Signora, signora mia, un saluto da lontano.

La morte non esiste.
Io continuo a dirlo.
E lo posso dire proprio perché la conosco da vicino, la morte, quella più maledetta, quella dei miei cari, quella dei cari dei miei cari.
Quella morte che ti fa piangere e tremare a distanza di anni, quella che ti cambia il destino, di una vita, o semplicemente di una giornata.
In realtà solo di una giornata, o di una serie di giornata, perché il destino di una vita, te lo cambia solo la vita.
Io lo so.
E la morte non esiste.
La morte non esiste, anche se ti sa togliere il respiro; la morte non esiste, anche se cerca di strappare insieme all'anima di chi non c'è più, anche quella di chi gli sopravvive.
La morte è solo una negazione: è la negazione della vita.
E tutte le negazioni, si sa, fan bene ad avere il complesso di inferiorità.
Ma anche io, che ce l'ho ben stampato nella testa, sulle tempie, appena sopra il naso, ogni volta che la morte, squallida e consunta signora cerca di aggredirmi – e ciò che è peggio, ci riesce – soffro come chi crede che la morte esista, come chi crede che la morte sia l'esito, come chi pensa che la morte sottragga.
E così ieri, quando ho avuto una notizia tremenda e alla quale non ero affatto preparata, beh ho pianto, ho creduto di non farcela, ho cambiato umore, ho provato stupidi sensi di colpa.
Perché io, Signora mia, non L'ho salutata, perché non sono stata vicina ai Suoi, perché non ho finalmente visto, nell'ora del dolore – perché, perché, Signore, perché l'hai rimunerata così? – il Suo amatissimo nipotino.
Lei, Signora mia, è stata un exumplum vitae, per me.
Il Suo stile, la Sua classe, la Sua capacità di far fronte alle più estreme difficoltà della vita, il non recedere mai, mai, mai.
L'austerità, che non mi apparterrà mai, ma che amo, afflato materno inesauribile.
La dolcezza ineffabile che L'ha portata ad amarmi subito e senza un vero motivo.
La bellezza non solo del corpo, pure bello, bellissimo anzi, ma dell'animo.
Ecco l'assenza – anche solo quella ipotetica di queste cose: mi spiego, noi ci sentivamo, ancora, ma di rado, quindi io, sciocca, non bevevo tutte queste cose di lei ogni giorno – di tutto quello che Lei era, l'ho percepita troppo, ieri.
Ho pensato cose stupide, si sa, per me è facile pensarle, le cose stupide, ho avuto enormi sensi di colpa per quello che è stato e non potrà mai più essere, ho provato rimpianti.
Poi ho capito, cara la mia Guida, che non era vero.
Che c'è tutto un mondo dove quello che non è stato, non tanto sarà, è.
Che Tu mi vedrai sempre, Nonna Vicaria (giovane nella carne, antica nella sapienza), è già sai quello che non ho potuto dirTi: quella candela, bellissima, che ho sempre in casa, non solo a Natale, forse arderà, come Tu mi avevi tante volte promesso.
Che saprai che sono diventata un'avvocato (con la A minuscola ancora, e senza titolo) migliore, anche grazie alle Tue lezioni che non volevo imparare, che ostinata rifuggivo, non incontrando mai, mai, mai, la tua severità, Tu che per tutti ne avevi; come se sapessi che un giorno, un altro – insieme ad una nuova e più forte volontà – mi avrebbe guidata laddove dovrò necessariamente arrivare.
Eppure, consentimelo, oggi la ferita è ancora aperta, ancora brucia, ancora suppura.
Mi mancano i Tuoi occhi ed il Tuo sorriso ed il nostro parlare di tailleur e d'Amore.
Non vedo l'ora di rifarlo ancora, perché son certa che succederà. 

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Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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2 risposte a Signora, signora mia, un saluto da lontano.

  1. superegovsme ha detto:

    ti voglio bene, Pier!!!!

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