SuperEgoVsMe incontra Gino Sorbillo, Sky eyes – part two, perché two part is megl che one!

Eravamo rimasti qui, con Gino che parlava della sua amata zia Esterina e con la Signora Esterina stessa affacciata al balcone sopra a la "Antica Pizzeria Gino Sorbillo".
Beh, io direi che ora sia proprio ora di entrarci, nella pizzeria, e di continuare la nostra chiacchierata con Gino, parlando un po' di cucina, pizza e tradizione.
gino venetoInsomma entrare, davvero e fino in fondo, nel fantastico mondo di Gino Sorbillo. 
Guardiamo intanto la pizzeria in sé e per sé: un ambiente caldo, accogliente, particolare.
L'ingresso piccolo e con il forno a legna in vista, decorazioni di design in rame, pavimentazioni originali che proseguono quelle delle strada, una scala che sale verso la sala superiore, una che scende verso i bagni.
Entrando nella sala superiore, si ha un impatto meraviglioso: lo spazio è molto maggiore, ma l'ambiente non perde di "accoglienza" e calore. 
I tavoli sono parecchi, ma non si ha l'impressione di essere addossati gli uni agli altri, né si ha il pessimo effetto rimbombo che spesso capita in queste occasioni.
Una piccola balaustra laterale, affaccia sul "vicariello" ed è tutta piena di fiori e piantine naturali.
Appena salita la scala, si ha davanti agli occhi un vano frigo in cui troneggiano piccoli bicchierini da fine pasto.
Parliamo subito di questi: in realtà la spiegazione ce la dà Pina, perché è giusto che parli anche lei.
Pina, donna oltrettutto bella e mediterranea, ancorché sia un piccolo scricciolo, è una delle colonne portanti dell' "Antica Pizzeria Gino Sorbillo".
La filosofia di Gino, infatti, è di dare ai suoi dipendenti (e non sono pochi) le stesse responsabilità, ma anche gli stessi onori, che ha lui stesso, e così, chi vuole e chi sa, può crescere nel tempo.
Così Pina è, sì addetta alla sala superiore, ma ha anche, come lo stesso Gino sottolinea, ruoli aziendali e, in generale, con la sua competenza e la sua naturale dolcezza sa fare un po' di tutto.
Pina mi racconta che questi piccoli bicchierini, serviti in plastica trasparente dura, nascono da una collaborazione tra la pizzeria e la famossissima pasticceria Scaturchio (l'idea nacque prima del cambio gestione, ma prosegue felicemente anche dopo l'ingresso di Trotta – che del resto è un Signore, in tutta l'estensione del termine, della ristorazione partenopea*): un fine pasto particolare che sia una piccola dolcezza semifredda, quella che Ego chiamerebbe, sostanzialmente, uno sgrassa mole.
E, in effetti, può esserlo davvero, perché, a seconda della stagione e dell'estro del pasticcere abbiamo una scelta di sorbettini di frutta decisamente più freschi, così come di semifreddi dalle delicate suggestioni dalla tradizione (babà o pastiera), piuttosto che cioccolato al latte, gianduia o cioccolato nero.
pizza gino 2E qui mi ricollego a Gino. E ricominciamo a far parlare lui.

Allora Gino, tradizione, ma anche innovazione, come mai? Come concili queste due anime?

Hai ragione, è proprio così. Io, fondamentalmente, credo che la pizza sia un alimento tradizionale e che tale debba restare. La pizza è pizza, ci si può giocare, anzi è interessante farlo, si deve sperimentare, la si può rendere sofisticata, ma, se riesco a spiegarmi bene, non la si deve sofisticare. La pizza è comunque un alimento povero. Deve essere accessibile a tutti, il suo prezzo, quindi, deve essere contenuto. Però gli prodotti base devo essere d'eccellenza e si può anche sperimentare e tentare nuove strade, nel rispetto del solco tradizionale.
Quello che io ho sempre auspicato, per il mio locale, è questo: una grande tradizione onorata e portata avanti nei fatti, senza trascurare, però, il "futuro". Vorrei che fosse un locale di innovazione, insomma, così come nel design e nell'architettura, così anche nel "prodotto" proposto, ma senza, e ci tengo a dirlo, fare della pizza quello che non è. Vorrei fare un locale di sperimentazione.

Interessante ed in cosa dovrebbe consistere questa "sperimentazione"?

