8 marzo 2013 – Sara Stolfo Le Memorie di Adriano

Eccoci giunti al terzo ed ultimo appuntamento pensato e scritto da Sara Stolfo sulla grande Marguerite Yourcenar.

Ebbene, si poteva chiudere senza parlare de Le Memorie di Adriano?

Hei tu lettore Keniota, cosa fai di sì con la testa?! 

Incolto.

Del resto da uno che sta nella villa di Briatore cosa potevamo mai aspettarci?

Beh, diversamente da te, Suv munito, Sara ed io credevamo che no, non se ne poteva proprio fare a meno.

Quindi leggi!

Anzi leggete tutti, Topoloni belli.

Ps: si tra poco la smettiamo con sta festa della donna, non per niente se no a momenti diventa istigazione al femminicidio! 😉

Lo so questa era proprio tremenda, lo so!

 

Se già nell’800, Wilde affermava che «l’unico dovere che abbiamo verso la Storia è quello di riscriverla», questo imperativo diventa categorico nel ‘900.

 

Il secolo delle due guerre mondiali segnò, difatti, e la nascita della moderna memoria storica e il proliferare prorompente di memorie e autobiografie.

Due generi questi che, sebbene quanto mai necessari allora, tuttavia, nell’ottica modernista di quella che Barthes definì “la fine delle barriere tra i generi letterari”, persero il loro originario statuto. Nell’impossibilità di rappresentare un’Io e una realtà resi ancora più frammentari e orripilanti dalle guerre dilanianti, lo storico perde il “diritto di proprietà” sui grandi eventi del passato e non distingue più tra fiction, storia, autobiografia, memorie.

In questo contesto appare, nel 1951, Mémoirs d’Hadrien, capolavoro della Yourcenar: un libro che è al tempo stesso un romanzo epistolare, una biografia, un saggio storico, un’opera di poesia.

Sentendo avvicinarsi la morte, l’imperatore Adriano scrive al giovane Marco Aurelio una lunga lettera che è un poema d’amore alla vita e attraverso cui evoca il suo passato; l’amore per il giovane Antinoo, che illumina la sua esistenza con una singolare passione; la disperazione per il suicidio di lui fino agli ultimi anni e alla malattia.

Tuttavia, il fulcro essenziale dell’opera non è l’amore né la vita, ma la morte.

Nei Carnets de notes che seguono il testo, proprio l’autrice dice che aveva voluto «prendere questa esperienza esemplare, grandiosa e umana, e farla giudicare a lui stesso al termine della vita, malato, morente».

Il tutto, dunque, è raccontato nell’ottica della morte, che è la morte dell’imperatore Adriano, epilogo della civiltà romana, ma anche quella che aveva regnato sovrana in Europa e aveva accompagnato la durata e la conclusione di altri imperi e della civiltà moderna.

Di fatto, nel romanzo, passato e presente si fondono tanto che, attraverso magistrali “anacronismi profetici”, l’imperatore si dilunga spesso in prefigurazioni del futuro politico-religioso che cavalcano i secoli.

Proprio Adriano, oramai, vecchio, stanco, morituro afferma amaro ma avvenieristico: «Sopravverranno le catastrofi e le rovine, trionferà il caos, ma di tanto in tanto verrà anche l’ordine», queste le sue parole.

 

Parole chiare, amare, attuali.

Adriano possa la Tua saggezza guidarci con Marguerite e la chiara semplicità di un piccolo genio, la mia Sara Stolfo.

 

 

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Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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