SuperEgoVsMe incontra Gennaro Regina – un artista esplosivo.

Dice, che le interviste non le fai più?
Dovremo assistere solo a tuoi lunghi e deliranti monologhi?
Eh, no!
Tana per Voi.

Ciapàte una bellissima intervista – raccolta un po' di tempo fa – a Gennaro Regina: un artista ormai più affermato che emergente, da me scoperto l'anno scorso grazie all'amore che il mio migliore amico ha per le sue opere.

Come forse ricorderete, già l'anno scorso parlai in queste care vecchie paginette web di dubbio gusto di Gennaro Regina.
Voglio solo dirvi che conoscerlo dal vivo, mi ha fatto ancora di più apprezzare le sue tele: Gennaro è prima di tutto un gran signore, un uomo divertente, cortese e, come potrete notare dalla nostra conversazione, molto intelligente.

Dice, del resto è napoletano.

Pubblico con grave ritardo l'intervista, non solo per la chiusura del blog, ma anche perché non sono più riuscita a rintracciare Gennaro.
Gennaro, se mi leggi e vedi qualche inesattezza, non esitare a chiamarmi, sai come raggiungermi.

**********

Da dove ti è nato l’amore per la pittura e da quando hai iniziato a vendere le tue opere?
 
In realtà io ho sempre amato dipingere.
Pur non avendo seguito nessuna scuola, né avendo fatto studi precisi in tal senso, ho sempre dipinto: lo facevo per me stesso.
Certo, poi, da quando con mio fratello Vincenzo, ho aperto il negozio – era il 1997 – ho sempre disegnato gli schizzi per molti degli oggetti che ci facciamo realizzare, ma le tele erano un qualcosa di solo mio.
Poi un mio amico mi chiese una mano per realizzare un suo studio ed io pensai di regalargli anche un mio quadro; gli piacque davvero molto e tante persone gli chiesero dove l’avesse preso.
Ecco io avevo sempre pensato che fossero belle le mie opere, però, da quel momento ho iniziato a crederci di più e le ho esposte al negozio.
Era il 2007.
Da lì è stato tutto spontaneo e naturale: grazie al passaparola, le mie opere hanno iniziato ad incuriosire e a girare, varcando anche i confini della città e calamitando un interesse sempre maggiore.
 
Le tue opere sono state esposte anche fuori Napoli, vero?
 
Sì, assolutamente.
Abbiamo realizzato alcune mostre anche a Milano, dove ho avuto un buon successo di cui sono particolarmente fiero – Milano è una piazza estremamente ostica per l’arte contemporanea –, ma anche fuori Italia.
A breve, invece, parteciperò all’evento “Artisti in Mostra” a Parma, che si terrà dal 26 febbraio al 6 marzo 2011*: questa è una mostra a cui mi fa particolarmente piacere partecipare perché sono gli artisti in prima persona a decidere di esporre le proprie realizzazioni, senza il bisogno della sponsorizzazione delle gallerie d’arte che, a volte, hanno un’ingerenza troppo forte per la possibile visibilità di nuovi artisti.
 
Torniamo alle tue tele e ai tuoi quadri: l’elemento che ti caratterizza maggiormente, anche se non mancano altri spunti, è Napoli ed il Vesuvio, mi spieghi cosa significano per te e cosa vuoi comunicare rappresentandole in continuazione?
 
Napoli è la mia città, è la città dove vivo, dove lavoro, dove spero continuino a vivere le mie figlie.
Di Napoli si rappresenta sempre e solo il male e questo male, in definitiva, siamo noi napoletani a beccarcelo in pieno.
Chiaramente, Napoli è una città dalle mille difficoltà, ma ha anche tante incredibili bellezze che dovrebbero essere valorizzate, certo, ma di cui dobbiamo in ogni caso essere fieri; sono un tesoro che noi dobbiamo mostrare.
Con le mie opere voglio fare, sostanzialmente, questo.
Il Vesuvio per me rappresenta un faro, è una reazione, un urlo, una ribellione.
Per questo il “mio” Vesuvio erutta sempre: se noti, però, il suo fumo non incombe mai sulla città, è sempre teso verso il cielo.
Il mio è un Vesuvio benevolo che rappresenta tutto il fermento della città.
 
Dicevi che ti auguri che le tue figlie restino a Napoli e tu stesso, del resto, hai deciso, insieme con tuo fratello, di essere un imprenditore della cultura nella nostra città. Come mi risponderesti se ti dicessi che restare a Napoli è, a mio giudizio, in un certo senso anche un dovere?
 
