Il disonore di essere italiani.

Sono 150 anni.
Sono 150 anni che è nata, quest'Italia mia.
150 anni di un'unità che, soprattutto per noi del Sud, è nata con ombre, su supposte mistificazione della storia da parte dei vincitori, su innegabili abusi.
150 anni di unità che, purtroppo, sono stati attraversati da miriadi di congiunture non felici.
Anni che hanno visto due guerre mondiali, un totalitarismo, i cosiddetti anni di piombo, poi il lusso sregolato degli anni '80, la caduta dei veli della fine della prima repubblica, fino a giungere alle miserie dei nostri giorni.
In questi 150 anni, la nostra patria, la mia patria – ché io poco la uso perché poco la sento, questa parola, ma è vera, la mia patria – ha prodotto tanto: in termini di cultura, in termini di arte, in termini di industria, perfino.
Sono anni che la mia patria produce poco, che è sempre più stereotipo di se stessa, che abbandona le sue parti più deboli (le donne, i bambini, i poveri, le regioni territoriali in affanno) a loro stesse, che non assiste più.
Sono anni che la mia patria si piega – e li segue stolidamente –  a modelli culturali non propri.
Che non ha più una propria linea di politica internazionale autonoma ed originale.
Sono anni che i nostri giovani sono mandati a morire in guerre, anzi in missioni di pace, che minimamente ci riguardano.
La notizia di oggi è il ferimento di due altri soldati in Afganistan.
Mi correggo: il ferimento di un soldato e la morte di un altro ragazzo italiano, all'interno della nostra base di Bala Murghab, morte che fa seguito a quella, di poche settimane fa, di Matteo Miotto.
Sono anni che i nostri giovani, il nostro futuro, sono ampiamente scoraggiati dal rimanere in Italia, da una burocrazia lenta, da un mondo del lavoro statico e feroce, da prospettive di crescita inesistenti.
Sono anni che le donne, le stesse che apparentemente hanno raggiunto la parità in tutti i campi della vita sociale, non sono, di fatto, rappresentate nei vertici delle realtà aziendali, delle professioni, all'interno degli organi costituzionali.
Sono anni che il livello di vivibilità nel nostro paese è volto verso il basso, e non cambia, non cambia e non si arresta, non cessando di cadere sempre più in basso.
E così, purtroppo, l'avvilente clima politico di cui ritroviamo a parlare incessantemente in questi giorni, sorprende, amareggia, ma non troppo.
Il vero sdegno, la vera meraviglia, a ben vedere, non è tanto la nostra, quanto, piuttosto, quella dell'opinione internazionale, delle testate internazionali.
Per carità anche noi ci meravigliamo, anche noi ci scandalizziamo, anche noi ci amareggiamo, ma, in un certo senso, quasi pare che una parte di noi sapesse, una parte di noi immaginasse.
E così, parrà irrilevante, ma la maggior parte dei tweet con tema "Silvio Berlusconi", "Ruby" e "bunga bunga" sono di persone non italiane e manifestano una capacità di disgusto, se mi è concessa questa espressione, molto ma molto superiore alla nostra.
E questo, credetemi, mi fa male.
Come mi fanno male – come donna, come italiana, come essere umano – i resoconti delle serate a luci rosse del nostro Presidente del Consiglio.
Perché io non lo ho mai votato, ma purtroppo Silvio Berlusconi è sempre stato, e sempre rimarrà, anche un problema mio.
Ed ora che sono scivolata quasi totalmente in una triste indifferenza politica, mi fa ancora più male considerare che, forse, anche la mia ignavia ha reso possibile che persone simili fossero al governo per quasi 10 anni negli ultimi 14 anni.
Mi fa male pensare che la persona che ha rappresentato anche me, sia uno che si fa sbeffeggiare da Lele Mora ed Emilio Fede. Suoi intimi amici e sodali, peraltro.
Sento che questo disonore, che tutta questa sporcizia che dovrebbe essere solo di queste persone e di chi le ha difese, protette, spalleggiate, di chi con loro si è invischiato (per danaro o Dio sa cos'altro), beh in realtà sia anche un po' mio.
Sia anche della mia patria.
Povera, misera patria.
Ahi serva Italia (serva di se stessa, ciò che è peggio) di dolore ostello.

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Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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11 risposte a Il disonore di essere italiani.

  1. Gemisto ha detto:

    Bellissimo post. Condivido parola per parola.
    Ahi serva Italia, di dolore ostello,

    nave sanza nocchiere in gran tempesta,

    non donna di provincie, ma bordello!

