio io che sono sempre stato un re, prima di conoscerla, ma soprattutto dopo averla conosciuta, a non ravverdermene.

A non accettare che non fosse più fuori a fremere per il vento pungente e per i miei dolci baci.

A non capire che se avessi rinunciato al suo fantasma l’avrei raggiunta prima, l’avrei avuta per sempre.

Io che ero un re, io che sono un imperatore.

Io che ho amato, io che amerò per sempre.

La mia, la mia, la mia, la mia…

 

La porta, quella porta, questa porta, si aprì, volteggiando entrò una rosa, giovane, fresca, aulentissima, prese per mano il re, ormai con gli occhi spenti, e lo portò fuori.

Lui la seguì con tutte le ragioni, come un bambino segue un aquilone.

 

Advertising: entrambi i racconti sono opere originali, proprietà letteraria delle due autrici ogni uso non consentito sarà punito a norma di legge.


A breve i racconti saranno disponibili anche su www.unfabulouse.splinder.com.

 

Advertisements

Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
Questa voce è stata pubblicata in laboratorio letterario. Contrassegna il permalink.

27 risposte a Un bell’esperimento letterario 2-la vendetta.

  1. anonimo ha detto:

    Forse un piao di limature non ci starebbero male (detto da chi ha lo stesso vizio), ma il numero due osa di più.

    Però.
    Sebbene agli habitué il marchio di fabbrica non sfugga, è buona norma non firmare i componimenti, quando si richiede un voto ai lettori.

  2. anonimo ha detto:

    Quasi dimenticavo…

    Ad entrambe dico che mi è piaciuta l’idea di rendere omaggio ad un grande poeta.

  3. anonimo ha detto:

    Per me è difficile scegliere, dato il mio debole per ego, che notoriamente “lovvo”, giapponese a parte…
    Questa volta, però, mi schiero a favore di goodgirl92; molto bello il racconto, interessante ed incalzante la linea tenuta. Indubbiamente il lettore risulta preso dal ritmo, che la scrittrice riesce ad infondere anche ad una storia d’amore.
    Dai due racconti letti credo di poter dire che la capacità di dare forza alle parole e di mettere in condizione chi legge di entrare nel racconto e di sentirsene attivamente parte è una delle migliori qualità di goodgirl92. Brava!
    P.Z.

  4. anonimo ha detto:

    voto per la superego.
    ci vedo un che di molto profondo, anche se meno spontaneo rispetto alla goodgirl92.
    Complimenti ad entrambe, comunque. Leggendole mi sembra di conoscerle….
    Penso che questo sia il miglior rapporto che uno possa con uno scrittore…avere la percezione, la sensazione di conoscerlo, come fosse una parte di te.

  5. Motorumorista ha detto:

    Voto SuperL.
    Nessuno ha notato il congiuntivo mancante nell’incipit di goodgirl: “a volte mi chiedevo se ero…”?? Orrore: se “FOSSI”!!!
    Peccato, il racconto era bello.
    Baci.
    Carlà

  6. anonimo ha detto:

    eeeeeeh…questa volta il mio voto è per superego…sei riuscita a far tuo un sentimento espresso da un altro…non soltanto reinterpretandolo…ma vivendolo…sempre i miei complimenti anche a goodgirl…di nome e di fatto…brave ragazze 1 pari…si ricomincia…al prossimo racconto

  7. kirby ha detto:

    mmm sono indeciso, il primo è più spontaneo ma và poco nel profondo, . il secondo più artificiale ma meglio costruito….
    Ai punti dò la vittoria al primo per la semplicità e maggior fluidità 🙂

  8. anonimo ha detto:

    Pulcherrima, devi correggere l’indirizzo del blog della tua amica però.

  9. anonimo ha detto:

    (E’ il proxy eh.)

  10. anonimo ha detto:

    grande de andrè !!! bello il fatto di raccontare marinella dai 2 punti di vista…preferisco quello di superego che è un’interpretazione più libera,… ma complkiumenti anche all’altro racconto vche è scritto benissimo…S.