Ti rispondo che sono assolutamente d’accordo, anche se, forse, più che un dovere la definirei una scelta di coraggio.
Napoli, come dicevo prima, ha indubbiamente molti fattori negativi e la vita qui non è facile, eppure è anche una città che ha molti aspetti positivi.
Ha una realtà così complessa che rende possibile di gestire la fantasia a trecentosessanta gradi.
Ti dà degli spunti incredibili.
Non dobbiamo poi sottovalutare di possedere delle risorse artistiche e naturali che potrebbero far vivere un’intera generazione.
Per me è incredibile vedere come altre nazioni, come ad esempio la Spagna, abbiano creato un indotto turistico perfetto, avendo molte meno risorse di noi.
Impegnarsi per un impiego ottimale delle nostre ricchezze storico-culturali e naturali è una sfida in cui molti potrebbero lanciarsi.
 
A proposito di ricchezze mal impiegate, in una delle tue opere, Pompei, raffiguri per l’appunto uno scorcio del complesso archeologico della città vesuviana. Vogliamo dire qualcosa sulla gestione di Pompei anche alla luce degli ultimi tristissimi avvenimenti?
 
Cosa vuoi che ti dica… chiaramente, anche quella è un’altra scommessa persa e gravemente.
È
 più che ovvio che un sito simile, dal valore archeologico incomparabile, andrebbe tutelato, preservato e gestito in tutt’altra maniera.
Ma sin dagli aspetti più banali.
Non so se ci sei stata di recente, ma appena si entra si viene quasi aggrediti da uno stuolo di guide turistiche che ti vogliono accompagnare per la città, così senza alcun ordine.
Non è certo questo il giusto biglietto da visita per un luogo di una simile importanza.
Purtroppo facendo il confronto con quanto succede in altri siti romani al di fuori dall’Italia, anche in zone che si pretende essere meno civili della nostra, ne usciamo a pezzi.
Credo che, in un certo senso, quello che è successo a Pompei sia l’estremo e più drammatico esempio di quello che succede a Napoli, ma, direi, anche in Italia, in generale.


Quindi per te le tue opere sono anche un modo per diffondere la bellezza di Napoli?  
 
Certo.
Poche, pochissime sono le voci che mostrano Napoli per quello che realmente è, al di là dei suoi problemi e delle sue brutture.
Solo gli artisti, i poeti, i letterati, gli scrittori hanno oggi il coraggio di mostrare un’altra Napoli: quella della cultura, della capacità di andare avanti.
Se si guarda la televisione, i telegiornali, l’immagine che abbiamo della nostra città è unidimensionale e votata al peggio.
 
Tornando più strettamente alla realizzazione delle tue tele, la tua è una tecnica particolare che spesso fonde fotografia e pittura, me ne puoi parlare? E poi, credi che l’utilizzo di una tecnica così sui generis debba essere spiegata all’osservatore dei tuoi quadri?
 
Quando dipingevo, anche solo per me stesso, lo facevo, soprattutto, per mettere insieme due delle mie passioni più grandi: la pittura, per l’appunto, è la fotografia.
Tutto è nato in maniera molto casuale: avevo fatto una foto i cui colori non mi piacevano e così ho provato a modificarli con la pittura.
Il risultato mi è piaciuto moltissimo e così ho iniziato a farlo più spesso e anche con tecniche diverse, utilizzando il plotter che mi permette di stampare una foto direttamente sulla tela o su materiali differenti.
Da lì poi parto per la realizzazione del nuovo quadro.
In ogni caso, anche se non mancano opere che realizzo semplicemente dipingendo, non credo che l’opera d’arte vada vista come prodotto artigianale.
Mi spiego meglio: non credo che l’ipotetico valore di un’espressione artistica cambi in base al modo con il quale è stata realizzata.
Dunque, a chi me lo chiede, posso spiegare tranquillamente come sia stato realizzato un quadro o un altro, ma quello che mi auguro è di riuscire a trasmettere qualcosa e, se mi permetti la provocazione, di regalare qualcosa a chi osserva le mie tele, non grazie alla mano che le ha materialmente realizzate, ma all’anima che ci ho messo dipingendole.
 
E le tue tele, oltre all’amore per Napoli, per i suoi luoghi, per le sue tradizioni, che cosa vogliono esprimere?
 
