Viva Zapatero! E la voglia di dire “è morto il re, viva il re”.

Ieri sera, dopo sei anni dalla fortunatissima uscita nelle sale cinematografiche, è andato in onda, su La7, il docu-film di Sabina Guzzanti, "Viva Zapatero!".

La pellicola, uscita nelle sale nel 2005, vincitrice di un Nastro d'Argento per il miglior documentario nell'edizione 2006 del concorso, racconta degli avvenimenti successivi alla cancellazione dal palinsesto di Raitre di "Raiot, armi di distrazione di massa", firmato dalla stessa Guzzanti.

Il programma, che pure ottenne un notevolissimo successo di pubblico, raggiungendo picchi del 25% di share, ben oltre la media di Raitre, fu sospeso, in via di autotutela, dalla stessa rete dopo una sola puntata.
Fu un'iniziativa dell'allora direttore di Raitre, Paolo Ruffini (adesso a sua volta epurato dalla Rai) di concerto con il Presidente dell'azienda dell'epoca, Lucia Annunziata. 

In realtà, nei giorni successivi alla messa in onda della prima puntata – dedicata interamente alla libertà di espressione e composta da alcuni sketch della Guzzanti, nelle vesti di Berlusconi e dell'Annunziata, e di un'intervista parodia con il ministro delle telecomunicazioni dell'epoca, Gasparri, interpretato da Neri Marcorè -, Mediaset aveva proposto una querela nei confronti della Rai, assumendo il contenuto falso e diffamatorio della trasmissione e paventando, inoltre, un'azione di risarcimento del valore di oltre 20.000.000 di €.

La procura di Milano dichiarò, poi, infondate tali pretese, affermando che il programma era satirico e, pertando, rappresentava esercizio del diritto costituzionalmente garantito di libera espressione, e che, per di più, i fatti storici raccontati dallo stesso corrispondevano a verità.

Così, la Guzzanti, insieme ad un cast ancora più allargato di quello originariamente previsto – con la presenza di Serena Dandini e Corrado Guzzanti, Neri Marcorè e Marco Marzocca, David Riondino e Stefano Bollani, tra gli altri – decise di realizzare un evento "Raiot", che pur se non trasmesso dalla Rai raggiunse moltissimi spettatori grazie alla collaborazione di Sky, di numerose televisioni locali, all'utilizzo dello streaming via internet e alla proiezione in maxi schermi.

Solo all'Auditorium di Roma, dove lo spettacolo fu organizzato gratuitamente, arrivarono oltre 15.000 persone.

Il documentario, che ha come pretesto quello di raccontare la storia di Raiot (il cui nome già provocatoriamente giocava nella fusione tra la parola Rai e il termine inglese riot, che significa rivolta), punta, in realtà, ad una critica panoramica sullo stato della libertà di informazione e di espressione ai tempi del secondo mandato di Berlusconi.

Numerosi giornalisti, sia spiccatamente avversi a Berlusconi, come Travaglio e Furio Colombo, sia meno passionari, come intere redazioni del Corsera o del tradizionalissimo Tg1, raccontano delle evidenti mutazioni che l'ingresso di Berlusconi nella politica ha portato nel modo stesso di intendere il giornalismo.

Il tutto intervallato da polemiche interviste da strada della Guzzanti ad esponenti del PdL, che allora ancora si chiamava "Forza Italia".

Né, del resto, mancano forti attacchi alla connivenza della sinistra italiana con il premier.

Dalle pressioni esercitate dai DS all'Unità e, più specificamente nei confronti del direttore Colombo – poi praticamente costretto ad allontanarsi dal quotidiano perché colpevole di eccessiva durezza nei confronti di quel premier cui la sinistra avrebbe dovuto fare opposizione.
Alle ben più gravi ombre sulle leggi promulgate dai governi di sinistra in aperto favore di Berlusconi.