  11. anonimo ha detto:

    non siamo proprio imparziali, ma il secondo tocca le corde del nostro animo

  12. AsceMico ha detto:

    Concordo con Kirby, conkirbo con Cordo (scusate ma Ego si aspetta dei commenti arguti da me, dunque son costretto ad avventarmi su ogni cazzabubbola come un giaguaro) ma ai punti do la vittoria a Ego.

    Qualche considerazione? Mh vediamo… beh trovo il racconto di Goodgirl carino, ben scritto, superiore al precedente. Quello di Ego è più ambizioso, credo tratti grosso modo del binomio eros-logos (piaciuta?…devo confessare di averla letta nella quarta di copertina di Narciso e Boccadoro che ho comprato domenica… ma da qualche parte la si dovrà pur prendere, no?) e nel complesso ha colpito nel segno.

    Ok questo era per l’arguzia. Ma… se proprio devo essere sincero… in realtà ho votato Ego solo per la porta rossa leggermente ogivale. Eh scusa, ho fatto prevalere il logos per tutto il commento, dovevo pur scaricare l’eros in qualche modo!

  13. anonimo ha detto:

    200 punti per AsceMico 😉

  14. superegovsme ha detto:

    @Colui che deve essere nominato: sempre prezioso.
    @Pz: mitica, sempre e comunque.
    @ut.an 4: grazie! ma vi rendete riconoscibili, please?
    @Carlà: magari è licenza poetica! Grazie per aver votato. Hey SuperL mi piace da morire!
    @ut.an.6: grazie!
    @Ascemico e colui che deve: effettivamente Asce è un piccolo genio (l’orsetto ricchione era alla tua portatissima!!! ed è meglio della media dei romanzi prussiani!)
    @direi qualche Sò… voglio dire qualche Sys: brave!!!! ma siate più riconoscibili, visto che non commentate mai non riconosco i vostri I.P.
    VOTATE!!!!!!!!!

  15. ziosiddartha ha detto:

    goodgirl92.
    lievemente, sofficemente accompagna con molta umilà il suo lettore.

  16. NinaeRita ha detto:

    Aehm,
    buondì,
    interpellata, oso spuntare come un fungo e dir la mia 🙂

    Voto SuperEgo perché come già ha detto qualcuno la scelta del punto di vista del re è un grande atto di coraggio creativo. Però brava la BravaRagazza, che riesce a raccontare in maniera convincente perché diavolo una dovrebbe seguire rapita uno sconosciuto che bussa alla sua porta e che manco le dice una parola 😉

    (Ma soprattutto volevo comlimentarmi per l’idea del contest, che è un bellissimo omaggio davvero).

    Rita

  17. anonimo ha detto:

    mi paleso: S. = so’ min….noto rileggendo che ti sei divertita parecchio a rivederti nel re….bene bene so’..mi dispiaccio di nn averlo notato tanto la prima volta…me meschina avrei approfittato con qualche commento più arguto!!!! ps nella mia infanzia “ma un re senza corona e senza scorta…” è sempre stato “Maurel senza corona e senza scorta..” da allora è un nome a cui sono molto affezionata, Maurel… beso

  18. anonimo ha detto:

    Ho letto ma voglio rifletterci un po’ su… (suspance)

  19. paulstrife ha detto:

    uhuh la sfida comincia a farsi piu` accesa, e difficile scegliere ma stavolta do` il mio voto a goodgirl92. c’e` stato un netto miglioramento rispetto al primo racconto e mi e’ piaciuto molto il suo racconto, non sara` molto profondo nelle parole ma descrive i gesti.. gesti che io sogno di fare, come l-abbracciare il baciare che comunque trasmettono cose quasi indescrivibili ^^ complimenti anche a ego-san!

