Sara Stolfo – Isabel Allende

Siete gonfi, eh…

Non entrate più nei vostri miseri pantaloni firmati, eh…

Berlusconiani di ritorno tutti casatiello, tortano, coratella e cassata, mammà, papà e TV!

Vi conosco bastardi!

(note to myself: non puoi offendere i tuoi lettori sono quelli su cui stai costruendo la tua vecchiezza!)

Carissimi Topoloni belliffffffffffimi, Voi che della frivola estetica ve ne fate un baffo (sì, dico proprio a Te, o Uomo Nero!), eccoci tornati, dopo i nostri parchi prandii pasquali lì dove si puote ciò che si vuole.

E per altro Voi, ingordi!, ancora dimandate!

Eccoci, per una nuova prestigiosa partecipazione su queste misere e molto antiestetiche paginette web, della critica letteraria che io amo: Sara Stolfo.

 

La nostra Sara, per chi ancora non lo sapesse è anche laureata in lingue.

Sì, ha fatto le scuole grandi.

In particolare, è laureata in Spagnolo ed Inglese.

Dopo il viaggio nel magnifico mondo di Marguerite Yourcenar e il breve accenno a quel genio di Raimond Queneau, ora Sara Stolfo ci porterà in Cile, con l’anima e le conoscenze che sempre contraddistinguono i suoi pezzi.

State tunnati, ne vedrete delle belle.

Lascio la parola a Sara Stolfo che oggi ci parla di…

O beh, ma che devo fare tutto io?

Leggete su!

 

Solo in America Latina, terra calda e appassionata tanto nella cultura quanto nel sangue che vi è stato versato, poteva affermarsi un fenomeno letterario tanto prorompente quanto eversivo come il “Realismo Mágico”.

Esso sorse, frutto dell’influsso delle avanguardie europee e del surrealismo, alla radice delle discrepanze tra cultura della tecnologia, del “mestizaje” e della superstizione.

Quando?

Quando le efferate dittature e le terribili coercizioni fecero della parola lo strumento più poderoso di lotta.

Più plasticamente verso gli anni ’40, da « l’importanza data dai romanzieri alla spontaneità intesa come rivolta contro la repressione brutalizzante», producendo un nuovo atteggiamento nei confronti di una realtà che, ormai tormentata e dilaniata, proponeva ora il fantastico, il mitico, l’irreale e il magico (e così anche l’orrido) come “fatto” normale.

ImageSolo in una terra così poteva, perciò, nascere l’opera di Isabel Allende (1942), scrittrice cilena che, esiliata dopo il golpe di Pinochet e l’uccisione dello zio-Presidente socialista Salvador Allende nel 1973, trovava per la prima volta, allora come tuttora, rifugio nella scrittura «per riscattare le cose del passato e sopravvivere al proprio orrore».

Da La casa de los espίritus, con cui esordì nel 1982, attraverso De amor y de sombra (1984), Eva Luna (1987), El plan infinito (1991) e Paula (1994), l’autrice propone, difatti, un atroce ritratto storico-politico-sociale del Cile e delle sue tragedie, riflesso delle sue personali esperienze.

La narrazione, infatti, si snoda intorno a vicende di saghe familiari e di personaggi immersi in un mondo in cui, tuttavia, l’ordinario e lo straordinario, il reale e l’irreale convivono e vengono veicolati attraverso un punto di vista tutto femminile.

Le sue eroine, pertanto, sono donne forti e volitive che sopravvivono alle atrocità, alla repressione e alle violenze, senza perdere mai il loro spirito e la capacità di Image

amare, riscattando, anzi, sé stesse e le proprie radici attraverso la narrazione.

«Lotta, perdita, confusione, memoria» sono i temi anche dei romanzi successivi, come Retrato en sepia (2000), Inés del alma mίa (2006) e El cuaderno de Maya (2011), in cui l’autrice, seppur distaccandosi dall’elemento propriamente politico, rimane ferma su ciò che per lei è essenziale: «Per me la vita si converte in realtà quando scrivo su di essa. Ciò che non scrivo viene cancellato dal vento della dimenticanza. […] La scrittura è una silenziosa introspezione, un viaggio nelle oscure caverne della memoria e dell’anima. […] Scrivo perché ho bisogno di ricordare e superare. È a partire dalla memoria e da un sentimento di perdita che sorge la passione per la creazione».

 

 

Oddio, Sara!!!!!

Ma la fine dov’è?!

Ah, Topoloni esimi, dite che è giusto finire così?!

Può essere, ma di Sara Stolfo io, ne voglio sempre di più 🙂

A presto allora, che chissà di che ci parlerà la nostra Sara, che, ve lo dico è pure bonerrima!

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Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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2 risposte a Sara Stolfo – Isabel Allende

  1. Pingback: Sara Stolfo – Isabel Allende e La Casa degli Spiriti. | incontrollabilmente io

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