E non è un condominio minimo (cit.)

Tre parole, tre
e digitate,
portate ai miei occhi dal freddo silicio e da chissà quale altro materiale,
non conduttore di emozioni.
Ma forse le sensazioni non hanno bisogno di vettori,
sono il Mercurio di se stesse,
forse vibrano da cuore a cuore,
distanti anche qualche kilometro nello spazio,
distanze irrisorie per la mente.
Ma il cuore poi ha mente,
o semplicemente a volte mente?
Il tuo non mente mai neanche quando diceva frasi sconclusionate,
cioè spesso, come la mia bocca,
perché una cosa sacrosanta è stata detta:
…"e io e te siamo simillimi!"
con rabbia, con sconforto,
con tutta la tua enorme, sconfinata dolcezza
di cucciolo di grande uomo,
di grande uomo e basta.
Se potessi farti entrare nelle mie mani,
sentiresti le carezze che vi sono celate solo per te,
carezze di una mamma al figlio (di una mamma, bada, di una mamma),
quelle di un’amica,
quelle di una sorella,
quelle di donna che freme, sì anche quelle.
Così è.
Anche quelle.
Ma anche.
Le tue parole viaggiavano nell’etere fulminee,
perché forse da quelle agili dita ti sono quasi sfuggite,
ma mi "son scoppiate, all’improvviso, all’improvviso"
e sì, alle due del mattino sono andata a trovare i signori Rossi del sesto piano,
e lì mi trovo ancora un po’, se vogliamo (se tu non vuoi).
Come quando: "Resta, ti prego, due minuti ancora…" lirica e senza ritegno.
"Anche di più se vuoi…" "Allora di più, tanto di più…"
ma forse era il sentimento dell’altro non tanto, non tanto di più ma…
eppure il per sempre noi già l’abbiamo,
volenti o nolenti,
in quel parco che non è un condominio minimo,
che parole deliziose,
in quel titolo che forse userò (forse perché chissà se ce ne sarà occasio),
in queste centinaia di poveri versi che si affastellano sotto le tue linee nere,
in quelle ore di parole arrovellate,
in quei ricordi non ricordi di quando eravamo sconosciuti,
perché siediti, Jude, non lo siamo più.
Non lo siamo mai stati.
Eravamo prossimi, prossimi, prossimi chissà dove, chissà quando.
Il perché lo so già.
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Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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Una risposta a E non è un condominio minimo (cit.)

  1. Veralios ha detto:

    I tuoi versi sono avvolti dallo struggente profumo d’una quotidianità violata, d’un aspirazione alla dolcezza che – pur fra mille difficoltà – sembra non avere mai fine.

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