Where the wild things are.

Dove si trovano le "cose" selvagge, questa la traduzione letterale del titolo di uno dei libri più belli che abbia mai letto in my whole life.

Detta da me, quest'affermazione ha un certo peso, soprattutto se relazionata alla mole di libri letti: oltre 150 volumi l'anno.
Insomma, anche solo grazie alle probabilità, parecchie robette memorabili le dovrei aver incrociate.

Eppure posso dire con tranquillità che questo piccolissimo volume illustrato, edito negli Stati Uniti per la prima volta nel 1963 da Harper & Row, sia uno dei libri più struggentemente belli che abbia mai letto.

Nel paese dei mostri selvaggi – questo il titolo tradotto in italiano e adottato anche da BabaLibri, l'editrice che oramai da oltre un ventennio, ne detiene i diritti per il nostro paese – è un piccolo romanzo illustrato che narra delle avventure di un bambino, Max, appunto in un mondo parallelo, ove vivono le cose selvagge.

Max è a casa sua, e vestito del suo travestimento preferito da lupo porta lo scompiglio in casa, giocando con il cane e rischiando di ferirlo con una forchetta.
La madre, esasperata, lo definisce un mostro selvaggio e lo manda in camera sua senza cena.  
Tornato nella cameretta, Max la vede trasformarsi in una lussureggiante foresta e, dopo un lungo viaggio in zattera, arriverà nel paese dei mostri selvaggi. 
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I mostri selvaggi sono spaventosi, ma Max, semplicemente guardandoli negli occhi, ne avrà ragione e sarà proclamato la creatura più selvaggia di tutte, diventandone il re e dando via alle loro scatenate danze tribali – E allora Max urlò: Diamo inizio alla ridda selvaggia! And now let the wild rumpus start! -.

Chiaramente Max si stuferà del proprio ruolo e sarà allora che…

Già controverso nella sua realizzazione (Sendak, infatti, racconta dapprima di aver dovuto mutare il titolo da Where the wild horses are in quello definitivo, vista quella che il suo editore definiva la sua incapacità di disegnare i cavalli: "… cambiò il titolo… con l'idea che sapessi quantomeno disegnare una cosa."), Where the wild things are non fu inizialmente accolto benissimo.

Si temeva che i bambini cui era indirizzato potessero spaventarsi dei mostri, oggettivamente un po' inquietanti.
Ma dopo un passamano quasi furtivo, il libro ottenne subito un ottimo successo di vendite, che poi resterà invariato nel corso dei successivi quasi cinquant'anni, venendo, inoltre, insignito nel 1964 del Caldecott Medal e di altri importantissimi riconoscimenti di critica.

Il paese dei mostri selvaggi è tutt'ora considerato come uno dei libri per ragazzi più influente di tutta la letteratura americana, anche se come Sendak ama spesso ricordare, non è che lui scriva per bambini o adulti: scrive e basta.

maurice-sendakSendak, newyorkese del 1928 nato da una famiglia di origine ebraico-polacca, fu iniziato alla letteratura e alla fantasia da dei problemi cardiaci che lo affliggevano, confinandolo molti giorni dell'anno in casa.
 
Scrittore, sceneggiatore, autore per la televisione (partecipò per molti anni alla realizzazione della famosissima trasmissione per bambini Sesame Street).

La produzione di Sendak è estremamente condizionata dalla sua cultura yiddish e dalla necessità di testimoniare l'Olocausto, dal quale famiglia fu gravemente colpita, con la perdita di più di un suo membro fra i familiari che all'epoca della persecuzione nazista erano rimasti in Europa.

Le stesse cose selvagge, infatti, altro non sono che la trasposizione fonematica di un termine Yiddish (Vildechaya – che indica i bambini chiassosi – per wild things), e gli stessi mostri sono  ispirati da immagini della tradizione yiddish, nonché dagli "estremi comportamenti" dei suoi parenti quando lo venivano a trovare a casa.

Quando poi Sendak deciderà di dare dei nomi ai mostri selvaggi, questo accadrà solo negli anni '70, sarà per lui naturale chiamarli Aaron, Emil, Bernard, Moishe e Tzippy, ricordando, appunto, alcuni dei suoi cugini morti per mano nazista durante la Seconda Guerra Mondiale.