  20. superegovsme ha detto:

    @zio: ogni scrittore è umile perché sa che tutto ciò che dice è già stato detto meglio di quanto lui possa dire.
    @Rita, davvero contata di vederti qui: mandami anche Nina. Siete un tajo ragazze (e non di vene!!!!)
    @Sys min: avevo intuito fossi tu. Sta storia di Maurel è meravigliosa come tu sei, credetemi se solo la conosceste. Hai sentito ci hanno consigliato di leggere di Vian, tu conosci? dobbiamo comprare, ehi oggi parlavo di te: ti devo portare in un posto.
    @Cuccio-chan: penso sempre a te! bacerai, abbraccerai, in una parola… vivrai!
    @Peppe: dai attendo!!!
    Grazie e…. VOTATE!!!

  21. anonimo ha detto:

    In verità, a mio avviso, nessuna delle due narrazioni ha colto nel profondo il dramma della storia raccontata nella canzone. Il primo racconto si è concretizzato in una descrizione dell’amore che poteva essere incollata a qualunque altra vicenda amorosa; il secondo ha dipindo il fatto di una sorta di pietismo verso un re che tale non è ma solo un balordo odioso. Nessuna delle due narratrici ha dato voce, invece, dalle profondità del freddo fiume della morte, a quella povera ragazzina di 16 anni uccisa e violentata da un essere che essere umano non può essere definito. Una ragazzina che ha ricevuto una vita di merda ed una morte di merda. Dunque posso concludere che entrambi i racconti indubbiamente sono ben scritti: delicato il primo, sofisticato il secondo. Ma sul piano emozianale nessuno dei due ha toccato le mie corde intime. Quella della canzone non era una storia d’amore, ma una storia della cattiveria dell’uomo. Dunque, non volendo esprimermi su quale dei racconti a mio avviso sia scritto meglio, mi limito a riferire che nessuno dei due ha lanciato il messaggio che mi sarebbe piaciuto ricevere.

  22. superegovsme ha detto:

    @Ultimo commentatore: in verità il nostro intento era leggere la storia di Marinella come una storia d’amore. Sono stata io stessa a dare alla mia opponente questo indirizzo: parlare dei sentimenti che si possono intuire nei versi di De André, anche perché devo ammettere che solo ora apprendo il significato che Faber vi voleva dare. Per me é sempre stata una storia d’amore, e il re semplicemente un povero diavolo innamorato…
    Sono un po’ scossa al momento.
    Ma per me Marinella è ancora una vittima della necessità.

  23. goodgirl92 ha detto:

    grazie a tutti per aver votato…
    comunque la canzone è stata si ispirata dalla morte di una ragazza dalla vita difficile, ma appunto perchè l’autore non poteva restituirle la vita allora ha deciso di cambiarle la morte regalandole una storia d’amore…
    smakkissimi

  24. anonimo ha detto:

    …ci ho pensato a lungo e…voto goodgirl!Narrazione fluida e scorrevole,le sue principali qualità!Il racconto di Ego mi pare più “lontano” dal lettore,troppo costruito.

  25. anonimo ha detto:

    Devo ammettere che il primo mi ha colpito molto: triste, malinconico ma non struggente.

    Peppe

  26. poverofranco ha detto:

    sebbene faber si rivolterà nella tomba per entrambe le interpretazioni, la versione di marinella mi ha emozionato di più, sebbene più semplice……

  27. superegovsme ha detto:

    @Goodgirl sulla vexata quaestio: hai ragione mi sono documentata ed è così!
    @Anonimo: mi spiace davvero di esserti sembrata costruita, è un appunto che mi colpisce cercherò di migliorare perché è una delle cose più gravi che si possa fare “essere costruiti” nell’espressione artistica. E io, stupidamente, non ritenevo affatto di esserlo, né di esserlo stata in questo caso: l’ho scritto così di getto. Migliorerò.
    @Peppe: grazie, sei sempre molto gentile, partecipi sempre.
    @PoveroFranco: una parola carina per tutti, eh! Ma c’era da apettarselo! Scherzo baci bà e grazie di aver votato. Commenta più spesso.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...