8 marzo 2013 – Marianna Usai, se fossi così fortunata da essere Lei.

Non sono e non sarò mai, uno di quei perdenti che parla del cancro come una chance.

Che chance del cazzo è il cancro?

Quella di morire?

Quella di vedersi deperire ogni giorno?

Quella di veder morire le persone che ti amano strette tra la paura e l’incertezza di non farcela (loro) anche mentre tu (il malato) ce la stai già facendo?

No.

Il cancro è merda, anzi, chiaramente è un cancro.

Una cosa inutile che non dovrebbe esistere, una degenerazione.

Chissà forse prima dell’anima che del corpo.

Un ok, non sentito di troppo.

Una rinuncia non necessaria che non volevi fare.

Boh, queste son paranoie mie: il cancro son cellule degenerate del cazzo che come tutti i degenerati rompono il cazzo (adesso tra i tag metto cazzo, google, te lo prometto!).

Dice: ma allora sei scema che dici che vorresti essere Marianna che mo’ ci racconta che ha avuto il cancro al seno a 25 anni.

No, o meglio sono scema (probabilmente scemissima anche) ma mica per questo.

Io vorrei essere lei perché avrei voluto essere forte, fragile, delicata, azzeccata, lievemente (inteso come con lievità) psicopatica esattamente come lei, da molto prima che Dio Le mandasse questa prova.

Che, poi, la verità, ce ne sarebbe anche per Te: ma che prove sono?!

Ma forse poi non è neanche una Prova la vita, è quello che è. Siamo noi che ci ostiniamo a vedere segni di tutto da per tutto, per vedere anche un solo segno di Te.

Vabbè, basta, son stufa, deliro, as usual.

Parlasse chi è saggio, saggio veramente.

Perché è nata così.

E me la volevano cambiare.

We ciccetti, i cancri della vita siete voi, le anime perse che voglion sopprimere anime già salve come Marianna Usai.

Image Immagine dal mio facebook personale del 2009. Io e Salina, Marianna, come la vogliam chiamare se il mondo fosse giusto.

 

Sono la figlia ventottenne di una madre anni ’50.

E le riconosci subito, le madri anni ’50: sono quelle che ti insegnano che la vita è sacrificio, che essere madri è sacrificio e che essere donne non ricordano neanche più quando hanno smesso.

Sono quelle che hanno le mani sempre stanche, le gote arrossate e i nodi, anziché tra i capelli, li senti nelle spalle, quando bambina chiedi perdono di tanta stanchezza con un massaggio.

Goffo.

Impegnato, ché sei forte e se ne devono accorgere.

Le madri come loro bastano a sé stesse.

La mia mi dice sempre: “una madre è buona per cento figli, cento figli non sono buoni per una madre”.

Glielo ripeteva spesso nonna.

 

Le madri come la mia sono soldati con un fiore tra i capelli, spalancano le finestre al Sole e ti insegnano che la domenica è festa, ma il lunedì si va a scuola: nella vita, un impegno preso vale più di uno sbatter ruffiano di ciglia.

La figlia di una di queste madri a venticinque anni ha sentito una pallina sul petto ( ché chiamarlo “seno” è una furberia!)
Settembre 2009.

Era la sera di una giornata stupenda, trascorsa a Fiuggi con un uomo che la faceva osare di sognarsi, come non è mai riuscita ad immaginarsi.

Da lì un’ ecografia e poi una biopsia.

Andai da sola: mammasoldatoinfiorato lavorava e solo oggi, con un po’ di fatica, riesco ad immaginare che le dev’esser costato.

Percepisco ancora la paura, lo smarrimento, la netta sensazione che qualcosa mi stesse sfuggendo di mano.

Ero in ambulatorio con il senologo e due giovani dottori…”bisturi”! (BISTURI?!? Ma io non sono preparata a un bisturi! Non lo voglio il bisturi!).

Ormai ero sul lettino e a dirla tutta, non avevo scelta.

 

Così protestai, come ho sempre protestato:silenziosamente.

 

Ma, vi ricordo, sono figlia di una madre anni ’50.

Così dopo essermi rivestita e munita di un sacchetto di ghiaccio istantaneo di scorta, ho preso un autobus, poi la metro e mi sono incamminata all’università: non potevo perdere la lezione!

Bene, essere me (questo mi è stato chiesto dalla mia bella superego) significa che a questo punto comincio a sdrammatizzare (“poi però perdo lezioni per molto meno, eh!”).

Essere davvero me, significa dirvi che invece ho avuto paura.

Tanta paura.

Ho avuto paura quando dall’esame sono risultate “cellule nob palesemente benigne”? – “Eh?”-

“Hai un carcinoma, Marianna.”

Era Gennaio 2010.

Mi giro verso la mia mamma, con il viso rosso e gli occhi gonfi di lacrime.

Io non ne verso una.

Tac, due interventi, i corridoi freddi, gente sconosciuta, i seni al vento (sospetto siano rimasti in pochi a non avermi visto le tette!).

