La kryptonite nella borsa.

La kryptonite nella borsa è un film delizioso.

Potrei anche smettere qui, perché parlare di certe cose – anche analizzandole, anche sottolineandole nei più sottili passaggi, anche cogliendone le più giuste e profonde sfumature -, alle volte, fa correre il rischio di banalizzarle.


Perché le "cose" carine, lievi e dolci sono tali perché sono tali; sono tali in quanto semplici.

E da semplici andrebbero prese, senza tanta liturgia.

Ma non resisto, ovviamente. Perché sono io, intanto. 
Ma anche perché questo film voglio celebrarlo, perché celebra quello che ho di più caro al mondo:  Napoli e l'idea migliore della napoletaneità.

Voglio celebrarlo, anche e soprattutto, per fare un piccolo ma sentitissimo omaggio a quello che, a mio parere, è un genio misconosciuto alle masse (non all'intellighenzia, fortunatamente): Ivan Cotroneo.

Ivan Cotroneo è il regista, lo sceneggiatore del film.
Cotroneo è il sorriso, la fragilità, la forza, che si nasconde dietro ogni protagonista, ma è anche l'autore del libro da cui è stato tratto questo piccolo, delicato, romanticissimo film, che, come programaticamente si afferma, è una storia d'amore.

Bisogna però intendersi su cosa s'intenda per amore.

Cotroneo, e tutti i folli savi, lo intende bacchicamente, come sentimento onnicomprensivo, come moto dell'animo costante, come occhio sempre aperto che sottolinea e gode della bellezza, ovunque la incontri, in una persona, in un luogo, in un oggetto, in una situazione.

E così, quello che questo piccolo prezioso film resistituisce allo spettatore è sì, la storia di un piccolo ed imberbe Ulysses perso nella napoletaneità dei primi anni settanta; sono sì le sue romantiche peregrinazioni ai bordi del collasso del suo mondo (la crisi del rapporto dei suoi genitori, la depressione della madre, la perdita dell'amato cugino che crede di essere Superman, l'incapacità di affrontare quelli più cattivi, o semplicemente più stupidi, di lui).
Ma, anche e soprattutto, La kryptonite nella borsa regala un amore pindarico ed onnicomprensivo per Napoli, città emblematica di tanto, come sempre.

Napoli è, per Ivan Cotroneo che ci è nato sul finire degli anni sessanta, madre – una sorta di quarta madre -, ispirazione, donna da corteggiare (meravigliosa, dopo una pletora di piccoli deliziosi dettagli, la transvolata notturna sulle suggestive note di Life on Mars, immarcescibile canzone del Duca Bianco, indubbia dichiarazione d'amore alla città che pure Cotroneo ha abbondonato in gioventù), consolazione, monito e perfino estrema censura.

La povertà cui sa costringere alcuni dei suoi figli, infatti, è punizione e compatimento, sembra dirci Cotroneo.

golinoE così, potrei dire del cast particolarissimo che va da una perfetta Golino, malinconica e dolente, ad un'ineffabile Anita Caprioli, nel ruolo di una napoletanissima Madre celeste, rassegnata alle esosità di noi altri umani, alla sempre brava De Cicco (attrice, anch'essa non valorizzata come dovrebbe, pur vantando partecipazioni in film autoriali di alto livello), al misurato e affascinante Gifuni, al dolce "bastardo incosciente" Zingaretti, che fa della propria inadeguatezza riscatto, dopo l'uccisione di tre pulcini e grazie ad un'insalata con una fettina di carne a tavola.

E, ancora, potrei ricordare "i ragazzi del mistero" Capotondi e De Rienzo bellissimi, divertentissimi, ma l'uno per l'altra, come ogni fratello dovrebbe essere.

E soprattutto potrei sottolineare la bravura del giovanissimo Nemolato, SuperMan per amore,

superman cotroneo Cotroneo per vocazione (un po' come accade nei film di Allen, in cui la parte idealmente sua, è interpretata da altri attori, Nemolato finisce perfino per somigliare fisicamente ad Ivan Cotroneo).

Efficacissimo nelle sue apparizioni, incredibile nell'imperdibile monologo finale.


Oppure potrei sottolineare quella che forse, inaspettatamente, è stata la scena migliore: un uomo, Massimiliano Gallo, che in ppp strettissimo, parla sulle scale di un palazzo popolare alle soglie di quello che se non stesse, per l'appunto su delle scale, sarebbe decisamente un vascio, o meglio ancora la perfetta resa visiva della casa paterna di Filomena Marturano.
Due stanze (i nostri appartamenti) in cui abitano padri, figli, madri, fratelli in generazioni trasversali, di letti sempre disfatti, in quanto unici mobili. 

L'emblema di una napoletaneità povera che non è mai povera napoletaneità. 

O, forse, che non lo era.

Un uomo che dall'alto di un'evidente differente situazione socio-culturale-censuale, in quel "vascio" ci entra per prendere e portare via la donna della vita, quella che cercava l'uomo ricco, ma che, alla fine, arrossisce e gode solo del suo ricco amore.

E perché, come direbbe, Rosaria, intrappolata, più che nel tradimento patito, nella propria differente sensibilità, non possiamo essere tutti felici così? 

Io sono un'enfatica, lo so, credo nelle cose che amo, pure questo è vero. 
ivan
Eppure vi prego, e lo faccio con tutto il cuore, di vedere La kryptonite nella borsa, di leggerlo perfino.

Di conoscere, amare, diffondere, l'esitenza di Ivan Cotroneo, regista, scrittore, traduttore di Kureishi e Cunnigham, autore televisivo di Serena Dandini e Corrado Guzzanti, autore di testi teatrali.

Di amare e far amare Ivan Cotroneo, napoletano.
 

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Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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