Un bell’esperimento letterario 3: a new fiend.


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Ecco che il certamen letterario si arricchise di un nuovo e vigoroso opponente! Facciamo entrare (rullo di tamburi): Kirby!

Kirby è una giovane promessa della scrittura, un coetaneo conterraneo con il quale mi batterò senza esclusioni di colpi.

Come mi era stato suggerito, i racconti, per non influenzare il pubblico votante, che spero sia numeroso, sempre più numeroso (Votate e fate Votare), non saranno firmati.

Il tema scelto per questa tenzone è un tema che io sento molto: la Rosa Bianca, quell’organizzazione di resistenza al nazismo ideata da un gruppo di studenti universitari di Monaco di cui ho brevemente parlato qualche post fa.

I membri della Rosa Bianca erano dei disobbedienti contrari alla violenza, che pagarono con la loro vita la lotta contro il regime.

I libri di storia ne parlano poco, allora ne parliamo Kirby ed io.

Per chi ne volesse sapere di più oltre alla sempre buona come base di partenza (funzionale per incuriorsi) wikipedia, consiglio anche il sito www.olokaustos.org .

Buona lettura e votate numerosi; come sempre, si può votare attraverso i commenti.

Le votazioni si concluderanno domenica 15 febbraio alle 24.

Che inizino le danze!

 

Racconto 1: "Sophie, solo Sophie, Sophie non è sola."

 

Ancora, ancora.

Ancora ritornano, ancora latrano, ancora… fanno quello che ritengo opportuno, necessario, quello che ormai gli piace fare.

Avevo sentito arrivassero a picchi estremi di sadismo, di violenza, di disprezzo per gli altri ma non credevo sino a tal punto, no, non ci credevo.

Anche se erano mesi ormai che a questo mi preparava mio fratello, il mio Hans e gli altri nostri compagni: loro erano stati anche al fronte, loro avevano visto, loro avevano sentito le grida di dolore spegnersi e trasformarsi in lievi singulti, in smorti sospiri.

Per questo non voleva, non lo voleva affatto, aveva fatto di tutto per dissuadermi a non entrarvi, non voleva Hans che io diventassi un membro della nostra associazione. Perchè tutti noi sapevamo che sarebbe finita così. C’era da stabilire solo chi e quando.

Siamo stati noi, i primi, spero gli unici.

La Gestapo era sulle nostre tracce da giorni ormai. Hans ed io abbiamo deciso ieri notte l’ultima disperata azione: andare all’università e lanciare le nostre “foglie”, lanciarle al vento, sperare che quel vento diventasse tempesta.

Eravamo pronti a tutto.

La cosa sotto sotto a me eccitava anche un po’.

Un sacrifizio estremo o l’inizio della fine dell’orrore.

Hans, come al solito, voleva andare da solo ma quando mi guardò negli occhi prima di uscire, capì.

Finalmente.

Seppe la verità.

Il dolore è fortissimo ma quasi non lo sento.

Vedo tutto quello che mi fanno, il mio corpo ovviamente lo percepisce ma ho due occhi che mi guardano e una mano sulla mia spalla, la Sua mano, i Suoi occhi e a tratti, quanto sto per invocare un blasfemo perdono, il Suo sorriso quello che mi dà la forza di andare avanti.

“No, questo, no, ti prego.”

“Sophie, sarà presto finito tutto. Resisti.”

Resisto.

“Ma allora anche tu?”- mi disse guardandomi meravigliato ma orgoglioso.

“Sì”- solo questo dissi e ci abbracciammo.

Erano anni che ero sveglia, in realtà. Mi svegliai proprio grazie a lui, al mio Hans.

Era il 1937, lo vennero a prendere.

La sua accusa: essere in contatto con un’associazione giovanile non nazista.

Questo il crimine.

Lo vennero a prendere e fu come se li vedessi, per la prima volta, per quello che erano, i nazisti. In casa nostra il regime era sempre stato esecrato, anche papà aveva avuto problemi per le sue opinioni, ma vederli in azione su mio fratello me li restituì per quello che erano.

