Sara Stolfo e Queneau.

Parlavamo di collaborazioni.

E che collaborazioni, siori e siore.

Se quando intervisto le persone più assurde di questa terra parlo di “grandi persone, grandi interviste“, mi dovete credere, quello che vedrete qui per me sarà sempre fonte di orgoglio.

E, in ogni caso, viva l’anacoluto.

Al di là degli scherzi, beh, non potevo che iniziare meglio.

ImageSara Stolfo è una laureata in lingue moderne: un’eccellenza (110 su 110), in un’Università di eccellenza.

Sono due anni che ho la sua laurea nel mio pc – che gran privilegio -, ma quella la tengo ancora per me (tié, ve la dovete meritare, Topoloni!).

Ora Sara ci regala un articolo su un autore che io adoro, Raymond Queneau. 

Ed è gratis, Topoloni, è gratis.

Per me, ma soprattutto per Voi.

Ma vi rendete IL conto?

Buona lettura e… stay tuned!

Sara, a Te la parola.

 

Ne La filosofia di Raymond Queneau del 1981, il nostro Calvino, prima ancora che lo facesse
la critica letteraria odierna, si chiedeva chi fosse Queneau. 

Così rispondeva:

«Di primo acchito la domanda può sembrare strana, perché l’immagine dello scrittore appare ben netta […] Ma se ognuno di noi prova a mettere insieme le cose che sa su Queneau, quest’immagine assume subito contorni segmentati e complessi, ingloba elementi difficili da tenere insieme, e più sono i tratti caratterizzanti che riusciamo a mettere in luce, più sentiamo che altri ce ne sfuggono necessari per saldare in una figura unitaria tutti i piani dello sfaccettato poliedro».

Tutt’ora cercare di catalogare Queneau, scrittore francese tra i più prolifici, eclettici
e immaginifici del ‘900, è compito molto arduo. 

Tanto proprio perché Queneau possedeva una verve intellettuale tale da dare luogo ad un’opera molteplice, originale, sfaccettata,giocosa, unica e non unitaria.

In una parola, inclassificabile.

Vicino a Breton dal 1924 al 1929, si distaccò ben presto (a suo dire per dissidi personali) dal cenacolo surrealista.

Del cenacolo surrealista,però, diede un’impareggiabile ed irresistibile caricatura più tardi in Odile (1937) – secondo romanzo, dopo l’esordio con Le chiendent (1933) -.

Nella polemica nei confronti del surrealismo, scorgiamo, invece, l’epifania dell’ossessione queneauniana per l’ordine:  «la sua generale esigenza d’inserire nell’universo delle “piccole zone di simmetria».

In questa ottica, la rottura con l’avanguardia, quasi “pura espressione” dell’inconscio senza alcuna mediazione della coscienza dell’autore, fu inevitabile.

Così come inevitabile, fu il disprezzo verso ogni tipo di delirio onirico.

Altrettanto naturale e necessaria la tendenza alla fantasia, al divertissement, alla combinatoria, allo humour e alla consapevolezza dell’arbitrarietà dei segni linguistici da cui scaturiscono giochi paradossali, rendendo Queneau precursore del postmoderno.

Si può dire che l’opera di Queneau – prodotto deliberato della mente, della memoria e dell’intenzionalità dell’autore – apparentemente frutto di un’ enorme spontaneità, fu all’opposto faticosamente concepita in ogni piccolo dettaglio.

In essa ricorrono continuamente quelle furono una grande passione dell’autore: le scienze matematiche.

E’ la rivendicazione dell’oggettività del mondo matematico a far da sfondo alla creazione di “mondi possibili” e ad un recupero in chiave sperimentale di generi tradizionali.

Tutto ciò si esprime, principalmente, attraverso un continuo tentativo di innovazione linguistica, prodotta grazie ad una forte accentuazione della soggettività lessicale, stilistica e sintattica.

Non a caso nel 1960 fonda l’Oulipo, di cui farà parte anche il nostro Calvino.

Calvino, proprio a seguito di tale collaborazione, in due interviste su scienza e letteratura (1968), afferma: «Queneau è uno scrittore che ha l’hobby della matematica e i suoi amici sono più tra i matematici che tra gli uomini di lettere […]. Queneau insieme a un suo amico matematico ha fondato l’Ouvroir de Littérature Potentielle, – abbreviato Ou-li-po – un gruppo di dieci persone che fanno ricerche matematico-letterarie […] qui domina il divertimento, l’acrobazia dell’intelligenza e dell’immaginazione».

E così Exercises de style (1947) – opera geniale e provocatoria, tradotta in italiano da Eco – altro non è che un brano formato da due paragrafi, descrittivi di vicende affatto banali: un brano declinato in ben 99 versioni diverse.

In Zazie dans le métro (1960), avventura di una ragazzina in una Parigi caotica e surreale, trovano applicazione le teorie dell’autore sul neofrançais, lingua scritta che riprende gli usi fonetici e sintattici di quella parlata.

Seguirono Les fleurs bleues (1965), con traduzione di Calvino, in cui, dietro una trama ricca di trovate e uno stile funambolico e farsesco, si riaffaccia la riflessione sul rapporto tra storia e felicità individuale; Le vol d’Icare (1968) e il capolavoro Cient mille milliards de poèmes (1961).

 

Grazie mille Sara, per la Tua sintesi e la Tua sensibilità letteraria.

Spero proprio di vederTi e leggerTi presterrimo.

 

Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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3 risposte a Sara Stolfo e Queneau.

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