Non una lacrima.

Neanche quando ho realizzato che l’ormonoterapia mi avrebbe tolto il ciclo mestruale per cinque anni.

 

Continuavo a ripetermi che quel giorno a Fiuggi era stato il più fortunato della mia vita, che ormai “palletta pazza” (il cancro) c’era: meglio saperlo prima che poi!

Passano due anni e mezzo e ogni 29 marzo conto quanti anni mancano alla fine della cura.

Dicembre 2012.

Entro in ambulatorio per il consueto controllo oncologico.
“…blablabla…puoi smettere l’Enantone (le punture che mi hanno addormentato le ovaie, n.d.r.)…blablabla”. –

“ah si…blabl..eh?!”

Sorride, la dottoressa: “Si continuerai per qualche anno il Tamoxifene, ma puoi smettere l’Enantone. Tra quattro o cinque mesi il tuo corpo dovrebbe riprendere le sue funzioni di donna”.

Ecco.

In quel momento mi sono salite agli occhi tutte le lacrime mai piante.

Sono salita in macchina con mio papà, ho guardato fuori e mentre le ruote mangiavano la strada, io non riuscivo a smettere di piangere.

Quelle lacrime hanno lavato via tutta la paura e lo smarrimento cullati in questi anni, di nascosto anche da me.

 

È stata una sorpresa.

 

Non si capisce davvero quanto si è sofferto, fino a che non ci si sente al sicuro dal dolore.

Così è stata la prima volta in cui mi sono guardata da fuori e ho provato una tenerezza infinita.

Mi ero appena concessa il pianto e la consolazione.

Ero nuova.

Sono nuova e viva.

Tremendamente viva.

 

Alle donne della mia vita.

 

 

Una donna della mia vita sei tu.

Mo’ il prodotto che sgonfia gli occhi me lo paghi tu, perché io non riesco a smettere di singhiozzare.

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Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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11 risposte a 8 marzo 2013 – Marianna Usai, se fossi così fortunata da essere Lei.

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  2. Francesca Enna ha detto:

    Donna nuova, le “tue donne” ti adorano. E tu non lo vedevi.. ma ti adoravano anche prima! Sei sempre stata una meraviglia. E date i fazzoletti anche a me!

  3. Anche con gli uomini, ti garantisco, riesce a farsi adorare.

  4. salinaversosud ha detto:

    Francesca, Daniela. Sono così orgogliosa di far parte della vostra vita.
    Tutto questo è anche per voi.
    Vi adoro.

  5. SYD ha detto:

    Leggendo prima su splinder e poi qui su wordpress, certe cose già le sapevo. Discretamente, timidamente, ma le leggevo. O le intuivo. Forse una volta mi ero azzardato in un commento sentito a riguardo, ma il meno possibile chiassoso, quasi come volessi restar confuso tra una platea buia ma già vociante. Però, leggere certi dettagli è un’altra cosa.
    Un’oretta fa ho detto a una persona cara che stasera non avrei fatto tardi, che sarei scivolato nel sonno insieme a lei, anche se a distanza. E invece adesso, chi dorme più. Quanta dolcezza, quanta tristezza, quanto dolore, quanto orrore; ma sotto il male, in fondo ai corridoi freddi, dove nessuna lama può arrivare, scorre ancora viva la Bellezza. La bellezza di esserci, di non aver lasciato. Sì, sono parole che levano il sonno, che fanno venir voglia di destarsi fino in fondo; che richiamano la paura, ma che in fondo dicono di non averne. Pensieri che svelano persone come me per quello che sono: impreparate e banali. Pensieri che levano il sonno. Ma che regalano la voglia di risvegliarsi, e di non rimandare la vita per tutta la vita. Cose che, ma sì, si sanno; cose che, ma no, non si sanno mai abbastanza. O non si ricordano. Grazie per lo strattone, grazie per il promemoria; grazie per il prossimo risveglio, e anche per quello successivo. Grazie per questo racconto di un viaggio dentro al dolore. E non ti conosco, né forse mai ti conoscerò; ma siamo esseri empatici – altrimenti che umani saremmo? E l’empatia mi strappa un sorriso vero. Quello che nasce nel vedere che il fottuto biglietto di questo schifoso viaggio – sì, sarebbe stato meglio non timbrarlo mai, ma – era un biglietto di andata e ritorno. E il viaggio, in sé, ha lasciato anche qualcosa da ricordare. Da raccontare. In un certo senso, da proteggere… come tutto ciò che compone le nostre esistenze. Come tutto ciò che non riesce a sfaldarle, a strapparcele di dosso, a toglierci la possibilità di restare. Per poter ancora pensare, raccontare, vivere ancora; senza che sia presto, rabbiosamente troppo presto per andare.
    Ciao.

    • superegovsme ha detto:

      Ti ringrazio di cuore, ma di cuore seriamente, per le tue parole, Le girerò a Marianna.
      Io, contrariamente da quanto dice lei nel suo blog (che vedo conosci già), sono stata qui un mero mezzo, quindi queste parole belle precise, dolci, realiste, sono tutte tutte ed esclusivamente tutte per Marianna Usai.

