Contest letterario Personal-mente.

Sempre con gli amici del gruppo anobiiano "Il tempio dei libri", ho aderito ad un contest letterario, questa volta proposto dall'utente Ucronico, la cui bella libreria potrete "spizzare" qui.
Le regole del contest, che, più dettagliatamente trovate spiegate in questo post, consistevano sostanzialmente nell'immaginare di scrivere una pagina di diario nel modo più libero possibile, con il solo vincolo di rispettare il limite di 2000 battute.
Le votazioni, che potrete effettuare nella pagina doodle appositamente aperta da Ucronico, saranno aperte sino alla mezzanotte del 01 ottobre.
Affrettatevi a votare allora!!!
Di seguito i cinque elaborati.

Diario 
15 ottobre 2011 
Incredibile, eccezionale, fantastico, sublime. Sappiate tutti che questa è l’ultima pagina del mio diario. Da domani io … non sarò più io. Sarò Sirio, la stella più luminosa, sarò Arturo, visibile dall’emisfero boreale, sarò l’Alfa e l’Omega, sarò il gatto e il topo, sarò la bandiera e l’inno. 
Calma, calma. Questa pagina verrà messa all’asta ed il ricavato andrà… A chi andrà? Devo deciderlo io. Subito. In beneficenza? Che banalità. Ai miei eredi? Non ne ho. Ad un istituto culturale? Ma se sono sempre stato allergico alla cultura! Alla vedova? Ma sì, diciamo alla vedova: c’è sempre una vedova in tutte le storie che si rispettino. 
Tra due ore verrà eseguita l’ultima condanna a morte della storia dell’umanità: la risoluzione dell’ONU è stata unanime e non ammette deroghe. Dopo di questa: MAI PIU’. 
Oggi, alle 6 del mattino, nel penitenziario di Portostanco, nello stato di Nobeland , alla presenza di dieci testimoni, estratti a sorte tra i partecipanti ad un apposito concorso, di un numero incredibile di giornalisti accreditati, di altrettanto numerosi operatori televisivi, di autorità civili e religiose, come si confà a casi di questo genere, oggi, dicevo, anzi, ormai tra meno di un’ora, avverrà l’esecuzione. 
E’ tutto pronto. Non ho paura. 
Ho fatto la doccia e la barba. Non so se ci saranno primi piani del mio viso. 
So di essere l’ultimo. Una bella responsabilità. 
Io sono il boia. L’ultimo boia. Nessuno voleva farlo. E sono anche il condannato. Nessuno voleva essere il mio boia. Così mi hanno fornito di un telecomando ed azionerò io stesso il congegno che mi farà morire. Vittima e carnefice nella stessa persona! 
ERRATA CORRIGE: l’editore si scusa per il refuso, ma la data di questa pagina di diario non è 15 ottobre 2011, bensì 15 ottobre 3011, cosa per altro facilmente intuibile anche da parte del lettore più distratto, in quanto la pena di morte è sempre stata pratica assai diffusa in molte parti del mondo ed in molte civiltà fino ai giorni nostri.