Degli invasati, agiti da chissà cosa, da convinzioni non convinzioni, da idee senza logica ma perversamente seducenti per loro e per tanti altri.

Percepii in quel solo momento- e fino in fondo- cosa ci fosse dietro quei falsi ideali, sotto quelle divise impeccabili, oltre quegli anfibi lucidissimi: il nulla o forse, meglio, la negazione del tutto.

Negli ordini urlati, nella loro brutale tracotanza, nella loro assenza di calore.

Il freddo addosso, quello mi ricordo del loro arrivo, la sensazione di acqua stantia, di umidità: era qualcosa oltre la paura, era il sentimento del vedere qualcosa che travalicava, e verso il basso, l’umano.

Eppure Hans era lì, fermo, e mi sorrideva: “Non è niente, Sophie.”

Anche se era tutto.

Allora sentii che in lui qualcosa era cambiato: i suoi occhi profondi brillavano, quasi scintillavano, di una luce che poteva essere tante cose, anche follia.

Ma non lo era, lo capii subito.

Era altro.

Pregai per avere quell’altro. Dopo alcuni mesi arrivò anche per me.

Ed era solo il 1937, tante altre cose sarebbero dovute succedere, o meglio non avrebbero dovuto accadere.

Ma accaddero.

Io ero sempre lì, non collaboravo, nei limiti del possibile, ma sapevo di non fare abbastanza per il mio popolo, per la mia nazione, per la mia coscienza, per LUI.

Ero tremendamente insoddisfatta. Quando un giorno incontrai un giovane.

“Eccoti, Sophie, finalmente.”- mi disse.

Il suo volto era stranissimo; era un mio coetaneo eppure la sua espressione era da uomo maturo, i suoi occhi erano ridenti e magnetici, lievi e severi contemporaneamente; severi di una severità senza amarezza, d’una severità dolce.

“Chi sei?”- gli chiesi.

“Un tuo amico, un amico di Hans.”- le mani dolci mi presero e mi portarono per le strade di Monaco.

Parlammo per ore.

Mi spiegò il perché della serenità di Hans che negli ultimi anni, nonostante tutto, era sempre cresciuta.

E io compresi.

Mi disse della “Rosa”. Disse che io dovevo sapere e fare quello che pensavo fosse giusto, ma che lui non mi chiedeva nulla. Che c’erano tante cose che potevo fare, non necessariamente quella. Che quello che facevo era già tanto. Ma che lui vedeva nel mio cuore un mare agitato, dell’insoddisfazione che voleva si placasse.

Io rimasi entusiasta di quello che Hans e gli altri avevano creato, li conoscevo quasi tutti i ragazzi e non avevo mai pensato nulla di simile. Volevo aiutarli, a tutti i costi.

Il ragazzo si fermò.

“Perché lo vuoi fare? Per chi lo fai? Forse per te stessa?”- i suoi occhi dardeggiarono, era implacabile.

Il fiato mi si mozzò in gola, tanta forza in un solo momento, in un solo sguardo, le mie certezze vacillarono ma poi seppi cosa dire: “Lo faccio perché è giusto.”

Mi sorrise, prese la mia mano e disse: “Se questa è la tua strada, figlia, che ti sia lieve. Io sarò con te, sempre. Non dovrai chiamarmi.”

“Ciao Immanuel.”- gli dissi, così si voleva fare chiamare, e in un momento…

Non lo rividi mai più, fino ad oggi. E fino ad oggi avevo creduto che quell’impressione fosse stata solo una fallacia, un momento di esaltazione.

Ora so che non è così.

Questi ricordi mi devono aver fatto perdere nella mia mente, se adesso mi ritrovo, bambola di stracci, dinnanzi ad uno scranno.

Oltre questo una giuria che mentre dibattiamo già scrive la mia, la nostra, sentenza a morte.

Parlano anche di Christoph, perché?

No lui, no, Ti prego, perché?

