Introducing Serena Palomba.

Non è una giornata semplice.

Per Napoli, la mia città, è una sorta di day after.

In sole 12 fottute ore è crollata l’intera verticale di un palazzo storico della Riviera di Chiaja – probabilmente a causa dei lavori della Metropolitana – ed è andata letteralmente in fiamme una delle strutture più importanti della città: la Città della Scienza.

Parlare di sé in questi casi è stucchevole, eppure.

Sono rimasta sconvolta dal vedere il palazzo sventrato, ma più ancora segnata (il particolare vince sempre sull’universale) dal sapere che una persona a me carissima abitasse a 50 mt da lì. 

Che avesse subito un simile choc “la polvere Daniela, la polvere“.

Che sia dovuta fuggire così come un profugo, “Non ho potuto prendere neanche l’antibiotico“.

Senza poter più fare ritorno a casa propria “E chi lo ha detto a tua moglie ed ai bambini” “chi può averlo fatto“…

Quanto a Città della Scienza, beh che dire.

Taciamo.

Stringiamoci forte ai 160 dipendenti ora senza un posto di lavoro. Per il momento.

Pensiamo alle 350.000 e passa persone che non ci andranno più, per lo meno per il prossimo anno, ogni anno.

Ogni anno.

350.000 persone come minimo vi entravano e la struttura era in deficit.

Nessuno è morto, né lì, né qui – io sono sopra Bagnoli più o meno.

Forse solo Napoli.

 

Solo questo, ora sterziamo, sterziamo forte.

Questa è la settimana dell’otto marzo. 

Questa festa per me ha sempre significato una sola cosa: allergia.

Sono allergica alle mimose, quelle che mio padre mi ha sempre portato, ostinatamente, perché io ero per lui la sua primadonna.

E così io amo le donne da morire, quasi quanto amo gli uomini.

Potessi amarvi, donne, tout court, sarei più libera, forse, dalle mie paranoie.

Grazie alle mie collaborazioni, quest’anno vorrò esplorare molti sensi di questa festa mal digerita, mal sopportata, mal intesa.

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Inizio con Serena.

Serena, come Sara Stolfo, è un’amica in carne ed ossa.

E che carne, che ossa, che cuore.

Pochi anni, 23, 22.

Tantissimo coraggio.

Un marito, un bimbo di 2anni quasi, alcune scelte di vita

Ora, per esempio, è a Berlino.

Da Berlino, grazie a felici coincidenze (coincidenze con una terza di reggiseno sia detto, potere della Fatina delle Tette vieni a noi!) è la collaboratrice per dress-art, uno dei web progetti editoriali ai quali collaboro con maggior piacere.

Serena Palomba della maternità pensa questo. 

Voi, ciapàte.

 

La mamma.
Mille milioni ce ne sono.
Io forse ho imparato dalla mia a farla.
O forse da mio padre.
Magari non s’impara.
Non lo so ancora e mi va anche bene non saperlo mai.

Non mi piacciono gli articoli sdolcinati delle mamme.

Quelli dove si parla delle solite cose come ninne nanne alle nove, subito dopo il bagnetto e con le favolette o con i carillon.

Io A mio figlio spesso lo lavo con me. Alle dieci di sera.
Poi, rarissime le volte che crolla post-bagnetto.

Per la ninna c’abbiamo materia prima di mamma/mucca.
Latte più che biologico e nulla a che vedere con il “Km zero”.
Nella “tetta-tetta”, allegramente reclamata tutto il giorno da Bambino, c’è la vita.

C’è il mondo. 

E non lo dico perché è la mia.

Lo dico perché è così in tutte le “tette di mamme”.

C’era il bambino che a due anni parlava bene e molto e diceva alla mamma: “mamma! Ciucciare!!”
C’è quello che diceva: “mamma! Poppe!!”

Ce ne sono di tutti i tipi.
Di tette.
Di mamme.
Di “Bambino”.

E di tutti i tipi ce ne sono anche di modi di fare la mamma.
Io, naturalmente, lo faccio a modo mio.

C’è chi lo fa a modo pediatra o a modo nonna.

Ma sempre di più le mamme -soprattutto le giovani e giovanissime per vostra sorpresa- iniziano a fare le mamme a modo loro.

Io posso dire che il più delle volte seguo la mamma africana.
E non me ne frega un emerito se non vivo in Africa.
Bensì, (addirittura) in Germania.

Ma, paradossalmente, si respira più Africa qui che in Sicilia.

E chi vuol capire questo, capirà.

Naturalmente ciò che dico fa rifermento solo agli aspetti positivi e propositivi.

Comunque, miei cari, tornado alla “tetta-tetta” e alla quotidianità, Bambino segue noi.

Il padre.

Le nostre necessità.

E Bambino non è stressato.
Non è capriccioso.
Bambino esprime a pieno la sua capacità di scelta e di giudizio.

Tutto chiaramente al passo con i suoi due anni (meno qualche giorno al momento).

Bambino dorme molto e mangia quando ne ha voglia.
Bambino alcune volte mangia il ‘kinder Pinguì’ perché sua mamma è la prima a farlo ma adora anche i broccoli e la verza.

Papà rimprovera spesso Mamma di rimproverare Bambino per il suo desiderio di vedere spesso ‘Pippi’ ‘Pingu’ ‘Pimpa’.

Ai quali per eccesso di ‘P’ ho dovuto aggiungere ‘Mascia & Medved’ ovvero un simpaticissimo cartone di produzione credo russa che anche voi potreste provare a vedere.

La mia amica ‘Frau’ già lo adora e lo dovrà presto proporre al suo moroso.

Loro no bimbi ma taaaanti cartoni animati.

Andare da ‘Frau’ 

(che qui vuol dire ‘donna’ -la ‘Signora Bianchi’ qui è ‘Frau Weiss’- ) 

è una delle cose inusuali che facciamo.

Da lei fino ad ora non ci sono ancora stati bambini invitati a cena o ad altro al di fuori di ‘Bambino’.
Intendo le volte che ci siamo stati noi.

Da ‘Frau’ ci sono solo ragazzacci che hanno un età media di 27 anni.

Qui si mangia al tavolo basso, si apparecchia con quello che si ha, si mangia con quello che non fa allergie a nessuno.
Qui ci si confronta e ci si consulta.

L’altra sera, purtroppo, tutti insieme, si seguiva via diretta web lo spoglio elettorale.

Si, naturalmente, eravamo tutti molto amareggiati e critici.

E infatti, insieme, si pensava ma si diceva anche: “noi si resta a Berlino”.

Ed io pensavo: “io rimango nella Berlino che profuma d’Africa a fare la mamma”.

 

E io spero, di cuore, Serena che rimarrai a lungo amica mia.

Ma serio, eh.

Se no poi chi ci pensa a mio figlio…

Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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3 risposte a Introducing Serena Palomba.

  1. Pingback: Introducing Serena Palomba. | incontrollabilmente io

  2. Serena Palomba ha detto:

    Ciao, il mio nome è Serena Palomba. Io vivo negli Stati Uniti e hanno un sacco di famiglia in Italia. Stavo cercando il mio nome di famiglia e ho trovato questo. Adoro la tua scrittura, è soprendente. Volevo solo raggiungere e dire qualcosa a voi. Con amore, Serena Palomba.

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