Anche se l'ispirazione per il romanzo non è mai stata da lui apertamente dichiarata, ci sono alcune similitudini con favole giapponesi, come quella di Momotaro, così come riportata da William Griffith alla fine del XIX sec. e quella più antica di Kintaro:  in entrambe giovani ragazzi dopo un lungo viaggio incontrano creature misteriose e magiche che vengono completamente fascinate da loro pregandoli di rimanere nel proprio mondo .

Riferimenti all'Olocausto, invece, sono ancora maggiormente presenti, in Luca, il latte, la luna, altro libro libro illustrato di Sendak edito negli anni '70; altro volume delizioso, a mio parere.214 sendak2

Il romanzo narra di Luca, bambino inquieto, che durante la notte viaggia per la città, vivendo mille incredibili avventure in un enorme cucina (il titolo originario, infatti, è In the night  kitchen).  
Il volume è stato oggetto di censure ancora più severe per la nudità del protagonista in gran parte delle scene e per la presenza di un cuoco dai baffi hitleriani che cerca di cuocerlo insieme al pane in un enorme forno che ricorda molto da vicino quelli crematori.

Libro ancora più iniziatico e zeppo di riferimenti alchemici e massonici, Luca, la luna e il latte, rappresenta, invece, secondo me, sottili teorie dell'autore circa la psiche preadolescenziale, nonché il ricordo delle paure ataviche ed infantili patite dallo stesso.

Tornando a Where the wild things are, pur non volendo raccontare null'altro della trama, non posso fare a meno di ricordare delle caldissime lacrime che versai la prima volta che lo lessi, per di più a scrocco ne La Feltrinelli, nella sezione destinata ai bimbi e seduta su di una sedia alta dieci cm al garrese. 

Raramente ho pianto tanto, come la mia amata cuginetta-sola Grillettì che, portata da me a leggerlo (quante volte e quante persone ci ho portato è quasi un mio personale test – epperò i libri di Sendak li compro anche eh, li regalo più che altro, tanto che io, paradossalmente, non li posseggo), pianse a sua volta come una sciocchina.

600full-maurice-sendakIl messaggio di questo volume per me è tutto particolare.
Rimanda ad un'appartenenza quasi trascendentale; è un messaggio di certezza, più che di speranza.

Mi duole molto non potere approfondire qui i miei pensieri devianti, ma senza svelarne il finale non ci potremmo mai capire (e probabilmente neanche se lo spoilerassi, quello che penso io è sempre coì dannatamente singolare).

Diventato l'emblema di una certa cultura per l'infanzia (anche ed ancora oggi non mancano strenui oppositori all'opportunità di farlo leggere ai bambini e ai suoi contenuti in genere), Where the wild thing are, negli anni, è stato trasversalmente celebrato: dalla musica, vedi alla voce Metallica, dai videogiochi; è stato citato in film e parodiato in cartoni come i Simpson, i Griffith e South Park.

Dopo moltissimi anni di resistenze, Sendak nel 2009 ha autorizzato e partecipato alla realizzazione di un film che trasponeva il suo romanzo, la cui sceneggiatura è stata curata anche dallo scrittore David Eggers. 

Il film, Nel paese delle creature selvagge, è stato diretto da Spike Jonze che ha lavorato per oltre 3 anni con Eggers alla sceneggiatura dello stesso.
Il film ha ottenuto anche un Golden Globe per la colonna sonora originale, realizzata da Karen O and the Kids.

Con i suoi tratti grotteschi, ipercolorati, repulsivi e accantivanti e le sue parole essenziali, ficcanti, travolgenti, Sendak è un grande della letteratura mondiale, un animo inquieto ma serenato, la cui conoscenza, qualora vi mancasse, vi consiglio assolutamente di fare.

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Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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2 risposte a Where the wild things are.

  1. HistoriaVbc ha detto:

    Grazie rampante legale partenopea di belle speranze: non conoscevo assolutamente Sendak e le sue opere.
    Adesso lo cercherò sicuramente!

  2. superegovsme ha detto:

    devi devi!!! non può non piacere!
    che bello condivere con altri le cose che piacciono!

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