SuperEgoVsMe incontra Gino Sorbillo – sky eyes – part. n. one.

Per entrare nel mondo di Gino Sorbillo, sostanzialmente, due sono le strade da percorrere: mangiare la sua meravigliosa pizza – esito più alto di una tradizione ultrasettantennale che senza ripudiare in alcun modo le radici è proiettata verso il futuro -, oppure mangiare insieme a lui.ginoEcco io non sono riuscita proprio mangiare con lui (incrociare i nostri reciproci impegni crea un assurdo spazio-temporale), ma un tisana ed un caffé con lui li ho presi, proprio per realizzare questa intervista, e vi assicuro che è un’esperienza.
Lo è perché proprio nei momenti di “relax”, Gino dà il meglio di sé.
Davanti ad un thé è capace, una volta arrivate le consumazioni, di prepararlo anche per te, prima che per se stesso: in trenta secondi ti versa l’acqua, ti strizza il filtro, ti mette e gira lo zucchero, ti porge perfino la tazza. Per un attimo ho temuto perfino che la bevesse lui per me, la tremenda tisana da me scelta (ginseng e mirtillo. Dopo circa un’ora di chiacchiere: Gino: “Ego… ti posso dire la verità? Questa tisana fa davvero schifo!” e giù risate.)
Davanti ad un caffé gustato a “casa sua”, il suo bellissimo locale in Napoli, alla Via dei Tribunali, puoi vedere, osservando all’improvviso la sua tazzina, un cerchio di zucchero perfetto: lui lo zucchero per se stesso in velocità lo versa così “a la sans fason” e, quindi, può capitare che nella tazzina non ne arrivi poi tanto.
Eppure nella sua assoluta frenesia fisica, Gino Sorbillo è una persona serena, limpida, quasi tersa come il cielo intrappolato nei suoi bellissimi occhi.
Nel suo idealismo e nella sua svagatezza (la stessa che gli fa dire “eh, tra poco ho appuntamento a…” – luogo x diametralmente opposto a quello dove vi trovate – e che sgrana indignato gli occhioni quando scopre che l’ora dell’appuntamento è già passata da… un’ora) è un serissimo ed innovativo imprenditore che del suo locale con ben 26 dipendenti tutti messi in regola, ha fatto sì, un tempio della pizza, ma anche un centro di interesse tradizional-culturale, con forti, fortissime spinte ad un’elaborazione armonica di un possibile futuro, dalle magnifiche sorti e progressive.
Ma ora voglio assolutamente lasciare spazio a Gino e alle sue parole, molto più comunicative di ogni mia possibile considerazione su di lui, su questo ragazzo di trentasei anni, già padre di due figli e marito innamorato.
 
Gino Sorbillo, 36 anni, 26 dipendenti. Eppure tu dici di sentirti un “artigiano” della pizza, non sei più un imprenditore nel senso stretto del termine?
 
In realtà no. Io sono e mi sento ancora un artigiano della pizza. Tutto quello che intorno alla pizza io faccio e penso, mi sforzo perfino di elaborare, è per me importantissimo, esprime in tutto e per tutto il mio gusto. Eppure, la mia testa è ancora una testa da “bottega”. Il locale negli ultimi quindici anni può essersi trasformato, la stessa clientela e la critica enogastronomica può avere cambiato atteggiamento verso  di noi, ma per me questo è sempre il luogo dove, poco più che un bambino, ho impastato la mia prima pizza.
 
Oddio! La prima pizza di Gino Sorbillo… quanti anni avevi? – ho un po’ l’impressione di aver posto una di quelle domande tipo di che sesso sono gli angeli? –
 
Ecco non ricordo precisissimamente, so solo che ero ancora alle elementari. Sai, il pulmino da scuola mi portava direttamente in locale ed una volta, non so come, mentre come al solito guardavo mio zio e gli altri muovere i panetti di pasta con la loro grande abilità, rimanendo quasi ipnotizzato, entrò una signora. Io avrò avuto sette anni, forse otto. Mio zio mi disse: “Gino alla signora, servila tu”, e così io feci la sua pizza così con naturalità, poi la incartai e gliela diedi. Poi mi rimisi a sedere e la signora la prese e la portò via, senza neanche pagarla. Ricordo che mio zio la inseguì per strada: noi eravamo abituati a tutto, ma il fatto che l’avesse presa dalle mani di un bambino così senza pagarla, lo scosse molto.
gino pizza
In che senso eravate abituati a tutto? E diamine, quindi la tua prima pizza è legata ad un cattivo ricordo!
 
Rispondo prima alla seconda domanda: per quanto possa sembrare strano, in realtà no. Io del fatto che la signora non avesse pagato, non me ne ero reso neppure troppo conto. La cosa che contava per me era aver fatto la prima pizza, ero troppo felice per essere turbato da qualsiasi altra cosa. Guarda, Daniela, fare i pizzaioli, nei primi anni ’80 e nella nostra zona, non era facile, affatto. Mio padre, che insieme allo zio di cui prima parlavo, era sempre qui fisso al negozio me lo diceva sempre: stare qui poteva anche essere un inferno. La pizza era un alimento povero e poco valorizzato, la zona rendeva possibili cose assurde come il fatto che tantissimi clienti venissero già con i propri ingredienti che tu dovevi necessariamente usare; che molti decidessero di non pagarti; per non parlare di problemi che tutti noi possiamo immaginare, legati alla presenza della criminalità organizzata. Il centro storico, a quei tempi, non era ancora stato rivalutato e ricordo che molte volte, a me, che ho sempre vissuto al Vomero, frequentando anche le scuole lì, capitava che le mamme di amichetti o, addirittura, delle prime fidanzatine, facessero considerazioni poco piacevoli.

