Il magnificente ritorno di Greta Gonnella.

Topoloni!

I più affezionati di Voi, di sicuro ricorderanno questo tag, anzi questa categoria, anzi questo concetto: le tenzoni letterarie di SuperEgoVsMe che ha un alterego, quella sfigata della Persico Daniela.

Bene!

Ci si evolve, e se si ha una perla in mano, non ci si gioca più!

La perla, in parola, ha adesso 20 anni, forse.

Il che significa che quando mi batteva ne aveva 17 #epicfail.

Ok, caSpita – note to me: never publicize my loss.

Ecco, Greta, Goodgirl, GretaGonny come dincibacco si fa chiamare lei è tornata!

Ciapàte qui!

Racconto originale senza editing di Greta Gonnella, senza editing.

Pace e bene, anzi LOVE & PAX

 

Mi guardo allo specchio.

L’eyeliner è colato.

Mi passo il dorso della mano sulle labbra, sbavando il rossetto che è sopravvissuto alla serata e piegando la mia bocca in una smorfia di dolore.

I capelli sono arruffati e puzzano di fumo. In bocca mi sembra di avere un posacenere.

Il tubino nero è macchiato e puzza d’alcol. Le collant sono strappate.

Cos’è successo?

Sono le sei del mattino e non ricordo di aver mai apprezzato tanto il tepore e la sicurezza della casa.

Cerco di ricostruire la serata.

C’era una pizza tra amici in programma, doveva essere una cosa tranquilla.

Quand’è che le cose sono degenerate?

Lo spirito è forte, la carne è debole”.

Ma quand’è che le pretese della carne piegano la morale dello spirito e ti condannano a cavalcare sulla schiena dei tuoi demoni?

Il cielo era coperto; si intravedeva la luna attraverso gli spiragli delle nuvole grigie.

Durante la cena il vino bianco mi accarezzava le labbra e scivolava nella mia gola con un effetto tonificante: quella sera avevo il mondo ai miei piedi, ridevo, ero felice, eravamo tutti felici.

A fine cena iniziamo col limoncino. 

Ecco, è stato quello il momento cruciale, quello in cui ho perso completamente cognizione di me.

Come ho fato a non accorgermene?

Come ho potuto ridurmi di nuovo così?

Inizio a tremare e mi rannicchio contro la vasca da bagno.

Nuove lacrime rigano il mio viso.

Io non sono così; io non sono cattiva. 

Rimango seduta a terra per un po’, non mi ricordo il tragitto dal ristorante alla discoteca, non sono così vicini, ma a giudicare dalle condizioni dei miei tacchi forse siamo andati a piedi.

Mi rialzo e verso un po’ di struccante sul cotone, sperando di lavare via un po’ di fango dalla mia anima.


In discoteca ci perdiamo.

I volti si confondono, non riesco a metterli troppo bene a fuoco, però un ragazzo alto e muscoloso non sembra troppo male.

Mi ha beccata mentre lo fissavo ma non mi interessa e gli sorrido spavalda; in tutta risposta mi fa una tac con gli occhi e mi sorride anche lui con aria di sfida. Sono uno schianto, o almeno così mi sento.

Inizia ad appoggiare la mano sui miei fianchi e i miei istinti rompono le catene con un rumore sordo.

Ha fatto male.

Vedo la ragazza tranquilla e riservata da una parte e la strega dall’altra.

La prima si era assopita dopo il secondo bicchiere di vino, mentre ogni sorso rendeva l’altra più forte.

Slaccio la cerniera del vestito e quel rumore tenue mi fa trasalire:il mio corpo lo associano a qualcosa ma non riesco a ricordare cosa.

Ballo un paio di canzoni col ragazzo alto, anche se ballare non è proprio il termine esatto.

Non so neanche come si chiama, ma mi offre da bere e non mi interessa.

Non ricordo neanche cosa mi abbia fatto bere. 

Mi sfilo le calze e scopro dei graffi sulle gambe.

