Dance, dance, otherwise we are lost.

Ballare, ballare o essere perduti, questo il titolo del semi-documentario in 3D del regista Wim Wenders, dedicato alla coreografa, danzatrice, sublime artista tedesca, Pina Bausch.
Il film, girato in 3D perché, a giudizio di Wenders, due dimensioni non riuscivano a rendere la forza dei movimenti e dell'energia della Bausch, parteciperà, come film fuori concorso, all'imminente 61° Festival Internazionale del cinema di Berlino 2011, in programma dal 10 al 20 febbraio prossimo.
Progetto dalla lunga gestazione, nato dall'iniziale collaborazione tra lo stesso regista e la poetessa del teatro-danza, Pina Bausch, il documentario aveva subito un arresto per l'inattesa morte della coreografa tedesca.
Philippine Bausch, nata e cresciuta in Germania, ha legato strettamente il suo nome a quello del  Tanztheater, il teatro-danza – del quale è stata l'inventrice – che prevede l'inclusione nella danza della parole e più in generale di elementi meramenti recitativi, trascendendo, dunque, i normali mezzi espressivi, tanto della danza moderna quanto di quella classica.
La sua formazione avvenuta, sia in Germania, sia negli Stati Uniti presso la prestigiosa Julliard School of Music, la porterà ben presto ad esibirsi presso i principali teatri mondiali, con compagnie di altissimo profilo, come, ad esempio, il New American Ballet e il Metropolitan Opera.
Ma è il suo lavoro come coreografa a rappresentare il punto più alto della sua produzione artistica.pina-bausch. 
Dalle collaborazioni con musicisti del calibro di Purcell, nascono opere immortali, come "Café Muller", risalente alla fine degli anni '70, in cui la Bausch esprime a pieno le tematiche che le saranno proprie: la distanza tra l'uomo singolo e la società, la libera interpretazione in chiave personale ed intimistica di ogni passo e movimento per ogni danzatore, la critica sociale verso il consumismo sfrenato e spersonalizzante. 
Amatissima dal pubblico e da larghissima fetta della critica, Pina Bausch, pur insignita di numerosissimi premi e riconoscimenti, ha dovuto, però, pagare spesso lo scotto di contestazioni per le proprie coreografie, considerate da parte del mondo della danza troppo innovative ed eccentriche. 
Pina Bausch, strappata al mondo del cultura e della danza a soli sessantanove anni da un male incurabile, rivive adesso in "Pina – dance, dance, otherwise we are lost", intensa opera del grande Wim Wenders che è un inno d'amore all'immensa, sofisticata, immediata arte della danzatrice tedesca.

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Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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