21 settembre 2010 

Oggi nonna è stata dimessa, per tornare in una casa che non riconosce come sua. Nei passati due mesi di ricovero abbiamo tutti vissuto in una dimensione sospesa, ma ormai è chiaro: non sarà mai più autonoma, non sarà mai più la persona che mi ha cresciuta. 
Al telefono con mia sorella riflettevo sulle dinamiche che tutto questo ha innescato in famiglia: il peggio e il meglio di ciascuno sta venendo alla luce. Ma in un modo così banale e prevedibile, che mentre ancora rimuginavo: “l’ho sempre saputo”, mi rendevo conto che in questo pensiero non poteva esserci alcun trionfo. 
Poi, mentre cercavo di isolare la voce di Silvia dai rumori di fondo di Piazza Duomo, ho visto i pezzi del puzzle andare a posto da soli. 
Dopo tanti anni di vita che ho vanamente creduto consapevole, ecco che infine vedo tutto chiaramente: me stessa; mia madre; il nostro rapporto, così complesso da essere faticoso; ciò che ciascuna di noi si sarebbe aspettata dall’altra, e quanto siamo riuscite a deluderci a vicenda; la similitudine degli impulsi che ci hanno spinto e delle conseguenze delle scelte che abbiamo fatto, nonostante la nostra eterna, inutile smania di essere diverse l’una dall’altra. 
Tutta questa consapevolezza, credo, non avrebbe alcuna utilità se servisse solo a fare ordine nel passato. Sono nel punto in cui una strada di montagna raggiunge il valico: da qui posso vedere distintamente tutto il cammino fatto, e parte di quello ancora da fare. Sarebbe insensato limitarsi a guardare indietro, perché il vantaggio di essere arrivata fin qui è soprattutto quello di poter comprendere ciò che si ha davanti. 
Sistemerò questo foglio accanto allo specchio, in bagno, in modo da averlo davanti agli occhi tutte le mattine. Ho bisogno che questa lucidità di visione mi accompagni per i prossimi anni, perché sento che con oggi si apre un periodo in cui sarò chiamata ad essere, per mia madre e per me stessa, tutto quello che sono già stata, insieme a tutto quello che ora so di poter essere.

L'Aida all'88 Festival Lirico 

Si è concluso l’88° Festival Lirico, il palcoscenico all’aperto più ampio del mondo. Alla regia e alle scene monumentali di Franco Zeffirelli, l'Arena ha potuto contare anche sull’esperienza e l’arte del Premio Oscar Emi Wada, autrice di costumi di molte opere. 
La città, è da anni che ospita le Opere e le trame splendenti. 
La più importante Opera, senza voler portare via nulla alle altre rappresentazioni, è Aida di Giuseppe Verdi. 
È schiava etiope di Amneris, figlia del Faraone, che è innamorata corrisposta, di Radames! Il Re Amonasro padre di Aida, muove guerra nuovamente all'Egitto. Radames sogna di dirigere l'esercito egizio. Tornando vincitore chiederà la liberazione di Aida per sposarla. 
Col favore della Sacerdotessa, di Ramfis e del popolo tutto, i soldati torneranno vincitori, trascinando in catene molti etiopi. Gli stati d'animo d'Aida sono stati ben recepiti dal pubblico, grazie alla maestria nel canto dell'artista. 
Alla felicità per il ritorno incolume dell'amato, si sossegue la disperazione perché fra gli schiavi, portati alla morte, riconosce il padre. 
Radames rinunciando al sogno d'amore, chiede la vita e la liberazione degli sconfitti, ignorando di star scarcerando l'odiato nemico Amonasro. La tragedia si completa allorché Aida si fa rivelare da Radames un segreto militare, ascoltato anche da Amonasro. All'arrivo delle guardie, questo fugge trascinando la figlia. Radames viene condannato a morte, per alto tradimento. Gettato nella buca, trova Aida che conscia di ciò che sarebbe accaduto, vi era penetrata tre giorni prima. Commovente il finale, che vede la morte dei giovani amanti e lo strazio di Amneris, innamorata respinta, non più arrogante, ed ora impotente davanti all'amore di Aida. 
Il Maestro Daniel Oren ha condotto l'Orchestra con un'energia ed una eleganza raffinata e decisa, che ha lasciato esterrefatti e compiaciuti tutti. 
L’89° Festival Lirico 2011 proporrà: La Traviata, Nabucco, Aida, Il Barbiere di Siviglia, La Bohème e Roméo et Juliette.
New York, 3 Luglio 
Ho iniziato camminando, poi ho accellerato, passi sempre più lunghi, rapidi e contratti. Una corsa, lo scatto coi fianchi che spingono verso l’alto, i muscoli delle gambe che si rattrappiscono e si slanciano in avanti. 
Le suole disfatte dalle scarpe di tela battono l’asfalto rugoso, i gomiti sollevati oscillano. 
Non ho mai corso così. Non ricordo di averlo mai fatto o meglio non ricordo nulla. 
Ogni tanto l’ululato di un clacson mi sferza, mi fa barcollare. L’urlo prolungato si smorza, muore innanzi nel punto imprecisato dell’orizzonte verso cui corro. 
Non sollevo lo sguardo da terra. Vedo la punta corrosa delle scarpe apparire e sparire. Continuo a correre finché il fiato mi sorregge, perché so che devo allontanarmi il più possibile dal luogo, dove sono rimasta paralizzata dalla paura. 
Cosa c’era da incutermi angoscia? Non lo so, sono consapevole che là sta il male o meglio l’uomo che lo personifica. 
Perché mi sono recata da sola nel deposito dello sfasciacarrozze, avendo chiaro che avrebbe tentato di aggredirmi e stuprarmi? 
“Sei una sciocca, Simona.” farfuglio col fiatone per la corsa disperata “Lo sai che Mark vuole solo il tuo sesso. Lo vuole con le buone o le cattive, lo vuole e basta! Perché sei andata in quel deposito? Non hai capito che il luogo è solitario e disabitato? Pensa alle indicazioni date a Central Park? ‘Vai alla stazione Amtrack, prendi l’autobus per New Haven, a New Rochelle scendi alla terza fermata dopo il paese. Fai cento passi: a sinistra c’è un viottolo che porta dove ti aspetterò’. Ricordi le istruzioni?’ Cosa pensavi che ci fosse? Il paradiso o l’inferno? Ricorda come ha detto di vestirti: camicetta bianca leggera, gonna corta, sotto un minuscolo perizoma. Con quell’abbigliamento dove credevi di andare? Alla festa danzante per debuttanti? Sei una grossa ingenua: ti voleva fottere! Poi pensavi di cavartela con una scopata? Magari fosse solo quella! Chissà quali progetti aveva in mente! Non sei una bambina, ma una donna matura”.

