Amami uomo. Un progetto. Il primo logorroico e contemporaneamente sibillino post.

Cullo questo progetto da tre mesi, oramai.

Ma no, non ne parlerò neanche oggi.

Dice: che ne parli a fare se non ne vuoi parlare?

Ma è ovvio: sono una grandissima bastarda.

Inizierò, però, a dirVi, Topoloni Curiiiiiiiiiiiioooooooosi, qualcosina.

Prendete una canzone di Sanremo.

Sì, evidentemente “Il Postino (Amami Uomo)” di Renzo Rubino.

Premio “Mia Martini 2013” e anche miglior arrangiamento secondo i Maestri dell’Orchestra di SanRemo, se non erro.

Image

L’avete presa?

Ok, mettetela da parte.

Sì, oggi sono particolarmente stronza, lo so.

Ora prendete un libro di cui, sicuro come la morte, non sapete nulla.

Come mai tutta questa certezza?

Perché siete delle Capre incolte, chiaro?! D’accordooooooooooooo!!

(note to me, riprendere il lithio, ora!)

Dicevo, prendete un libro, di poesie, americane, della fine del XXI sec.

Not Love alone – a modern gay anthology“.

Ho la netta impressione che la metà di Voi, Topoloni belli, abbia già chiuso la pagina.

(lo dicevo io che erano capre, lo dicevo io che erano capre, lo dicevo io che erano capre!)

 

Per la metà dolce e sensibile che è ancora con il dito sul mouse il cui puntatore rimane ancora fermo sulla crocettina rossa in alto a destra, proseguo.

Stoica.

As you too are.

Torno perfino seria.

Non succedeva dal 1981 (e non ero neanche nata, va! che io sono del ’97).

Not Love Alone è un antologia di poesie moderne, curata e introdotta da Martin Humphries.

Un’antologia del 1985.

Di poesie.

Americane.

Di autori vari.

Tutti omosessuali.

Come lo stesso Humphries sottolinea nella sua bellissima prefazione, questo non vuol dire che esista la poesia gay, o, peggio ancora, che gli autori scelti ne siano rappresentanti, né che la loro opera letteraria sia opera omosessuale e connotata dall’omosessualità.

L’omosessualità è una scelta, ora come allora, libera.

O così dovrebbe essere.

O, almeno, così dovrebbe essere vissuta.

Da chi la compie, da chi la condivide in quanto amico, parente, conoscente, datore di lavoro, osservatore occasionale della persona omosessuale.

Una scelta, che non comporta giudizio.

Così come dovrebbero essere tutte le scelte connotanti la libertà e l’espressione dell’essere umano.

Ma, no, non è così.

Non è così ancora adesso, non era affatto così negli anni ’80 negli USA, quelli così progrediti che esportano democrazia, quelli che sono bravi e noi imitiamo in tutto e per tutto.

Quelli che hanno diffuso l’idea che i faggot (i nostri froci, per capire) fossero gli untori dell’AIDS.

Quelli che l’AIDS, in realtà l’hanno implementato in Africa (o almeno così autorevolmente si sostiene) come arma biologica.

Transeat.

Fatto sta che negli anni ’80 gli omosessuali negli Stati Uniti d’America morivano.

Perché suicidi, perché malati di AIDS, perché discriminati, perché picchiati a morte.

Ed anche oggi è così.

E io non ci sto.

No.

No.

No.

Io amo gli uomini, lo sapete, l’ho detto, ne sono fiera.

Gli uomini sono bellissimi.

Tutti gli uomini che ho amato, per quanto a volte strani, sgangherati, estremi, inutili (sì, inutili: esistono essere umani per larga parte inutili, non siamo buonisti) erano meravigliosi.

Perché forti, perché fragili, perché intelligenti, perché stolti, perché uomini.

Perché mi amavano, perché io amavo loro, perché mi facevano sognare, evadere.

Perché mi hanno convinto che sono la donna più bella del mondo, perché qualcuno può amarmi.

Ma se fossi lesbica, non avrei paura a gridare amami Donna.

Sarebbe un mio diritto.

Nessuno me lo dovrebbe togliere.