  2. nonsodove ha detto:

    Siamo una nazione dall' unità travagliata, abbiamo i nostri problemi che in un periodo non facile di crisi si accentuano.
    Politicamente a sentire i tg c'è solo che da piangere visto quello che combina colui che dovrebbe rappresentarci…..però è lì perchè è stato eletto ed ancora non mi capacito del fatto che a chiedere in giro nessuno lo ha votato.
    L' italia è bella quanto incasinata, ed anche se non sono un suo fan devo dire che un pò la canzone di Fabri Fibra "in italia"  ci azzecca…..come ci azzeccava quella degli Elio e le storie tese "la terra dei cachi".
    Ma nonostante tutto…..viva l' italia, e chissà che un pò alla volta le cose possano cambiare in meglio.

  3. anonimo ha detto:

    Condivi tutto a pieno……
    ….è tutto 'na tristezza!!!!!!

  4. kjya ha detto:

    Non sei sola ad avere questo dispiacere immenso chi e' con lui e' pagato..si gli italiani lo hanno votato, la mia paztria l'Italia e' mal detta all'estero ci vivo e mi da dolore…dolore per le famiglie precarie i poveri pena per la cecita e sordita' della nazione… un sorriso e Luce nel cuore,  grazie per cio' che hai scritto

  5. superegovsme ha detto:

    @Gemisto: grazie mille, purtroppo è solo quello che sento, e non è un bel sentire.
    @Nonsodove: hai ragione, io conosco poche persone che dichiarino di averlo votato. quelle però sono fierissime di averlo fato e lo rifarebbero, che è peggio. ecco io spero davvero che qualcosa cambi. è che volte non ci credo più, sono le volte più tristi, davvero.
    @Simo: che dire?
    @kjia: ti ringrazio per le belle parole, davvero.
    mi danno il senso di tante cose. è brutto sapere che anche all'estero parlino male di noi, ma in fondo, un po' ce lo meritiamo. un bacio e torna presto

  6. N3m0 ha detto:

    Tutto vero.
    Ed il tuo post segna col dito il contorno di una spaccatura, di una dicotomia sempre più insanabile tra due Italie.
    In primis l'Italia del c.d. state building e quella della nation building. La prima costruita, la seconda largamente incompiuta…
    L'Italia del berlusconimo, del "tengo famiglia" stigmatizzato da Longanesi, e l'Italia dell'impegno civile. L'Italia del collateralismo, del clientelarismo e l'Italia della lotta per i diritti (quotidiana, cocciuta, di quanti lo devono fare per sopravvivenza, chi per dignità).
    Queste due Italie prima o poi dovranno incontrarsi, parlarsi, scontrarsi. La strada si sta facendo troppo stretta e tortuosa. La speranza è proprio questa.

  7. Erika2 ha detto:

    Povera Italia!
    CHi ha lottato per la sua unità oggi si rivolta nella tomba.
    Dobbiamo fare qualcosa noi e nn aspettare che siano gli altri
    L'ITALIA é LA NOSTRA TERRRA

  8. orematt ha detto:

    purtroppo chi pensa di battersi e agire ,con il senso di popolo,stato nazione e patria viene deriso perchè con enorme difficolta è già tanto che venga ammesso che siamo unpopolo ciao.

  9. superegovsme ha detto:

    @N3MO: è vero questa spaccatura esiste nei fatti ed è sempre più dolorosa, o almeno io la percepisco come tale. La strada è tortuosa ed è una vera e propria erta, ma io, come forse si sarà intuito, in questi giorni non credo più ad una possibilità di dialogo. E sono molto ferita.
    @Erika: sono d'accordo, è un po' quello che sostenevo anche io, nel non fare nulla, nella filosofia ignava del lassez faire, anche noi ci rendiamo colpevoli.
    @orematt: non hai tutti i torti. Ma del resto non sempre da popolo ci comportiamo. Per essere un popolo serve di più molto di più che condividere confini geografici.

  10. N3m0 ha detto:

    Anche io comincio a rifiutare il dialogo.
    Qui il dia-logos si traduce solo in una presa in giro per mezzo delle parole. E fanno anche schifo come sofisti 😀
    È in fondo il ragionamento sulla democrazia e la tolleranza, vecchio quanto la democrazia stessa. Esiste un confine varcato il quale la tolleranza da principio democratico diventa un vulnus per la democrazia stessa. Perché per funzionare bisogna che tutti stiano nel "recinto" delle regole democratiche.
    Sub lege libertas dicevano i saggi.
    Vallo a spiegare al popolino (e mi si passi il termine)!

    p.s.
    Perdonate l'Italiano, ma tra lavoro e mezza influenza non connetto granché 😀

  11. superegovsme ha detto:

    Direi che il tuo italiano sia ben più che intellegibile.
    E quanto è vero, la nostra classe politica inizia ad essere poco convincente anche se considerata alla stregua di sofisti.
    Nnamo bene, nnamo

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