Caro diario 
19 settembre 2011 
Si dice sempre che i pazzi non pensino di esserlo: se io sto pensando di stare per impazzire vuol dire che sto bene, no? 
Ma tanto io non sono pazza, quindi questa regola non vale per me; forse, allora, ci sto solo semplicemente ripiombando. 
Ripiombando in cosa? In quella sensazione che sia tutto possibile, in quei momenti in cui la mente viaggia veloce come la luce, nelle ore di sonno che si accorciano e quelle di veglia che si dilatano e nei conseguenti momenti improvvisi di sonno invincibile, magari al lavoro, magari fuori a cena, magari mentre stai seducendo un uomo. 
Forse ci sto scivolando ancora dentro, in quell’allegria che sembra lieve ma pesa come il piombo per quanto è intensa, in quella capacità di “sentire” che mi può far piangere incontrando per strada lo sguardo triste di uno sconosciuto, in quella sovraeccitabilità che mi fa parlare di più e più veloce. 
Forse la mia maledizione si sta compiendo ancora una volta, sono una strana Lady Hawke, metà Ridolini e metà Pierrot. 
Due metà che non somigliano più all’intero. 
Perché non sono quella senza paura, avventata, febbrile 24/24 no, non sono io, ma non sono neanche quella che escogita modi per non farsi chiamare dagli amici, e, se quelli ancora ti chiamano, per non farsi trovare, quella che non uscirebbe di casa perché a casa è “protetta” (anche se quello da cui vorrei proteggermi veramente non posso sfuggirlo mai), quella che pensa che sia tutto finito e che sarà così, per sempre. 
E così, mentre sono letteralmente terrorizzata dall’idea di essere di nuovo vicina alla magnifica trasformazione in un acceleratore di particelle (e io sono le particelle, l’acceleratore e tutto il fottuto Cern), mi chiedo cosa significhino le parole dello psicoterapeuta, quelle che sento da tre anni: “tu non sei malata, non lo sei mai stata”; “non capisci come sei diversa da allora?”; “ti rendi conto che non hai mai avuto crisi?” 
Chissà quanto si renda conto lui che questa non è vita, almeno non la mia…

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Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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