Moltissime considerazioni ci sarebbero da fare su "Viva Zapatero!", anche solo a partire dal titolo: il primo ministro spagnolo cui si fa entusiastico riferimento, infatti, proprio in queste settimane ha sciolto le camere del Parlamento, all'esito di una parabola politica tutt'altro che entusiasmante.
Non è, però, forse il caso di farle in questa sede, anche solo per non risultare troppo lunga. 

Voglio solo puntare l'attenzione su alcune cose che mi hanno fatto particolarmente riflettere: l'amarezza di professionisti dell'informazione, come Colombo e De Bortoli emarginati come se fossero nulla (ma si dovrebbe dire anche di Biagi "morto" su Raitre ad orari improbabili); la stolidità e l'impunità dei nostri politici, di ambo le posizioni, di fronte alle realtà quotidiane della gente, quello che nel pessimo e trito gergo giornalistico, si definirebbe "la distanza del palazzo".

Non posso poi tacere della serpeggiante disperazione che ho provato, pensando che nulla in sei anni si sia mosso, se non per peggiorare: è l'immobilismo che più di tutto pagherò io, pagheranno i miei figli, forse i miei nipoti.

Un immobilismo morale, culturale, politico, economico che non ha fatto altro che affossare e  rendere meno competitiva l'Italia, andando a ledere, IMHO, anche la solo configurabilità di un riscatto: persone cresciute a bungabunga, Grandi Fratelli, Amici, Uomini e Donne, guardando starlette (quando tutto andava bene) diventare ministri della Repubblica, difficilmente avranno un alto senso della meritocrazia.

Poi però io sono anche un'inguaribile romantica.
E le ultime scene di "Viva Zapatero!", mi hanno fatto quasi commuovere.
La Guzzanti, persona che non condivido, in realtà, al mille per mille, guardando le migliaia di persone venute all'Auditorium per vedere il suo spettacolo, dice: "Io sono un buffone e, siccome ho fatto il mio dovere, ho visto il popolo".
E il suo popolo in effetti lo ha incontrato.
E, forse, non era solo il suo di popolo.
Anche se dopo sei dannati anni siamo ancora esattamente "attaccati allo stesso palo".

Solo che, ancora oggi, il dayafter della 51esima fiducia parlamentare al terzo esecutivo di Berlusconi, mi chiedo quando usciremo da questo lungo sonno della ragione.

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Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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3 risposte a Viva Zapatero! E la voglia di dire “è morto il re, viva il re”.

  1. pierthebear ha detto:

    Che brutto periodo che stiamo vivendo…non voglio pensare cosa sarà per i nostri figli (per chi li avrà ovviamente) speriamo che cambi qualcosa anche se ormai non ci credo piu' ;-( ciao Dany scrivi da dio…Pier

  2. sevensisters ha detto:

    hai detto bene, il "sonno della ragione". Berlusconi ha narcotizzato un pò tutti, pure l'opposizione (che nemmeno adesso che B. è ridotto in polpette, riesce a non farsi del male da sola)

  3. superegovsme ha detto:

    @Pier: io non ne vedo la fine, seriamente. Temo anche le future elezioni, se e quando ci saranno: immaginiamo una sua ricanditatura, se fosse rieletto ancora? E poi, pure "noi di sinistra" ma cosa proponiamo? che scoramento!! Grazie per i complimenti, sei sempre un amore!
    @Sevensister: quanto hai ragione. B. è una scheggia impazzita, messa al muro da tutti: ricattatori, alleati, nemici e, secondo me, anche dalla famiglia. e la sinistra e l'opposizione in genere cosa propone? l'unico serio è Casini, moriremo democristiani, come si era sempre saputo. Ma a questo punto mi chiedo con un cinismo che non dovrebbe essere proprio di una di trent'anni: ma non era meglio rimanerlo? le schifezze che facevano loro, i vecchi partitisti, si autotenevano e, secondo me, non sarebbero mai venuti i nodi al pettine.
    Che dire, ragazzi miei, se non che scoramento.

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