Il Teatro degli orrori.

Io amo la musica, ma non ho una grandissima cultura musicale.
Mi duole dirlo, perché io amo cantare. Io amo tantissimo cantare.
Mi duole ammetterlo, perché credo che la musica sia una delle espressioni più genuine della cultura popolare, così come di quella "alta" di una nazione.
Mi duole riconoscerlo, perché amo la musica classica, quella lirica, così come quella da camera, ma anche qui conosco poco e conosco male.
Tra i generi musicali che meno ascolto e frequento c'è sicuramente il rock, questo un po' anche per gusto.
A volte ho difficoltà a capirlo, il rock, a dirla tutta.
Eppure grazie ad una serie di amici, tutti maschi, tutti grandi cultori della musica in genere ed, alcuni, del rock in particolare, negli ultimi anni ho scoperto vere perle anche in questo campo.
Tra i migliori gruppi rock italiani che io abbia mai ascoltato, scelgo sicuramente "Il Teatro degli orrori".
Formazione rock classica con l'aggiunta di un violino (chitarra, chitarra, batteria e voce), "Il Teatro degli Orrori", nasce nel 2005, omaggiando con il suo nome la poetica di Antonin Artaud*, cristallizzata nei due manifesti del "Teatro delle crudeltà".
Il rock de "Il Teatro degli Orrori" è un rock che non si risparmia: le sue sonorità sono francamente rock, a volte perfino dure, di certo sferzanti.
Ma è nei testi e nella voce intensa e mutevole di Pierpaolo Capovilla che la band trova i suoi punti di forza.
Uomo dalla grandissima presenza scenica, Capovilla spinge la sua voce in mille "direzioni diverse", interpretando finemente le asperità dei testi non sempre fruibilissimi de "Il Teatro".

Uno più interessante dell'altro i video che raccontano le canzoni; i miei preferiti sono quelli che ho incorporato in questo post.
Che dire, fortissimo tra i gruppi emergenti, nonostante sia indubbiamente fuori dai circoli commerciali e mediatici, "Il Teatro degli Orrori" è oramai riconosciuto anche da un pubblico più vasto come una forte e rappresentativa realtà del rock italiano.
Quello più vero, quello migliore, quello più naturalmente sofisticato.
Un ascolto da non perdere.

* Commediografo, attore e regista teatrale francese dell'inizio dello scorso secolo di fondamentale importanza.

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Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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6 risposte a Il Teatro degli orrori.

  1. RobertoBlues ha detto:

    un bel gruppo, purtroppo tra i pochi o rari in italia,ce ne vorrebbero di più…anche se non sono proprio una novità…;-)

  2. superegovsme ha detto:

    I giovani promettenti in Italia rimangono tali per decenni!

  3. sevensisters ha detto:

    Molto interessante come sonorità, si sente che c'è una ricerca in tal senso. Credo sia una caratteristica tipica del rock più interessante di oggi. La ricerca di suoni ed atmosfere. Quello che una volta si chiamava "arrangiamento"; la differenza è che l'arrangiamento è come un vestito per una canzone, mentre qui è…quasi tutto 🙂

  4. superegovsme ha detto:

    mi fa piacere ti siano piaciuti, seven, però non ho capito molto bene il tuo discorso sull'arrangiamento.
    in realtà io credo che il punto di forza del Teatro siano più che altro i testi.

  5. sevensisters ha detto:

    Se io suonassi "È colpa mia" con una chitarra acustica e con delle trombe in sottofondo che doppiano la voce, sarebbe un arrangiamento diverso della stessa canzone. Essa "suonerebbe" in modo del tutto diverso. In tal caso, secondo me, la canzone risulterebbe completamente stravolta. Perderebbe tutto, perchè credo che sia stata "pensata" proprio con quel particolare "suono". (Invece, se ad esempio rifacessi un pezzo di Bob Dylan con la chitarra elettrica distorta, sarebbe una versione diversa rispetto all'originale ma conserverebbe una sua fisionomia; in effetti Bob Dylan ha già eseguito sue canzoni in diversi modi) . Quanto ai testi, sì, fanno parte del tutto e dunque sono importanti; sì, mi sembrano bem pensati e significativi.

  6. superegovsme ha detto:

    ehm so – seppur vagamente – cosa sia un arrangiamento 😉
    torno a dire che al di là delle sonorità e degli arrangiamenti sicuramente singolari, almeno dal mio punto di visto, la vera forza del Teatro è nella forza poetica delle parole dei loro testi.

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