Crollo e quel giudice, ma si può usare questo termine per lui?, crede che lo faccia per la sua violenza.

Non è così, mi spiace non mi spaventi.

Ma di nuovo Lui. Dietro le spalle di Freisler, perché guardandolo veda in realtà Lui.

Non riesce a sorridere soffre con me.

La Sua sofferenza mi distrugge più di tutto.

Ma so che finirà, che finirà presto.

Ecco che non sento più niente, più niente, più niente.

Non sento, non vedo, non…

Ma sono.

Siamo altrove.

La fine.

Ma io non ho paura, “Sei Tu qui con me, vero?”

“Sono con te e tu sarai con me.”

“Hans so tutto, di te, degli altri, della “Rosa”, oggi ho incontrato Immanuel, lui mi ha spiegato tutto.”

“Sophie ma di cosa parli, tu non sai niente. E poi, non c’è nessun Immanuel con noi. Chi era? Che ti ha detto? Forse era un agente provocatore?”

“Non credo, non credo affatto. Ma non ha importanza. Io voglio…”

Ecco in questa discussione non ci capimmo, in quella discussione che probabilmente decise il corso delle nostre vite, ma prima di uscire da quella porta con in mano gli ultimi volantini della “Weisse Rose” sentimmo entrambi che c’era qualcosa oltre il nostro amore che ci legava: un amore più grande. Quello per il quale anche la morte ci sarebbe stata dolce. 


 

Racconto 2: "La Rosa Bianca"

