La festa della donna è la festa della mia Signora.

La mia Signora.

Ne ho già parlato qui, ne parlo spessissimo nella mia vita.

Ho avuto, come tutti, tanti Maestri.

Alcuni per poco, altri per tanto.

Mi hanno insegnato tanto, poco, nulla, troppo.

Mi hanno insegnato a fidarmi del mondo, o, all’opposto, a credere solo ostinatamente, stolidamente perfino, solo in me stessa.

Di una sola persona, nella mia tumultuosissima vita, ho avuto un’idea ed una sola.

Quella persona era la mia Signora.

Occhi azzurri meravigliosi, piccoli se vuoi, ma luminosissimi.

Pelle di alabastro, dichiarava la propria età come se fosse una sfida.

Sono questa, nulla di meno, diceva anche in quel modo.

Prendetemi / lasciatemi.

Non è mai scesa a compromessi, la mia Signora.

Neanche con una vita decisamente troppo ingenerosa.

Cosa le aveva dato?

Poco altro se non essere se stessa.

Perse suo padre giovanissima?  Si laureò brillantemente e fece accesso con decisione in quella che non era una professione per donne. 

L’Avvocato.

Perse l’uomo che amava? Non amò più nessuno nella stessa maniera.

Viveva per i nipoti, figli della sorella. E per i figli di quei nipoti stessi.

 

E per se stessa, e per la professione, e per il suo socio, e per tutti i suoi clienti, e per i suoi amici, tantissimi, e per la sua cameriera.

Per sei lunghissimi-cortissimi mesi, ha vissuto anche per me.

Sei ore allo Studio?

Quattro ore a parlare con me.

Ora vai via che sei stanca.

Fai anche questo che va fatto.

Insisti, molla.

Persisti, conquisti.

Vali e non lo sai.

Questa candela la brucerai con il tuo uomo. Il tuo uomo, la tua famiglia, già esistono e non lo sai.

Poi io me ne andai, ma la sentivo la sentivo spesso, anzi poco ma costantemente.

La costanza il supremo segno d’affetto per una come me.

L’ultima telefonata.

Sai sono in cura da Veronesi, ma sto meglio.

No, non lo sa nessuno. La mia dignità. Solo mio nipote, mia nipote, mia sorella, tu…

Ora lo dirò, lo devo dire.

Ho perso i capelli.

 

Poi io ho perso lei, senza che nessuno me lo dicesse.

L’ho saputo mesi dopo.

Sono morta in quell’istante.

Ma non l’ho persa.

Siedo sulle sue spalle.

Per quel suo sorriso, che non mi lascerà mai.

Credi in te stessa, così ce la farai, vali.

Questo non ancora, Maria Luisa, ma cedo nella tua stima, io che non avrei osato mai, darti del tu.

 

Per quelli come Lei, Signora, la pace in terra non poteva esistere. Ma, ringraziando Dio, esiste quella nei Cieli.

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Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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