In realtà non è che abbiano un messaggio in particolare: molte volte quando dipingo, io esprimo semplicemente uno stato d’animo, attraverso l’utilizzo di colori più tenui o più accessi, o di pennellate più selvagge o più delicate.
Spesso mi capita che chi le osserva si sintonizzi spontaneamente sulla mia lunghezza d’onda; altri, invece, vedono sensazioni e spunti che magari io stesso non avevo colto.
Quello che mi interessa maggiormente però è essere comprensibile, fruibile.
Poi, chiaramente, ci sono opere alle quali sono più legato, che anche nel momento della realizzazione hanno avuto per me un significato particolare, ma in generale, dietro ogni quadro, o disegno c’è sempre uno stato d’animo.
 
Parlami invece del “Voyage Pittoresque”, la tua attività imprenditoriale che è anche un bellissimo atelier. Cosa ti auguri per il 2011?
 
La nostra produzione, sia come editori, sia per quello che riguarda gli oggetti di design, è chiaramente di nicchia.
La nostra più grande soddisfazione è quella di trattare con la qualità: la qualità dei nostri clienti e l’altissima qualità delle aziende con le quali collaboriamo.
Il design dei nostri oggetti è raffinato, come amo dire.
Indubbiamente, come tutti gli imprenditori, coltiviamo la voglia di crescere, di avere un riscontro sempre maggiore e, in tal senso, queste prime settimane del 2011 sono state molto soddisfacenti, però la volontà più forte è quella di fare piccoli passi, calibrati e realizzati, come sempre abbiamo fatto in questi anni con le sole nostre forze e, soprattutto, senza tradire la nostra identità.
Ad esempio, è ovvio che se realizzassimo altrove alcuni oggetti, ne potremmo avere di più e, magari, a costi più contenuti, ma l’oggetto così perderebbe tutta la sua peculiarità e il suo valore che una “tiratura” limitata, la realizzazione secondo alcune precise regole, ci garantisce.
 
Eccoci all’inevitabile domanda marzulliana: oggi ti senti più artista o più imprenditore?
 
Qualche anno fa  a questa domanda ti avrei risposto sicuramente imprenditore, adesso ti dico artista-imprentore.
E devo riconoscere che questa doppia natura ha sempre convissuto in me: io ho sempre disegnato gli oggetti che vendiamo e, come prima ti dicevo, ho sempre dipinto. Adesso che lo faccio anche apertamente, posso dire che forse la mia natura artistica sia quella che fa muovere tutto, anche il mio modo di essere imprenditore.

 

Ditemi Voi, cari Topoloni all'ascolto, non è forse un uomo che vale la pena conoscere? 

* NdE: raccolsi l'intervista verso fine gennaio.

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Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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6 risposte a SuperEgoVsMe incontra Gennaro Regina – un artista esplosivo.

  1. Salinaversosud ha detto:

    "Il Vesuvio per me rappresenta un faro, è una reazione, un urlo, una ribellione.
    Per questo il “mio” Vesuvio erutta sempre: se noti, però, il suo fumo non incombe mai sulla città, è sempre teso verso il cielo.
    Il mio è un Vesuvio benevolo che rappresenta tutto il fermento della città." 

    Che bella immagine cavoli!

    (è lo so, ho fatto copia-incolla e non riesco a cambiare font…oh! Fa figo "font"!!! Un bacio in font!)

  2. superegovsme ha detto:

    eheheh @Salinabellabella: t'ho mai detto che odio splinder? 😉 cmq è un casinoa anche io ho dovuto fare mille pasticci ché l'interview ce l'avevo su word.
    Cmq sì, Gennaro è davvero un grande.
    Un bacio in "font" anche a te! tvb

  3. scarlight ha detto:

    ahahahahhh! Si sicuramente ed indubbiamente un grande uomo…….ma se proprio me lo chiedi…….preferisco conoscere la "giornalista"…..sai com'è!

  4. superegovsme ha detto:

    @SL: la giornalista poi che te lo dico a fà!!!

  5. scarlight ha detto:

    eh già!!! E' una supereroina…..e noi supereroi….si sa….siamo fighi!!
    ma pure Hulk?!

  6. superegovsme ha detto:

    ebbé che scherzi: intanto, è figo di default perché se gli dici il contrario si incazza e io, pavidamente, non mi metto mai contro quelli più grandi di me!
    – nonèverosfottotuttoetutti –
    e poi il verde è di grandissima moda, quindi!

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