Arturo e Rebecca stavano camminando davanti l’università di Monaco.
“ Qui una volta hanno decapitato una ragazza perché aveva gettato dei volantini dall’ultimo piano”
Disse la ragazza.
“Come ? Ma cosa dici?” Domandava lui colto di sorpresa.
“Certo l’hanno torturata per 4 giorni e poi l’hanno condannata a morte.” affermava lei con sicurezza.
“Ma non è possibile!”
“Credimi è così, si chiamava Sophie Scholl.” Rebecca pronunciò quel nome con il suo spiccato accento tedesco.
Arturo era invece italiano; per potersi comprendere parlavano in inglese.
Due adolescenti che passeggiano per Monaco. Lui rasato con gli occhi e la carnagione chiara del Nord-Est Italia e lei del Sud della Germania con i capelli rossi e la pelle bianchissima.
“Faceva parte di un organizzazione chiamata la Rosa Bianca.”
“Quando è successo?”
“Nel 1944.”
“Ah all’epoca della guerra.” disse Arturo smorzando la sorpresa, cominciando a raccapezzarsi.
“Sì, precisamente.” rispose la ragazza annuendo.
“Che cosa c’era scritto su quei volantini ?”
“Invocavano il popolo tedesco di ribellarsi alla dittatura, citavano scrittori celebri e cose simili…”
“Un’associazione tedesca che si ribellava? Com’è possibile? Hitler infiammava le masse , tutti erano suoi sostenitori, la Germania era La Nazione.”
“Credi che la cosiddetta Resistenza sia avvenuta solo in Italia? Anche qui ci sono stati episodi di ribellione popolare, seppur in maniera più blanda dato il controllo sul popolo molto più capillare e una resistenza armata era impossibile in quelle condizioni”.
“Con dei volantini credevano di cambiare qualcosa?”
“ Se non puoi usare la violenza, quello che ti rimane sono le parole, i tuoi gesti. Loro avevano usato la disobbedienza come mezzo d’espressione.”
* * *
Arturo era pensieroso Non riusciva a capire cosa poteva spingere a tanto. Lasciava scorrere la sua stecca da biliardo sulla mano per colpire il boccino bianco. Nella sala da biliardo si allenava da solo per il torneo e contemporaneamente rimuginava sulla Rosa Bianca e su quella ragazza.
Era sempre stato convinto che tutto il popolo tedesco avesse adorato il grande dittatore e invece c’era qualcuno pronto a rischiare la vita per diffondere delle idee.
“Devo capire, cercare di capire”. Ripeté a se stesso.
Un rumore secco interruppe i suoi pensieri; aveva steccato, il pallino bianco fece un’improbabile traiettoria e ruotò su se stesso.
“Dannazione.”
In gesto di stizza lanciò la stecca lontano, poi inforcò la porta d’uscita sotto lo sguardo sbigottito dei presenti.
“Calma, ci vuole calma, altrimenti mi gioco il torneo.” iniziava a pensare, vagabondando per la città.
Prese un autobus per andare all’università di Monaco, ma poi cambiò idea e scese quando vide un internet point.
Cercò informazioni sulla Rosa Bianca e scoprì tra le altre cose di un film sul tema. Lesse la testimonianza di uno degli ultimi superstiti dell’ambiente, in cui era nata l’organizzazione. Trovò il testo dei volantini distribuiti per posta, lasciati negli elenchi telefonici, lasciati in luoghi pubblici.
Parole di passione e concetti gonfi di ideali. Valori per i quali si può anche sacrificare la propria vita. Lesse la biografia di Sophie Scholl, c’era anche la risposta che diede al suo interrogatore quando le chiese se non si vergognava per le sue azioni e lei rispose : "No, al contrario ! Credo di aver fatto la miglior cosa per il mio popolo e per tutti gli uomini. Non mi pento di nulla e mi assumo la pena!".
Arturo infine vide una sua foto in bianco e nero: Testa abbassata di profilo , una espressione riflessiva e intelligente, capelli neri e corti e la pelle bianca. Col senno di poi ebbe una terribile sensazione di disagio nel guardare quella foto .
* * *
Rebecca aprì la porta del suo piccolo appartamento e vide Arturo a guardare la tv nella penombra.
Quando gli passò davanti, lui spense il televisore e disse : “Quando mi raccontasti della ragazza dei volantini lo facesti con delle chiare intenzioni, vero ?”.
“Come scusa?”
Il ragazzo, benché fosse di spalle avvertì la sorpresa di lei. “Non mentirmi, passammo davanti l’università per decisione tua.” Era serio nel parlare Arturo, scandiva molto bene quelle parole.
“Volevo verificare delle mie sensazioni” rispose lei con tono pacato.
“Quali sensazioni scusa ?” Arturo si voltò verso di lei.
Rebecca sospirò debolmente e dopo un attimo di silenzio parlò: “ Vorrei innamorarmi di te, ma i tuoi ideali tengono a freno il mio cuore. Sei razzista , hai imboccato la strada dell’intolleranza, credi in falsi valori, che hanno solo creato sofferenze all’umanità.”- la sua voce cominciò a farsi tremante- “ Non puoi capire come si viva sotto un regime nazista; ho ascoltato commossa i racconti di persone che hanno vissuto quelle cose sulla loro pelle”.
Arturo si voltò nuovamente ritornando nella posizione originaria. Stringeva i pugni confuso.
“Hai accettato di ospitarmi, anche se pensi questi di me, perché?”
“ Ho fiducia, c’è qualcosa in te che mi spinge ad andare avanti, hai risposto bene alla mia verifica.”
“Non sono un topo da laboratorio a cui puoi fare i tuoi test!” rispose leggermente stizzito.
“S-scusa.” La ragazza aveva detto tutto quello che voleva dentro di sé e ora si sentiva stanca ma leggera. “Ora che lo sai puoi anche andar via per preparati più serenamente al torneo.”
Confuso il ragazzo disse: “Ieri ho raccolto informazioni sulla Rosa Bianca …”
Strozzò leggermente le parole e fece un respiro: “Credo che rimarrò qui, voglio vedere come finisce questa verifica.”
Rebecca, commossa, si lanciò ad abbracciarlo da dietro .
Lui si voltò a guardarla : “ Per caso sei imparentata con Sophie Scholl?”
“No, ma è la mia eroina”. Sorrise

La proprietà letterarie ed intellettuali delle due opere è dei rispettivi autori (Kirby e SuperEgoVsMe) ogni uso, copia o diffusione delle opere non preventivamente consentito dagli autori sarà punito a norma di legge.

Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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22 risposte a Un bell’esperimento letterario 3: a new fiend.

  1. anonimo ha detto:

    9 per il primo racconto “DELIRANTE”
    6 e 1/2 per il secondo “PUNTUALE”

    by “infervorato”

  2. capeua ha detto:

    Due lavori molto diversi, da scrittura più cinematografica ed asciutta il secondo e che mi aveva, in parte, convinto per quello inizialmente. Ma un leggero sentore pedagogico che nell’evoluzione del personaggio maschile sembra fuoriuscire dai limiti dello stesso , mi fa propendere nella mia “scelta” per il primo racconto, più classico nella scrittura e nella messa in scena del dramma.Anche se qualcosa lo rende debole nella forma del finale, ma non del finale..

  3. anonimo ha detto:

    Io preferisco il racconto numero 1.
    Lo trovo avvincente e convincente!
    complimenti all’ autore!

  4. zaahr ha detto:

    Prima di esprimere la mia preferenza, vorrei far presente che a mio avviso entrambi i lavori sono un po’ brevi per un simile soggetto. Magari, con un maggior numero di righe a disposizione, tutte e due le storie ne avrebbero guadagnato in scorrimento e limpidità di esposizione.

    Ciò detto, aggiungo che il primo, con la sua scrittura in prima persona e i periodi concisi (per non dire ermetici), è tra i due quello forse di maggiore impatto. Eppure, un vago disordine espositivo di fondo mi ha impedito di immergermi appieno in esso.

    Nel secondo, invece, quella narrazione lineare che secondo i canoni della scrittura web potrebbe essere definita un po’ obsoleta, sviluppa una storia piacevole, la quale non si dedica al soggetto se non tramite una sorta di monito-richiamo, che dal passato si affaccia sul presente; il macrocosmo della storia che s’insinua nell’intimità del micorcosmo adolescenziale.

    Insomma, due racconti tutto sommato complementari, ma di cui trovo il secondo, a differenza del primo, quello che meglio si regge sulle sue gambe narrativo-digitali.

  5. Manoli ha detto:

    complimenti a kirby 🙂

  6. mConn ha detto:

    Nonostante qualche lieve inceppo sintattico e una costruzione del testo un po’ affaticante per la lettura, voto per il primo, che ha più consistenza e rende il lettore più empatico nei confronti del tema che avete scelto…

  7. illettorefacial ha detto:

    Bel racconto il numero 1. Bello anche il 2. Tuttavia voto il numero 2, ho trovato interessante, molto interessante il far rivivere il racconto della rosa bianca nei nostri giorni. Una piccola critica, ho trovato banale sottolineare il fatto che Arturo sia del Nord-Est, come se lì fossero tutti nazi. Sarebbe stato meglio evitare di indicare una provenienza precisa.

    Molto emozionante anche il racconto numero 1, tuttavia non posso non sottolineare, poichè siamo in una tenzone letteraria e anche la forma, la sintassi e la grammattica sono fondamentali per esprimere un giudizio, un errore che non mi va giù: ” meglio non avrebbero dovuto accadere”. I verbi volere, dovere e potere hanno come ausiliario essere o avere a seconda del verbo che reggono. La frase corretta era: non sarebbero dovute accadere. Si dice infatti “sono accudute” non “hanno accadute”.
    Scusate la pignoleria.

    LF

  8. anonimo ha detto:

    Secondo me uno dei due racconti è della Laureata!

    AvvocatoArguto nonchè Fulminedi guerra e Hacker di un certo livello

  9. superegovsme ha detto:

    Tu sei il mio unico, vero e sacrosanto mito!

  10. M4dH4tt3r ha detto:

    Tra i due preferisco il secondo, ma solo perchè il modo di scrivere (e descrivere) la storia è più scorrevole e pratico.
    E un complimento a entrambi per la scelta del tema!

  11. goodgirl92 ha detto:

    io voto il secondo…
    a mio modesto parere è più chiaro…
    bacissimi

  12. anonimo ha detto:

    voto il primo perchè m’è piaciuto di più.