Cosa rappresentava, invece, per te il locale della tua famiglia e cosa rappresenta adesso?
 
Sin da subito il locale, che, diversamente, da quello che tutti credono è nato nel 1933 e non nel 1935, è stato una seconda e forse più amata casa. Non era bello come adesso, eppure per me era bellissimo, era il luogo dove vedevo mio padre e gran parte dei suoi zii tutti insieme, era il regno della mia amatissima zia Esterina.
 

*********

 
Zia Esterina, signora della pizza e del cuore della famiglia Sorbillo, troneggia sul menù della pizzeria, con una foto che la ritrae sorridente d’un sorriso appena accennato, due occhi grandi, grandi, e scuri come azzurri sono quelli di Gino. Una foto in bianco e nero, dal sapore antico al pari di quelle che sono negli altri risvolti del menù, anche se recente. Forse perché donne così, donne come la buona Esterina, sono probabilmente atemporali.
 
 
Zia Esterina me ne parli un po’? Anche prima di conoscerti personalmente la sua foto, la sua faccia così napoletana, mi ha sempre affascinato.
 
Beh che dire di zia Esterina? Zia Esterina era il perno di tutto il nostro mondo. Mio papà aveva 21 fratelli (tutti pizzaioli, anche quelli che adesso non lavorano più qui) e la zia era la più grande. Quando improvvisamente il loro papà mancò, la situazione, come è facile immaginare, non fu semplice, ed Esterina, che aveva solo 12 anni ,si prese carico di tutti i fratelli. Ne diventò il padre. Non è un caso che non si è mai sposata: ha svolto il suo ruolo fino al giorno della sua morte, avvenuta pochi mesi fa, anche se ancora non mi pare vero.
 
 Gli occhi di Gino si velano, ma lui continua a parlare.
 
Quando è mancata, vedi – mi indica una statuetta del presepe degli artigiani di San Gregorio Armeno – è diventata un pezzo del nostro presepe, è diventata eterna così come io, tutti noi, l’abbiamo sempre vista. Io la ricordo sempre uguale. Nonostante un carattere, se vuoi, anche ruvido, probabilmente inevitabile visto tutto quello che ha passato, era la dolcezza fatta donna. Io amo pensare di aver avuto un rapporto particolare con lei, lei mi voleva davvero tanto bene, io l’adoro, semplicemente.
 
Ti manca tanto, vero?
 
Non si può dire quanto. Sai lei abitava qui proprio sopra al locale. Ecco ogni giorno avevamo questa piccola tradizione: lei era affacciata alla finestra, quando io arrivavo, ed ogni mattina prima di iniziare io la guardavo, se lei pensava che stessi facendo bene mi faceva un piccolo cenno con la testa. Non sai che peso aveva quell’impercettibile cenno appena accennato per me. Era come se mi dicesse “bravo Gino mio”, quelle parole che, tanto desiderate, non è che sentissi spessissimo. Eppure estate, inverno o primavera, con il sole e con la pioggia, lei era sempre lì, e spesso era lì anche durante la giornata, negli ultimi tempi, quando da casa non si muoveva tanto, a controllare che ci fosse sempre la fila, ad incrociare con il suo sorriso, il mio sguardo.
 
 – Una pausa doverosa. Un sorriso di zia Esterina, lo so. –
 
Ecco, a volte, entrando nel locale, volgo lo sguardo in alto e sono certo di trovarla ancora. Il fatto che non ci sarà più, non so quanto lo accetto.
 
 
E con quest’ultima frase chiuderei la prima parte dell’intervista al nostro amato Gino. So bene che ho lasciato a metà anche una domanda, ma forse è bene fermarci un po’. Nel mentre io porto nel cuore i suoi occhi un po’ più grandi, un po’ più lucidi, Voi fate tesoro di queste parole cui ne seguiranno altre ancora.
 
 

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Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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7 risposte a SuperEgoVsMe incontra Gino Sorbillo – sky eyes – part. n. one.

  1. anonimo ha detto:

    Complimenti per l'intervista Daniela in attesa della seconda parte!
    Gino è una persona meravigliosa al pari delle sue pizze!!

    Un saluto da un grande fan.

  2. avvocanzo ha detto:

    Se io avessi preso un thè e un caffè insieme (magari fumandoci sopra pure una bella sigaretta) come hai fatto te, non avrei mai potuto fare alcuna intervista, a meno che l'intervistato avesse acconsentito a che le domande io gliele porgessi da dietro la porta della toilette del suo locale…

  3. pierthebear ha detto:

    ciao Dany…come sempre mi colpisci in tutto quello che fai..perche indubbiamente ci metti molto di piu che l'intelligenza..ci metti il cuore 😉 io addddoooorrrrrooooooo la pizza e se un giorno capito a Naples cerchero la Pizzeria di Gino Sorbillo…e provero finalmente la vera "pizza nopoletana" un abbraccio..Pier(goloso)

  4. superegovsme ha detto:

    @grande fan: attendi, attendi, sarai ricompensato!
    @avvocanzo: e ma credi, facciamo cose ben peggiori, Gino and I!!!
    @Pier: sempre troppo gentile, davvero. Ma se scopro che passi per qui e non mi chiami ti UCCIDO!!!!!!!!!!!!!!!

  5. anonimo ha detto:

    In questa splendida intervista, Gino è riuscito a trasmettere quello che veramente è, una persona eccellente, preparatissimo nel suo mestiere conserdando integri i valori e la semplicità delle persone speciali.
    Gino sei un mito!!!! tvb

  6. superegovsme ha detto:

    Ti ringrazio a nome di Gino!!!

  7. Pingback: Street Food Day – Paolo Parisi @ Campania Mia. | incontrollabilmente io

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