Viva la libertà di Roberto Andò.

Image

Cosa si può volere da un film al giorno d’oggi?

Nitore morale, semantema elevato e catartico, capacità tecniche di tutti i comparti produttivi (fotografia, sceneggiatura, scenografia, postproduzione, scelta ed esecuzione della colona sonora e, chiaramente, recitazione).

Altro?

Sì, magari la capacità di sviluppare l’insight negli spettatori.

Mi spiego: metodo Stanislavskij 3.0.

Non è l’attore a diventare il personaggio.

Siamo noi spettatori ad entrare nel film al di là dello schermo, con le nostre personali reazioni contrappositive/partecipative.

Il più grande spettacolo dopo Viva la libertà, ieri al Filangieri di Napoli alle 18.30, eravamo noi.

O forse loro, gli altri spettatori.

Io sono strana, anche in questo.

Al cinema amo andare da sola. E vedere, come sapete, più volte lo stesso film prima di scriverne. Sono sempre fuori sync. Anche al cinema. Vedo cose che altri non vedono, sento cose che altri non percepiscono. Rido quando gli altri non lo fanno. Piango quando gli altri ridono.

No, non me la tiro.

Qualifico solo il mio essere insopportabile anche al cinema.

Eppure anche con le controrisate, e perfino con il dubbio di una signora (“Non era meglio Siani per lei…” che poi vorrei capire questo odio tutto napoletano e pseudointellettuale per un figlio di Napoli), anche con una sola visione, affermo quanto segue.

La pellicola di Robertò Andò – tratta dal suo stesso romanzo “Il Trono Vuoto” edito nel 2012 – è prodigiosa.

Null’altro ho detto durante la proiezione se non “che meraviglia, che meraviglia”.

Aggiungo ora: questi sono i film italiani, non quella porcata di Tornatore (sì, è chiaro mi ha fatto proprio incazzare, Peppieniello, ok).

Questi sono i film, in genere.

Film che accedono ai principi base del pensiero occidentale, investigandoli.

L’uno ed il molteplice, il doppio, la scissione da sé.

Platone, Socrate, Aristotele, Aristofane, Terenzio, Plauto, perfino Luciano/Ovidio, mica cazzi!

Ora non per romperle sempre a Tornatore, che vedi se non mi querela. 

Ma citazionismo non è dire a Morricone “senti, bella lì, fai un pezzo come se fosse quello che facevi per Leone, brò”).

No, il citazionismo, cui da giurista accedo io, è quello dei grandi pensatori tedeschi che “erano sulle spalle dei giganti”.

Ecco.

Quindi fare del discorso principale di un Toni Servillo magnificente una poesia di Berthol Brecht non è plagiario. Anche perché si ha la grazie di farlo dire, in seconda battuta (#epicwin)

No.

Diversamente non saprei dire lo stesso di copiare un’intera inquadratura da Sorrentino, mettendoci anche un bell’uomo Vitruviano per lo mezzo.

Nulla è più liberatorio di questo film.

Nulla.

La storia non rileva e non amo gli spoiler.

In amor le parole non contano, conta la musica.

E la musica è il tema centrale della Vita e del film.

Servillo (segretario all’improvviso per provvidenziale sostituzione con il suo gemello diverso di un ipotetico Pd, così ipotetico da avere un D’Alema con sibilo e baffetti) sente la musica sempre.

L’ha sempre sentita.

Ed era l’om del mondo.

Non le voci dei pazzi.

I pazzi siamo noi… quando anche il nostro migliore amico ci tradisce.

I pazzi sono il mondo che – al netto di patologie che, purtroppo, a volte sono drammi più che reali – emargina gli “errori comportamentali”.

Fatal Error.

Il mondo che non sente più il suo spirito è il più grande errore comportamentale, dopo il Big Bang.

Ah, già quell’errore comportamentale lì ci ha resi vivi.

Trailer ufficiale da YT

Immagine da mymovies. Ottimo sito per i cinefili, sia detto.

Annunci

Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
Questa voce è stata pubblicata in cinefilia, cultura cultura cultura, Uncategorized e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Viva la libertà di Roberto Andò.

  1. Pingback: Viva la libertà di Roberto Andò. | incontrollabilmente io

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...