E così come ho baciato tutti gli uomini che ho amato per strada, così vorrei – e lo farei – baciare la donna che amo (se per ipotesi fossi lesbica), per esempio al supermercato.

Ma poi la gente…

Col cazzo.

A morte la gente, che poi non esiste la gente.

La gente è una trappola creata dalla nostra mente, quando singole persone – e, più spesso noi stessi da soli senza aiuto da casa – ci fanno sentire inadeguati.

La gente è la scusa per non dire: sono diversa.

Ma diverso poi da cosa?

Io sono diversa da chiunque.

Eppure faccio l’Avvocato e la web-giornalista, sono donna, piacente, eterosessuale, sono mediamente colta, di ottima famiglia (ebbene sì ho quattro quarti di nobilità, Topolò ve lo devo proprio dire!), non ho malattie di alcun tipo, sono bianca, giovane (ok, sono napoletana, in effetti, ma le tette aggiustano molto).

Cazzo dovrei essere la persona più uguale di tutti (cit. Orwell).

Eppure mi sono sentita inadeguata.

Perché?

Boh.

Perché sono scema.

E così è stupido, meschino, merdoso, il mondo che rifiuta le libere scelte sessuali degli altri.

E, però, sono un po’ stupidi anche quelli che amando ciòchenondovrebberoamare si nascondono.

Soffrono.

Perdono, per la vergogna, la persona che amano e li ama.

Insomma, questo c’entra e non c’entra con il mio misterioso progetto, e con Not Love Alone.

Ma, in realtà e a ben vedere, c’entra eccome. 

Leggiamo qui:

“… I tell him it’s got to stop/ my parents have got suspicious*

ed ascoltiamo là:

E ciao papà e ciao mammà, l’uomo senza curve un altro uomo abbraccerà sarà la sua felicità“.

Tra Renzo Rubino e Ziggy Marsh sono passati quasi 30anni, o forse anche di più.

Ziggy nella sua poesia parla di rapporto delicato, per nulla sessuale ma fatto di cura (take care e cura latina intesa come senso di preoccupazione, insomma), interrotto momentaneamente dal “sospetto”, dall’infamia, insomma.

Renzo nella sua canzone ad un appello accorato del compagno “devi dirglielo” risponde con una scelta: la definizione di sé, davanti a tutto e tutti, anche, e prima di tutto, davanti alla famiglia.

Anche se questo comporta “scandalo” nel senso però di crisi-rottura, non necessariamente di dissidio.

Anche se questo lo facesse diventare un “postino”, inteso, credo, come rinuncia anche materiale al possibile appoggio della famiglia.

Sono passati trent’anni ed, alla luce di queste contrapposizioni artistiche, non parrebbero essere passati invano.

Eppure io, come si diceva in altri contesti, voglio zero.

Zero esseri umani costretti a nascondersi, mistificarsi, mortificarsi per le loro libere scelte sessuali.

 

 

 

* Ziggy Marsh – Mister X pagina 83 – Not Love Alone. Di seguito l’intera poesia. “In the back of an antique shop/ surrounded by precious pieces/ I sit on a something chair/ and eat chocolate digestive biscuits./ They sit on Staffordshire plat/ perched gingerly my lap./ Mister X goes to see to the door/ and says he’ll soon be back./ He teaches me art at school/ and takes me out to tea/ I’m just seventeen/ and he’s thirty-three./ I stay behind at four/ and help him tidy up./ He always looks the door/ I let him touch me up./ In the back of his antique shop/ surrounded by precious pieces/ I sit and watch the clocks/ while he sells the marble Jesus./ He takes me to the Royal;/ we have coffee, cakes and toast./ He likes to entertain me./ He likes to play the host./ When he took up another post/ it didn’t stop us meeting./ We did still have coffee and cake/ on Friday at two sittings./ In the back of his antique shop/ surrounded by precious pieces/ I tell him it’s got to stop/ my parents have got suspicious./ In the back of an antique shop/ I come with another male./ There’s wet on the wonderful Wedgewood/ and sperm on the Chippendale.

Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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2 risposte a Amami uomo. Un progetto. Il primo logorroico e contemporaneamente sibillino post.

  1. ho la compulsione di attaccarti il video di sgarbi che dice CAPRE a loop mauhauhauhauhauhauah

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