SuperEgoVsMe incontra Gigi Andriani – ristoratore per amore.

Mai titolo fu più azzeccato, o almeno spero.
Perché parlare con Gigi Andriani, patron insieme alla dolce ed accogliente moglie Rita ed al fratello Manlio, del Pub 991 Irish Zone – del quale ho detto qui -, non è altro che un piccolo, grande, breve ma intenso viaggio nell'amore.
L'amore, quello che bisognerebbe quasi scrivere con la "A" maiuscola, ma è meglio non essere ridondati quando si gioca al piccolo giornalista, e quindi carattere minuscolo e sto.
Si parla sempre di amore con Gigi Andriani, perché quest'uomo qua, tutto quello che fa, lo fa con passione, con delicatezza, con gioia; con amore, per l'appunto.
Perché i suoi occhi grandi da manga si spalancano sempre quando parla di ciò che lo appassiona, sia esso quel piccolo gioiello di locale che gestisce, sia il suo (anzi nostro) amato nipote Pasquale, sia, soprattutto, la tenerezza che infonde in ogni singola parola che descriva la sua Rita, ragazza storica prima, amata moglie, da qualche annetto, adesso.
Ma lasciamo spazio più che alle mie speculazioni alla storia di Gigi, della sua famiglia e del 991.

Come e quando ti è nata l'idea di un pub dall'impianto così particolare?

La mia storia nel mondo della ristorazione parte nel 1997, a Sarno. Avevamo un pub molto grande e decisamente più commerciale di questo. Probabilmente meno rifinito nell'aspetto, così come nelle proposte del menù. Come tutti voi ricorderete, nel 1998 c'è stata la tragica alluvione che squassò una grande parte di Sarno. Anche la nostra struttura riportò danni, ma noi decidemmo di tenere duro. Per affetto al progetto, ma anche al luogo dove tutto aveva avuto inizio. Ed infatti è solo alla fine del '99 che fummo costretti a dismettere, per insuperabili problemi, la nostra attività. Da allora mi sono occupato di tutt'altro, ma la gastronomia, l'accoglienza, la ristorazione, insomma, rimaneva la mia passione.

Una sorta di fase di stallo, quindi. Poi cosa è successo? E come hai mantenuto viva la tua passione "mangereccia" nel frattempo?

In realtà, è stato un po' merito anche del mio altro lavoro. Occupandomi di rappresentanze per l'abbigliamento ed accessori, ero portato a girare moltissimo, ed ogni luogo mi dava l'opportunità di scoprire nuove chicche. E poi si sa: quando la passione c'è la testa va sempre lì! E così, nel 2007, abbiamo trovato questo locale (all'epoca un po' più piccolo, mancava sostanzialmente il locale cucina), dove io, insieme a mio fratello Manlio e a Rita – che nel frattempo era diventata mia moglie -, abbiamo iniziato a offrire birre un po' più ricercate, accompagnate dai soli affettati (facendo, però, sin da quel momento una selezione piuttosto accurata e un po' più particolare), da crostoni ed insalate. Insomma in quegli anni in cui eravamo rimasti chiusi, la mia grande passione per il buon mangiare aveva lasciato qualche frutto!

Sin da subito, quindi, e anche in mancanza di una vera e propria cucina, la tua tendenza è stata verso una proposta un po' eccentrica rispetto al normale target del pub, soprattutto per la media napoletana. Ci spieghi il perché di questa scelta?

Diciamo che nulla è stato lasciato al caso: con questo progetto, al quale tutti noi teniamo da morire, volevamo uscire fuori dagli schemi del classico pub. Come rilevavi, a Napoli il pub viene normalmente percepito come un luogo molto semplice, poco particolare, estremamente fruibile. La mia cultura del mangiare è quella di portare prodotti più di nicchia, più da degustazione, ma serviti in modo semplice, senza sofisticazioni. Fare una cosa un po' diversa da quella che si trova in un normale pub, non perdendo di vista, però, la, come posso dire, "freschezza" del posto. Ho voluto optare per una scelta netta, chiara, ma, in un certo senso anche molto "pura", se si può usare questo termine.

Che mi dici dei collaboratori che vivono questa esperienza con voi?

Beh il fatto di essere tutti in famiglia è sostanziale. Poi, la vera fortuna è stata riuscire a coinvolgere anche le nuove leve, come mio nipote Pasquale, che spesso viene a darci una mano, ed amici, come Massimo, da sempre dietro al bancone delle birre. La mia più grande speranza è che il clima di serenità ed affiatamento che c'è tra di noi sia percepito anche dai clienti (ed è proprio così NdE).

A proposito del nostro preferito Ganimede, coppiere delle meglio birre!!, Massimo, cosa mi dici della selezione delle birre e dei vini che proponi?