Beh, oltre che nella proposta di pizze con ingredienti sempre nuovi e un po' "arditi" rispetto a quelli tradizionali, anche in collaborazioni trasversali. Ad esempio delle collaborazioni come quella di cui ti ha parlato Pina, con "Scaturchio". Inoltre ho avuto anche una collaborazione con le cantine "Meoli" che per me hanno realizzato due bottiglie di vino, un rosso ed un bianco di cui magari parleremo con calma un'altra volta…

In effetti sì, che se no qui… Dicevamo, quindi?

Poi ho un'altra idea di cui parlo qui per la prima volta ufficialmente: da gennaio, se tutto va bene, il piano terra sarà un po' più grande. Abbiamo preso il locale affianco e al centro di quella stanza nascerà il "fast pizza"!

Il "fast pizza"?! Cus'è che l'è?

Eheheheh… è un'idea di cui vado molto fiero, in realtà. Sarà un bancone piuttosto lungo a ferro di cavallo, al centro del quale ci sarà un pizzaiolo che sfornerà pizze a getto continuo. Sarà ottimo per chi va di fretta e non può attendere la fila, un'idea pensata soprattutto per il pranzo, in effetti. Non ti nascondo che, come in molte delle cose che faccio, anche in questa c'è un lato "emotional", se così lo vogliamo definire: spero che questo punto di appoggio possa essere una buona occasione anche per fare conoscere i clienti tra di loro, perché facciano conversazione durante il pranzo etc. Ma sarà anche angolo wi-fi e ci saranno anche dei terminali telematici, ma anche di questo parlerei in un'altra occasione.

Ma si teniamoci altre pinelle da calare! E per quello che riguarda i prodotti anche lì sperimenti?

Ovviamente! Spesso mi capita di avere dei prodotti in prova, farine un po' particolari, piuttosto che olii d'oliva, o, ancora, pomodori, pelati, insomma di tutto di più. Io se sono convinto, almeno ad un primo sguardo, li provo, poi nel caso, continuo ad inserirli in pianta stabile. Ecco questo è parte fondativa della sperimentazione cui prima facevo riferimento.

Domanda sciuocca, tipica da wannabe giornalista: cosa scegli tra tradizione e sperimentazione?

Gino non ha un attimo di esitazione. – La tradizione, sempre e comunque.

Allora visto che abbiamo tanto altro da dirci in altri momenti ora chiuderei, che ne pensi?

Massì, un saluto a te, Daniela, e ai tuoi meravigliosi lettori.

Topoloni, i miei meravigliosi Topoloni alla lettura, pliz!

E quindi Topoloni (soprattutto Topolone, ricordate che Gino è sempre un gran bel fié, anche se guardare, ma non toccare), l'appuntamento è uno: "Antica Pizzeria Gino Sorbillo", Via dei Tribunali n. 32, Napoli.

*Trotta, già proprietario del "Caffé Aragonese" è il patron di "Palazzo Petrucci", unico ristorante in Napoli (si trova a Piazza San Domenico, nel cuore del centro storico) ad avere una stella Michelin. Resta per me un vanto averlo ritenuto – dopo esserci andata tre anni fa sotto segnalazione esplicita di un mio carissimo amico personale Gianni Borreca ("il nudo napoletano" cioccolata di altissimo livello) – insieme a "Coco Loco", uno dei miei ristoranti preferiti.

FOTO WITH THE COURTESY OF LUIGI SAVINO.

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Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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5 risposte a SuperEgoVsMe incontra Gino Sorbillo, Sky eyes – part two, perché two part is megl che one!

  1. pierthebear ha detto:

    bellissima intervista…sempre la number one 😉 Ps: potrei viverci a pizza e con quella di Sorbillo..anche morirci 😉 hahhhaa ciao splendita Dani…Pier

  2. superegovsme ha detto:

    tu sei l'amore mio!!!! 🙂

  3. N3m0 ha detto:

    Non voglio fare il guastafeste, ma Sorbillo non è più lo stesso da quando ha aperto la sala superiore.
    Il collo di bottiglia è il forno, e si sente. Inoltre il servizio è di molto peggiorato. Sarebbe gradito ormai per lo meno avere i bicchieri di vetro e camerieri che non siano sempre sull'orlo di una crisi di nervi.
    Il mio modesto consiglio da ex assiduo avventore: affrontare il successo come la sconfitta allo stesso modo: sono due gran bugiardi.

  4. superegovsme ha detto:

    Non so che dire, io lo frequento solo da quando c'è anche la sala superiore.
    il servizio mi sembra molto attento e cortese, al di là della mia partigianeria per Gino che non nego, assolutamente.
    Quanto ai bicchieri di vetro ci sono, eh. Basta chiederli.
    🙂
    Spero tu ti possa ricredere.

  5. Pingback: Street Food Day – Paolo Parisi @ Campania Mia. | incontrollabilmente io

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