La sfogliatella dell’Antica Pasticceria Pintauro.

C'è un detto, a Napoli, che più o meno recita così: Pintauro si "frusciò" – id est si sparo le pose – quando fece la sfogliatella.

Questo per far capire come l'Antica Pasticceria Pintauro – sita in Napoli alla Via Roma, già Via Toledo, arteria pulsante e negletta della partenopeità – sia entrata nell'immaginario dei napoletani.
Via Toledo (tutte le strade più importanti a Napoli hanno due nomi, uno antico ed uno moderno che tendenzialmente, pur vivendo negli stradari, è morto nel cuore dei napoletani*), infatti, è una lunga lunghissima strada che, sostanzialmente porta da palazzo reale a P.zza Dante (altra Piazza monumentale, recuperata – e, sia detto, estremamente bene – negli ultimi decenni dal nostro Comune**), essendo intersecata da una pletora di vichi e vicarielli, ascendenti e discendenti, come sempre capita per le strade più antiche della città.
Via Roma, che pure è stata ripavimentata di recente, e, ancora una volta, piuttosto bene, è inutile negare che versi in un certo stato di degrado: di fronte ai bei negozi si trovano bancarelle; è, al momento, anche essa un po', se non invasa, quantomeno sporcata dall'immondizia; è caotica; non è ordinata.
Insomma è affetta da tutti i problemi tipici che ogni napoletano ben conosce.
Eppure, eppure…
Chi non può fermarsi ammirato davanti alla vetrina di Gaito, antico artigiano della gioielleria? Chi non può essere affascinato dalla mole festante dei bambini che trasbordano dal Disney Store?
Chi non può mangiare con gli occhi le belle bancarelle (quelle ben tenute e, se non proprio a norma ed autorizzate almeno) ben messe ed ordinate, quelle che con candore ti declamano: "qui vere imitazione di gioielli firmati"?
Chi non può guardare con curiosità alle stradine contorte che salgono chissà verso dove?
Io credo che nessuno possa, non un non napoletano, ma probabile neanche un napoletano.
Non si riesce ad essere indifferenti a Partenope, nella sua grandezza, così come nei suoi limiti.

Ebbene, non divaghiamo oltremodo: al centro, more or less, di Via Toledo aka Via Roma, sorge una piccola bottega dell'eccellenza: Pintauro, quello che è all over the world conosciuto come l'inventore di uno dei più famosi dolci partenopei, la sfogliatella.
La sfogliatella, nata nel 1785, è una "versione alfa" di un dolce che nacque, come spesso accade, quasi per caso.
Questo dolce era la "Santarosa", nato nell'omonimo monastero della Costiera Amalfitana, in prossimità di Furore.
Una monaca trovò della semola cotta nel latte avanzata e, non volendola buttare, pensò che potesse essere un ripieno per un dolce: della frutta secca, del liquore al limone, due dischi di pasta sfoglia a racchiuderla e nacque, per l'appunto, la Santarosa.
Alcuni secoli dopo, l'oste Pasquale Pintauro, siamo alla fine del 1700, come prima dicevo, aveva la sua osteria alla Via Toledo, di fronte a Santa Brigida. Una volta entrato in possesso, per vie che restano ancora misteriose, della ricetta originale della Santarosa, non fu più oste, ma divenne pasticcere.
Non ripropose la ricetta tal qual era diventata: la modificò, tenne a battesimo la sfogliatella.
Fin qui gli albori della storia, ma poi dal 1818, anno in cui nasce il laboratorio dolciario di Pintauro, la strada è stata lunga: la sfogliatella è diventata o riccia o frolla (a seconda che sia fatta con pasta sfoglia, assumendo l'aspetto di una sezione di coda l'aragosta, o frolla – anche
detta liscia – se il suo scrigno sia fatto di pasta frolla).
Qui potete trovare le ricette delle due preparazioni, nonché, leggere di più e meglio sulla sfogliatella.

Venendo a bomba, la sfogliatella gustata da Pintauro è un'esperienza unica: buona, dolce, ma non abboccata, sempre freschissima (o meglio tiepida  ), appena spruzzata, al momento dell'acquisto, del miglior zucchero vanigliato.
La bottega è sempre piccola, sembra uscita fuori davvero da un quadro d'epoca, la cortesia è la nostra: bella, calda, professionale, ironica.
Io ieri ho mangiato quella frolla, che preferisco, ma ho saggiato anche la riccia che mangiava il piccolo moguri dal ponpon sempre più inquieto e rotenante: il ripieno, forse, viene esaltato dalla leggerezza della pasta sfoglia, rimanendo più liquido, più profumato.
Eppure, a mio gusto, la compattezza ariosa della frolla di Pintauro è notevole, davvero, e continua a farmi preferire questa seconda versione.
Ma c'era tanto altro: tra tutti i dolci esposti, mi hanno colpito degli stecchini di struffoli ricoperti di cioccolato fondente. Credo che saranno le mie prossime vittime.

Antica Pasticceria Pintauro: Via Roma n. 275, adiacenze Galleria Umberto – Napoli.
Sito web, al momento in fase di costruzione: Pintauro.

*Capita, così, che se chiedi ad un passante dove sia Piazza Nicola Amore, trovandoti a Corso Umberto, lui ti guardi un po' smarrito, ritenendo lui, di trovarsi al Rettifilo (C.so Umberto, per l'appunto) e volendoti indicare, al massimo, "i quattro palazzi".  
**Diamine, qualcosa di buono pure la sapremo fare, no?

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Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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7 risposte a La sfogliatella dell’Antica Pasticceria Pintauro.

  1. pierthebear ha detto:

    Dani mi hai fatto venire "l'acquolina in bocca"…..bellissima recensione e stupendo è l'entusiasmo che metti nel raccontare la tua città…Napoli deve essere bellissima viverla,ci sono stato 4 o 5 volte ma vista sempre molto superficialmente..peccato 😉 un abbraccio..Pier

  2. superegovsme ha detto:

    ehehehe ma se quando vieni non mi chiami ti spezzo le braccine!!!

  3. pierthebear ha detto:

    hahahahaa,devo vedere con il nuovo lavoro come sono messo…normalmente rimango sempre fuori (caserta,san marcellino,afragola,casoria,mondragone….)posti non molto turistici…almeno dove vado io..quando mi sono sistemato voglio visitare Pompei,la costiera amalfitana, Sorrento e le isole davvanti a te 😉 …e allora sicuramente mi dovvrai fare un bel intinerario turistico/gastronomico alla supefigamegagiga…ciao Dani 😉

  4. anonimo ha detto:

    ho sbagliato clamorosamente….non trattasi di "marchette" ma di "società dei magnaccioni"…..dato che coi piedi sotto er tavolo gliel'ammollo na cifra, me fai a tessera?

  5. superegovsme ha detto:

    @Thebear: SuperEgoVsMe risolve!!!
    Piergiorgio: ebbeh che è mo l'hai inteso?! cmq tessera 00005 per te, ok?

  6. anonimo ha detto:

    ok…allora tocca fare un contest per conoscere gli altri della società…

  7. superegovsme ha detto:

    absolutely! anche se… qualcuno me sa che l'hai intravisto già 😉

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