Non fanno male, è l’orgoglio quello ferito.

Ho freddo e accendo la stufetta prima di entrare nella doccia.

L’acqua calda mi scorre sul corpo bruciante e mi dona un po’ di sollievo.

Rimango ferma sotto il getto cercando di ricordare.

Ma voglio ricordare?

Torniamo in pista. Mi gira la testa. Balliamo.

Sono aggrappata al tipo alto e muscoloso e lui fa scorrere le mani sui miei fianchi fino al mio sedere.

Sto al gioco e inizio a strusciarmi ancora di più.

Il mio battito accelera, ho il respiro corto e chiudo gli occhi assaporando l’eccitazione che si propaga in me.

Sento la vocina nella mia testa che urla NO! Le chiedo perché con arroganza, ma non risponde.

“Nel tumulto delle inclinazioni contraddittorie egli aveva smarrito ogni volontà ed ogni moralità. La volontà, abdicando, aveva ceduto lo scettro agli istinti; il senso estetico aveva sostituito il senso morale.”

Ah, D’annunzio!
Esco sommessamente dalla doccia e mi guardo attraverso lo specchio appannato.

Mi asciugo in fretta ignorando la testa che mi pulsa.

-Ti va di uscire?- Annuisco, la discoteca inizia ad essere troppo affollata e ho bisogno di prendere aria.

Il ragazzo alto mi prende per mano e mi trascina fuori. 

Stiamo un po’ lì nel posteggio mentre lui gira una canna, e la fumiamo con calma,assaporandoci ogni tiro.

-Scendiamo in spiaggia?- Il locale si affaccia direttamente sul mare e intorno ci sono tante spiagge abbastanza riparate dove vanno le coppie.

La domanda suona così ricca di promesse!

I miei demoni sgroppano facendomi avvinghiare ancora di più a loro.

La mia coscienza prova a farmi ragionare: NO! È sbagliato! mi dice. Non sai neanche il suo nome! Ma la ignoro.

–Certo!- Rispondo al ragazzo senza nome.

Butta il mozzicone della canna per terra e mi trascina via.

Oltrepassa le solite spiagge.. Va in una più lontana, più riservata. La luna continua a splendere dietro le nuvole. Raggiungiamo un gruppo di ragazzi. Lui li conosce..

Mi infilo dei jeans e una maglietta e butto qualche altro vestito in una sacca. Ne ho abbastanza, non voglio più ricordare. Non voglio più pensare. Devo andarmene. Prendo le chiavi della macchina e sbatto la porta alle mie spalle.

Scendo le scale correndo, come se dovessi scappare da qualcosa,ma non posso scappare. Per certe cose non esiste nessuna via di fuga, e allora la ragione per la prima volta dopo quella che sembra un’eternità ha il sopravvento. Non ha senso agitarsi ormai, devo controllare. Salgo in macchina e vado verso la discoteca. Stacco la radio, non riesco sopportare la musica. Le luci dell’alba iniziano a schiarire la strada. 
Oltrepasso il locale e spengo la macchina quando mi trovo nei pressi della spiaggia dove ero stata la sera prima. Mi si chiude lo stomaco. Scendo le scale arrugginite e inizio a camminare sui sassi. Lì è dove sono caduta ricordo. Sparsi ovunque si vedono cocci di bottiglie, più in là ci sono delle calze, addirittura un vestito.
Rabbrividisco.

Cammino piano e proseguo.

Eccolo.

È lì straziato e violato.

Completamente abbandonato alla spietata realtà dei fatti.
Non riesco a controllare uno spasmo e inizio a piangere.
Eccolo lì..il mio cadavere.

 

 

Io non do Voti, né giudizi, per attitudine morale. Del resto sono un critico.

10 e lode, ma il limoncino, qualsiasi cosa sia, mai più!

 

Thanks to Greta Gonella per il racconto in originale ed in esclusiva per SuperEgoVsMe 

Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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