Dandini senza contratto, Rai senza vergogna.

Quando si parla della televisione pubblica italiana negli ultimi anni si sentono – e si dicono – sempre le stesse parole: lottizzazione, politicizzazione, persone non gradite, mancanza di contraddittorio, faziosità, canone pubblico.
Il bello è che queste parole, che oramai assomigliano sempre più a vuoti stilemi, assumono, prodigiosamente, un significato opposto a seconda di chi li pronunci.
E così, quasi per magia, a sentire il PDL – o quel che ne rimane – la Rai è un branco di comunisti che fanno uso privato e propagandistico del mezzo pubblico, appena arginati da dirigenti specchiati ed equidistanti come il più indifferente dei bypartisan; di diverso avviso gli esponenti della sinistra – o quel che ne rimane, in questo caso diciamo che ne rimane moltissimo, anche troppo, visto che più che un solo partito sembrano cinquanta, una specie di demenziale offerta convenienza "voti uno e prendi 5"- per i quali la Rai è imbavagliata, costretta ad una continua retrocessione nella concorrenza contro le reti Mediaset, stoicamente vincente nonostante gli ostacoli e le pastoie nelle quali è volontariamente ed artatamente messa.
Come sempre in Italia, "la situazione è grave ma non è seria", nel senso che, purtroppo, una risata scappa sempre quando si sentono fare certi discorsi senza senza senso, quando si sentono affermare verità assolute ed incontrastabili che giustamente, proprio in virtù della loro assolutezza, vengono capovolte dall'interlocutore successivo.
Dico purtroppo perché questo benedetto senso di cogliere il ridicolo, endemico nel popolo italiano, ha sì permesso, probabilmente, che non scendessimo tutti in strada Dio solo sa a fare cosa, ma, d'altro canto, ci consente di spostare il nostro senso dell'indignazione un po' più in là.
Questo ha reso possibile, così a mero titolo esemplificativo e parlando esclusivamente di Rai: che Minzolini facesse scempio di uno dei maggiori Tg del paese senza che se ne parlasse più di tanto, nonostante richiami formali e sanzioni dall'Authority; che Santoro e la sua trasmissione da oltre quattro milioni di spettatori diventi ogni anno un caso; che attrici, attricette, produttorucoli etc di dubbia capacità vengano messi in trasmissioni e produzioni più o meno oscuri e dal destino in termini di audience già segnato, in quanto amici del potente di turno; che le principali trasmissioni di approfondimento politico venissero bloccate quando? ma durante il periodo elettorale, bien sur, cioè, in sostanza, quando dovrebbero servire maggiormente; che le stesse trasmissioni di approfondimento non potessero andare in onda quest'estate, anche a titolo episodico, per spiegare come cazzo mai il co-fondatore del più grande partito del paese, espressione, tra l'altro, della maggioranza parlamentare e della maggior parte dei ministri del governo, venisse cacciato (o uscisse, a seconda delle preferenze) dal suo partito, o aspetto ancora più interessante, cosa significhi che il Premier richieda le dimissioni del Presidente della Camera e perché questa sia una totale assurdità in tema di diritto costituzionale.
Un bel risultato, insomma, perché alla fine della fiera anche quei pochi, che ste robine qua le notano, non fanno altro che rimuginare tra sé e sé per qualche giorno e poi passare alla prossima indignazione serenamente (e tra questi, sia chiaro, mi ci metto anche io).
Fatta questa breve (  ) premessa, quello che volevo dire con questo post, la cosa di cui vorrei farvi indignare oggi è l'assenza di contratto per Serena Dandini e tutto il suo staff per la nuova stagione di "Parla con me", il fortunato programma di Rai3 che, oramai da sette anni, incontra un significativo successo di pubblico, mantenendo, comunque, un livello qualitativo decisamente alto.
Perché indignarsi per questo, direte voi? Chissene, in fin dei conti…
Al contrario, dovrebbe fregarcene eccome.
In queste situazioni il punto non è tanto se la trasmissione in oggetto piaccia (quella della Dandini, così come AnnoZero, così come in passato "Primo Piano", il cui spazio, per ironia della sorte, l'anno scorso fu riempito proprio da "Parla con me"), quanto piuttosto se sia una trasmissione di successo e dai contenuti redazionali validi.
La Rai è un'azienda, sarebbe quindi auspicabile che cercasse la rincorsa dei propri guadagni; essendo però finanziata anche grazie al canone (che in sostanza si traduce in una tassa) che tutti i cittadini sono tenuti a pagare, chiaramente rispetto alla TV commerciale dovrebbe sempre mantenere un minimo di validità contenutistica.
Ora possiamo forse sostenere che "Parla con me" non risponda all'una o all'altra caratteristica?
Direi proprio di no.
Eppure, come con tutte le trasmissioni non gradite (e qui non si parla solo di non essere preferite da Berlusconi, voglio credere – e in certo senso mi auguro – che il problema sia un po' più complesso di così), la Rai applica il suo solito schema: alla chiusura della precedente stagione iniziano i rumors che non si sa se verrà riconfermata, le voci si susseguono, partono le smentite, poi si dice che si farà, poi partono gli spot, poi vengono bloccati gli spot, poi si fa melina sulla firma dei contratti.
Ma insomma e che miseria. Ma lo dico davvero di tutto cuore, eh.
In virtù di questo giuoco giuoco, siamo al 25 settembre. Il 28 dovrebbe partire la trasmissione e, né la Dandini, né gli autori, hanno il loro contratto.
E dire che c'è stato un bel CdA proprio in settimana, ma non c'era il numero legale di consiglieri per votare.
Bene, bravi, bis. 

PS: per un mero segno di solidarietà alla questione su faccialibro andate pure qui

Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
Questa voce è stata pubblicata in diavolo dun feisbuc, ho detto la mia su. Contrassegna il permalink.

4 risposte a Dandini senza contratto, Rai senza vergogna.

  1. pierthebear ha detto:

    che gente strana siamo noi italiani..un abbraccio..Pier

  2. superegovsme ha detto:

    diciamo strana per amor patrio… (è proprio il caso di dirlo)

  3. anonimo ha detto:

    Dani, penso sia stato più uno sgarbo a Bocchino che alla Dandini.Durante quella riunione andava approvata la messa in onda di una fiction (Anita) prodotta dalla moglie di Italo Bocchino.Fabrizio

  4. superegovsme ha detto:

    Non mi meraviglierei di nulla, il punto è che con una trasmissione in partenza sarebbe opportuno approvare i contratti una settimana prima…Povera Patria, sempre e comunque

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