  13. GypsyGirl ha detto:

    ue racconti completamente differenti sia nello stile di scrittura, sia nella narrazione. L’uno è il susseguirsi dell’altro quindi è un pò difficile valutarli… In ogni caso ho preferito l’intensità con cui è stato scritto il primo racconto (anche se a tratti cnfusionario). Complimenti ad entrambi invece per aver affrontato il problema storico.

  14. anonimo ha detto:

    Due lavori completamente diversi stlisticamente. Il primo senza dubbio più intenso, il secondo più scorrevole.
    Premierei il secondo anche perché, come giá scritto in un precedente commento, è ‘molto cknematografico’.
    peppe

  15. Xantia83 ha detto:

    Nel primo racconto si cerca di mantere alto il pathos, con una scrittura enfatizzata, fortemente asindetica, spesso inutilmente ripetitiva. Non mancano espressioni riuscite ed immagini efficaci, però tendono a perdersi in una generale mancanza di chiarezza, soprattutto nei passaggi da un piano temporale ad un’altro. Si sente la sensibilità nella mente di chi scrive ma questa non sempre riesce ad essere espressa, intorbidita da formule a volte banali e preconfezionate. Per una buona scrittura bisogna saper dominare i sentimenti che si descrivono e non essere dominati da questi. Inoltre ci sono alcuni errori grammaticali…

    Il secondo è molto più asciutto, equilibrato. Lascia che sia la storia stessa a raccontarsi, senza eccessi. Il distacco da ciò che si racconta è spesso il modo migliore per rendere efficace un racconto. Inoltre la scelta della contemporaneità implica l’idea che un fatto storico importante abbia rilevanza nella coscienza e nelle scelte di un individuo, il che non è male. Perciò se devo scegliere preferisco il secondo.

  16. anonimo ha detto:

    Voto il secondo.Uno stile asciutto ed efficace credo sia lo strumento più adatto per arrivare al cuore del lettore.
    Il primo non mi è piaciuto perchè trovo che le continue ripetizioni,che pur vogliono enfatizzare quanto raccontano, appesantiscano il tutto.
    I miei complimenti ad entrambi per l’iniziativa,raramente si concede la giusta attenzione a questi temi.

  17. Miriskussnika ha detto:

    Il primo è un pò difficile da seguire, in alcuni passaggi vedo un pò di “presunzione linguistica” ,che poi però non è supportata perchè ci sono un paio di errori sintattici. Inoltre non lo vedo molto bene come racconto isolato, però è comunque molto originale, l’idea di fondo è ottima, lma a ri-svilupperei.

    Il secondo invece è più preciso, sia a livello di linguaggio che di storia, è esplicativo. Forse un pò troppo accademico, ma nell’insieme lo preferisco…Quindi voto per il secondo…

  18. ladymail ha detto:

    Innanzi tutto complimenti ad entrambi, non era un argomento semplice, seppure interessante! Forse se mi fossi informata di più riguardo avrei capito meglio alcune cose del primo racconto, non solo per questo però il mio voto va al secondo.

  19. ginoelalfetta ha detto:

    Il primo. Vince nel confronto ma non in assoluto.
    l’idea è buona ma ho trovato un po’ contorto il modo in cui è stata resa.
    Si certo, si tratta di uno stile volutamente confuso ma un po’ troppo per i miei gusti: sono stata costretta a rileggerlo due volte per capirlo completamente.
    Sarebbe bene che gli scrittori si immedesimassero anche nei loro lettori, smettendo di scrivere periodi improponibilmente complessi e optando per stili altrettanto profondi ma più accessibili (vedi goodgirl92).
    Per quanto riguarda il secondo mi dispiace ma non mi è piaciuto per niente, tanto la trama quanto lo stile, decisamente più chiaro dell’altro ma poco incisivo.

  20. anonimo ha detto:

    voto per il secondo.
    il primo l’ho letto, ma è troppo contorto per me.

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