Dignità autonome di prostituzione.

Si sono chiuse, ieri, con un successo strepitoso, le 18-repliche-18 di Dignità autonome di Prostituzione, con la pomeridiana al Teatro Bellini di Napoli.

Il Bellino ha ospitato, per queste settimane, il rutilante spettacolo nato, oramai nel 2007, da un'idea – geniale – del regista Luciano Melchionna e dell'attrice ed autrice Betta Cianchini.

Dignità autonome di prostituzione è la Casa Chiusa dell'Arte: è un bordello in cui oltre trenta artisti offrono le proprie prestazioni, venduti da attori maitresse e protette dall'amministratore Papi-Luciano.

dignitàDignità autonome di prostituzione è un grottesco mondo parallelo in cui la mercificazione estrema, che ogni giorno patiamo passivamente, si esplicita in tutta la sua evidenza. 

Un mondo naif, fatto di eccessi, di sincopi, di traumi, se vogliamo; un mondo estremo, estremo, estremo, ma estremamente più normale di quello che della realtà che si pretende essere tale.

Nella Casa Chiusa dell'Arte si gode, ma si gode d'arte, appunto.

Le prostitute e i gigolò sono attori, artisti che si vendono, che la danno via, più volte alla sera, numerosissime volte alla sera – sotto la "sferza" dell'amministratore Melchionna, ingordo di danari e poteri come ogni Papi che si rispetti -, concedendo interpretazioni sempre intensissime e tese, possano piacere o meno.

Perchè è di tutta evidenza: uno spettacolo così fuori dagli schemi, così estremo, inevitabilmente piace, piace moltissimo, non lo si comprende per niente, lo si odia, lo si odia tantissimo. 
Non credo possa lasciare indifferenti, non fosse altro per l'onestà intellettuale di riconoscere la felicissima intuizione che lo crea.

Ed ugualmente, le prestazioni dei singoli attori "monologhisti" perché tutto è arte, tutto è messa in scena non appena si entra in teatro, possono piacere molto, piacere poco, piacere per niente, ma raramente lasciano indifferenti.

Diamo un po' di chiarezza, però, perchè altrimenti chi non conosce lo spettacolo, potrebbe avere difficoltà a seguirmi, lo so.

Entrati a Teatro, si hanno 4 dollarini ad ingresso: con questi ultimi, appositamente stampati per lo spettacolo, si acquisteranno le prestazioni degli attori.

Si giunge poi, accompagnati da affascinanti maitre e maitresse, dispensatori per l'altrui piacere dell'altrui e della propria arte, nella platea, sventrata delle poltrone (in questo caso devo dire che il Teatro Bellini particolarmente si presta all'impianto dello spettacolo: è un delizia, napoletana, non a caso). 

Qui, lo spettacolo corale iniziale di presentazione al quale in due volte e dico due, in cui sono stata, non ho mai avuto la capacità di assistere: essere ritardataria non mi ha portato mai fortuna! 

Al termine, un'orchestrina permanente posta a metà platea, ben più avanti del palcoscenico, intratterà con vari artisti e canzoni il pubblico per tutta la sera, mentre gruppi poco o più nutriti di spettatori compreranno gli attori in cerca di clienti.

Nelle due occasioni in cui ci sono stata (entrambe le volte di sabato, scelta, probabilmente poco felice, vista la grandissima presenza di pubblico, sia della prima replica cui ho assistito, sia della seconda dell'altro ieri), io ho comprato numerosi momenti di piacere.

Ho comprato Lia, il bravo, bello, saggio Daniele Russo: travestito e prostituta "attiva" per necessità di fame, ché con lo stipendio a nero da imbianchino la famiglia a 30anni non la mandi avanti, che nasconde la sua vibrante amarezza dietro la maschera di una conturbante sessualità.

Mi sono turbata con la Meglio di niente: un'intensa, selvaggia, disperata, disperante Serenella Tarsitano. Bellissima nella sua dissociazione dolorosa, aggiacciante nel suo trascinarsi nella vita, lacerata da un abuso troppo grande per essere detto, o meglio, per essere ricordato precisamente (avevo cinque anni… no tre… è meglio averne sette, forse due).

Ho riflettutto con l'Esploratrice, il cui nome ahimé non riesco a rintracciare: attrice perfetta, inappuntabile, con un'emissione dei fiati incredibile, un senso dei tempi e dei gesti micidiale. Capace di raccontare una storia, quella del suo personaggio, facendotela esplorare (se non si conosce il fatto, non si capisce il fatto).

Ho fatto impazzire la Stregona, Paola Barale, che fa vincere i pregiudizi che si possono avere su di lei (magari se l'avessi ascoltata e non mi fossi mossa, come mi era stato richiesto , sarebbe stato meglio, eh).

Ho apprezzato estremamente la Giulietta folle di dolore (Balia, baliaaaaaaa) per l'esilio del suo Romeo, dopo l'uccisione di Tebaldo: una Federica Stefanelli in stato di grazia.

Mi sono divertita con Lolita, un'acerba Annarita Ferraro, forse un po' compresa nel suo ruolo, ma decisamente apprezzabile, accogliente e così infinitamente giovane e bella da poterle benissimo perdonare quell'enfasi di troppo: la ragazza si farà anche se ha le spalle strette…

E poi ho goduto infinitamente del finale: divertente, trascinante e dominato, dal mio punto di vista, da Gianluca Merolli.

Sapete, io canto e adoro il canto e una voce così non l'ho mai sentita.

Una voce così forte, tonante, intonatissima, intensa, attraversa da mille sfumature, tanto preponderante da possedere il corpo non troppo grande dell'attore (il Nella) che mi dicono essere ottimo anche come monologhista, io, purtroppo, l'ho perso.

Una voce che ci si chiede perchè non sia in classifica, al posto di una Marrone, di uno Scanu, di un un'Amoruso, tra l'altro intercambiabili da loro.

Ma forse Luciano Melchionna e Betta Cianchini non se lo chiedono più.betta

Si danno già le loro risposte e, forse, la domanda te la scacciano via anche dalla testa.

Sì, con i loro sorrisi, con il saluto finale incredibile, in cui sono gli artisti, un impressionante cast di oltre cinquanta persone che ti aspetta all'uscita e ti bacia e abbraccia e ringrazia lui te, per essere venuto, per essere tornato, per esserti divertito.

Ma sono io, in realtà a ringraziare loro, e Luciano Melchionna, in particolare, per avermi fatto ascoltare frasi come "noi siamo maschere non possiamo deludervi" o giù di lì.

Perchè sì credo che l'abbia pensato qualsiasi essere umano, almeno una volta nella vita davanti a quel pubblico permanente e costante che sono gli altri, in quella tragedia, a volte un po' crudele, spesso paradossale, che è la vita dei senzienti.  

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Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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4 risposte a Dignità autonome di prostituzione.

  1. raccontatore ha detto:

    Sembra che qui si chiuda a fine gennaio. E' in corso la grande fuga da splinder.
    Se anche tu ti traferissi, fammi sapere dove (io, per ora, ho aperto qui: http://www.raccontatore.blogspot.com, pur mantenedo fino alla fine splinder).
    Ciao

  2. superegovsme ha detto:

    ti farò avere i dettagli carissimo! 🙂

  3. Pingback: Teresa Tartaglione – Dignità autonome di prostituzione. | incontrollabilmente io

  4. Pingback: Ricorda con Rabbia – Teresa Tartaglione. | incontrollabilmente io

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