Dunque, prima di tutto voglio spiegare il perché della presenza di una piccola carta dei vini, anche questa, se vuoi, un po' eccentrica rispetto alle proposte dei pub più usuali. Con questa piccola rappresentanza di vini rossi, nella stragrande maggioranza campani, anche se non manca qualche inserimento di vini siciliani, io ho voluto dare un'opzione ai miei ospiti che si volessero concentrare maggiormente sulla parte più "tradizionale" della mia cucina. Ho pensato a quelli che amano la carne, a quelli che gradiscono la parmigiana di melanzane oppure, che so, i contorni di terra. Ecco chi volesse mangiare solo questo tipo di cucina e non amasse la birra, avrebbe l'opportunità di una scelta di vino, niente di particolarissimo, però…

Modesto, lo sai che non è così. La scelta che proponi sarà pure piccola come dici tu, ma parliamo comunque di una selezione, a mio avviso, attenta ed interessante. A proposito, ma chi te l'ha curata?

In realtà sono stato io stesso. Così come faccio per le carni, per i salumi, per i formaggi, io ho dei miei fornitori e poi, come ti dicevo, mi piace girare, esplorare, curiosare. Con questa stessa impostazione, mi sono mosso per la scelta delle birre. Ne proponiamo sempre quattro alla spina, di cui una cambia ogni 15 gg, proprio per dare la possibilità ai clienti più assidui di provare sempre qualcosa di nuovo. Poi c'è la selezione di bottiglie: ed è lì che mi diverto. Anche se prima ti parlavo della presenza del vino per accontentare chi ama la cucina di carne, in realtà io cercherei, nel mio piccolo, di dare man forte alla cultura dell'abbinamento tra grandi birre e buoni tagli di carne. Questa è una cultura che, in effetti, è ancora poco diffusa in Italia ed a Napoli, in particolare. Ma io ci tengo molto a battere su questo, almeno per i miei clienti, e spero, davvero, di riuscire a farlo. Per riuscirci mi muovo su più filoni, da quello delle birre trappiste, a quello delle birre d'abbazia, o ancora artigianali. E così posso avere bottiglie, come, ad esempio, la Westvleteren, che, davvero, abbiamo in pochi a Napoli.

Un'ultima curiosità. Uno dei vostri biglietti da visita è la deliziosa Ciocorita, piccolo dolcetto, servito in bicchierini di vetro, mi spieghi come è nato?

Beh la Ciocorita ha una bella storia… era il 2008, precisamente era  il giorno di San Valentino, e volevamo trovare qualcosa di carino da offrire come dolce alle coppie che sarebbero venute a festeggiare da noi. Così mi son messo un po' a pensare ed è nato quel bicchierino (all'inizio fatto solo di ricotta, granella di nocciole e nutella) che non potuto fare a meno di dedicare alla mia Rita.

In attesa che qualcuno mi dedichi una Cioco-Dany, non posso fare a meno di consigliarvi di andare da Gigi, Rita e Manlio Andriani e passare una bellissima serata.
Se ci andate, dite che vi mando io: vi cacceranno di sicuro!

 

Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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4 risposte a SuperEgoVsMe incontra Gigi Andriani – ristoratore per amore.

  1. pierthebear ha detto:

    hahahaha anche questa volta sei riuscita a "scroccare" una cena…brava Daniela 😉 scherzo..il 991 sarebbe il mio pub e se un giorno capitassi da quelle parti..farei sicuramente il tuo nome..ciao Ego sempre la numero uno..Pier

  2. superegovsme ha detto:

    eheheh grande Pier!!! Messi su tre kg con questa tecnica 😉
    TVB!

  3. anonimo ha detto:

    Ebbene si, sono proprio io, il più volte citato "Pasquale"! Complimenti per le recensioni, tutte impeccabili e con una dovizia di particolari assolutamente poco comune. E grazie per i complimenti, almeno con quelli virtuali riesco a non arrossire, ma ti dirò, anche attraverso uno schermo riesci ad essere diretta come sempre 🙂 Ma bando alle ciance e, finiti i convenevoli, veniamo al punto. Gigi, pienamente entusiasta dell'elogio (se mi concedi di definirlo tale), mi ha chiesto di scriverti per ovviare a due piccoli equivoci: Il suo cognome è Andriani (Ercole è in realtà il nome dell'altro fratello che sicuramente avrai conosciuto) e non è nato a Sarno (dove ha aperto il primo locale) ma a Napoli. Sai quanto ci tiene al rapporto con i suoi clienti e voleva semplicemente evitare che arrivassero loro notizie sbagliate… Se non altro ciò vuol dire che crede fermamente nel tuo blog come strumento di dffusione di massa 😉 Un Bacio, a presto!

  4. superegovsme ha detto:

    C'è, cioè!!!
    Ma adesso muoio io!!! O lovely, lovely Pasquale!!!!
    ahahaha sei troppo un mito! Fatte le correzioni, neh, lo dicevo io che dopo aver sbevazzato non dovevo prendere appunti.
    Allora spero di vederti presto su queste lande digitali, dove per altro è più facile che arrossisca io per i tuoi generosissimi complimenti.
    Basia milia, adorabile "bambino"…

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