      La nostra giovane combattente infiorata.

      Sei tu il nostro fiore Mariannina, ora non avere paura di germogliare mai più!

      • SYD ha detto:

        Sì sì… benché io stesso percepissi la stranezza di lasciarmi andare in un luogo diverso da ‘casa sua’, erano tutte parole per lei. Le ho posate qui perché solo qua sopra ho trovato il suo pensiero per intero, dopo averlo cercato come un Pollicino qualsiasi che segue i sassolini sotto la luna (che bugia, ho solo cliccato su un link! mi sa che ho sbagliato fiaba). E poi l’idea di allungare il giro di queste parole, prima di recapitargliele, mi ha fatto sentire un po’ meno l’imbarazzo di parlare di enormità che non so. Facciamo che, per pudore e per meglio lasciarmi andare, io abbia preferito pasticciare il quaderno della sua compagna di banco (rendendola così ambasciatrice) e sapendo che la destinataria avrebbe in ogni caso visto, e letto senza filtro alcuno. Facciamo. ; )

        Ah. E facciamo che adesso ne approfitto anche per dire “ben ritrovata!” a questa ambasciatrice che tanto parla tanto dice, e che mai lo fa a vanvera. Ambasciatrice che porta vena, ossia stimolo, con quell’argento vivo che si porta adosso. Splinder era già al crepuscolo, e probabilmente non ti ricordi di Montag28; però quest’ultimo teneva ancora a mente quell’adorabile chiacchierona di Superegovsme. Chissà per quanto tempo ancora me ne sarei ricordato, eh! La memoria è una bambina ubbidiente, ma a volte ti nasconde le cose che non guardi da un po’. Beh… ancora in tempo.
        E scherzi a parte
        Ciao.
        : )

      • superegovsme ha detto:

        Ma sei uno zuccccchero! Sallo!
        Ricordo il nome ma non quello che ci dicevamo, lo ammetto.
        Ora, però siam di nuovo in contatto, grazie a Marianna

      • SYD ha detto:

        Io wordpress non lo capisco. Perché non posso scrivere in privato a un altro utente? Mi tocca spammargli sul blog. Eh.

        Comunque. Mi è venuta in mente una cosa… e la storia non si ripete come un trenino che gira in tondo sulla stessa circonferenza o ellisse; epperò è ciclica, come una spirale o una sezione di tronco piena di anelli. No, mi sa che stavolta ho sbagliato similitudini. Tant’è: a volte certe cose ripassano li vicine a dove erano ripassate qualche tempo prima. Tutto questo prologo inutile per dire che mi sono ricordato del mio primo contatto con te, corrispondente ad un commento su questo tuo blog, ei fu splinderiano. Indovina di cosa parlava il tuo post di allora? Eh già. Le stesse frequenze. Anche se qui siamo a parlare di una storia diversa, un trenino che passa sullo stesso terreno ma che poi prende un altro scambio, un’altra direzione (ecco confezionata la metafora… non ce la faccio senza). Non ti ripropongo volentieri certe cose, mi sento piccolo a usare simili riflessioni di ieri per un “ti ricordi?” tutt’altro che fondamentale; ma altresì non credo tu sia una persona vogliosa di dimenticare (semmai il contrario).
        L’articolo era questo qui: https://unagiovinedibellespes.wordpress.com/2011/11/11/anna-lisa-russo-e-libera/
        Dentro c’era il mio commento. Poi ci siamo scambiati qualche messaggio privato, che ahimè non ricordo nemmeno io (lo dicevo che la memoria occulta e riscopre a suo piacimento). In quei commenti c’era anche Marianna. E non vorrei dire ‘na strunzat’, ma secondo me l’invito al suo blog (a suo tempo privato) arrivò dopo questo nostro incrocio. Forse perché mi aveva letto qui a casa tua (per che altro, sennò?). Ma all’epoca non ci feci caso.
        Con lei ci siamo trovati attraverso te, e con te ci siamo ritrovati attraverso te. Il treno del caso è passato dove poteva ripassare. E io vorrei tanto restare vostro amico di penna – o di tastiera – e risparmiare al caso la necessità di disegnare altre volute così ben riuscite, ma che nascono da cose tanto tristi.

        Carlo

      • SYD ha detto:

        (errata corrige: “[…] e con te ci siamo ritrovati attraverso lei”. si capiva lo stesso, lo so; ma correggere è più forte di me! puoi a tua volta modificare, cancellare o occultare tutto a tuo piacimento. in una riuscita imitazione della memoria. 😉 )

  6. superegovsme ha detto:

    Qui ed ovunque io scrivo sarai sempre il benvenuto.
    Sai, anche io penso spesso ad Anna Lisa, davvero tanto, mi sembra di averla conosciuta!
    Mi piacciono molto le tue parole, davvero!
    Torna a regalarcele spesso!

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