SuperEgoVsMe meets Laura Gambacorta – campionessa di gusto, cuore e tennistavolo.

Ai più, forse il nome di Laura Gambacorta non sarà noto.

Magari dell’enogastronomia non siete fanatici.

Eppure di Laura Gambacorta potreste sapere in mille splendidi modi.

Mi si accusa più volte – anche a ragione – di essere un po’ ridondante quando scrivo; troppo “aggettivata” ed, in ogni caso, troppo entusiasta.

Su tutto convengo e cerco di cambiare, credetemi, ma non sull’entusiasmo.

Scrivo solo di quello che amo.

L’opportunità di essere comunicatrice web: farlo per piacere, non per professione, senza obblighi, se non quelli di professionalità e veridicità.

Laura, al mio opposto, è una professionista della comunicazione: giornalista enogastronomica Image

per il Corriere del Mezzogiorno, nella pagina del grande Gimmo Cuomo, organizzatrice di eventi sempre in ambito enogastronomico.

Ed è una donna essenziale, sobria, che di certo di queste mie parole un po’ si infastidirà.

Troppo schiva per così tanti aggettivi.

Eppure io ho il piacere di parlare di lei, perché quella di Laura è una storia a formazione progressiva.

Laureata in Economia per anni, una decina circa, si occupa di finanza.

Ma la finanza di quindici anni fa, non era quella immateriale dei derivati e delle altre diavolerie che hanno distrutto il nostro sistema economico.

Era quella che ancora aveva contatto con la realtà economica delle imprese e dei titoli che acquistava e vendeva.

Solo sei anni fa ho deciso di abbandonarla. La finanza io l’amavo, dopo la laurea l’ho approfondita da autodidatta, ho lavorato come consulente da libera professionista con tanta voglia. Quando però tutto è diventato così anomalo, alle prime avvisaglie di quello che poi è successo tra derivati e prodotti finanziari troppo immateriali, in quel mondo non mi ci sono ritrovata più

Ed allora hai iniziato a scrivere…

In realtà, già in passato mi era capitato di avere l’opportunità di scrivere sulla carta stampa. Ma niente di particolare. Brevi ed articoli di sport. Ho giocato per anni – e tutt’ora lo pratico – a ping pong, ero in serie A, e così conosco da tempo i meccanismi dello sport professionistico. L’enogastronomia, per me, non era altro che una grande passione, ma non pensavo che potesse diventare tutta la mia vita professionale…

Ed invece…

Ed invece, così è. Oramai. Circa sei anni fa, dicevamo, ho iniziato una stretta collaborazione con alcune riviste del settore: “Sapori e Piaceri” e “Madia Travel Food”, io che da pochi anni dalla Penisola Sorrentina ero tornata a Napoli dove avevo sempre vissuto, sono in poco tempo diventata la referente per il Sud Italia. Quanto ho girato!

Dagli articoli, all’organizzazione di eventi e che eventi. Per chi non lo sapesse Laura Gambacorta cura alcuni tra gli eventi di enogastronomia più significativi per Napoli e la Campania in genere.

 Sempre esagerata, tu, Daniela. L’organizzazione degli eventi è nata così, in modo quasi naturale. Circa cinque anni fa, da un’idea del direttore di “Sapori e Piaceri” è nata l’associazione CHIC – Charming Italian Chefs, un’associazione tra chef italiani che creasse condivisione tra gli stessi, ma soprattutto, ancora più opportunità di visibilità per la cucina italiana. Il direttore di “Sapori e Piaceri” dell’epoca, Raffale Geminiani, scelse me come referente Campania e, quindi, quando decidemmo di realizzare il primo evento dell’associazione nell’ambito di Vitigno Italia fu naturale che me ne occupassi io. Il mostro è stato creato lì!

E che mostro, devi dire! Oramai non ti ferma più nessuno!

Effettivamente non posso dire di essere molto pigra… Proprio la settimana prossima tra domenica e lunedì travolgeremo Napoli con una 48 ore tutta dedicata alla associazione. Sarà un vero tour de force...”

Un tour de force del gusto, però…

“Oddio, lo spero. L’impegno mio, dei colleghi, e soprattutto dei nostri amati chef c’è tutto!”

Qualche evento da segnalare, in particolare?

Beh, io personalmente sono, come tutti sanno, molto legata ad Enzo Coccia, patron de La Notizia. Proprio Enzo ci ospiterà nella sua PizzAria di Via Caravaggio domenica 14  aprile, alle ore 18.00, per un Aperichic, un aperitivo a quattro mani con il pizzaiolo veronese Renato Bosco

Ma come: Napoli e Verona insieme a far pizze dopo quello che è successo l’anno scorso con la guida del Gambero Rosso dedicata alle pizze che ha visto vincere Verona e non piazzarsi quasi Napoli?

Ebbene sì, con i nostri chef Chic può succedere anche questo: del resto siamo stati i primi – io proprio a dire il vero e senza falsa modestia – ad inserire insieme a chef stellati anche maestri della pizza. Il primo fu Enzo Coccia, quando ancora la pizza non era il fenomeno di costume che adesso sembra essere diventato. Anzi, volendo, ci fu un po’ di scetticismo per questa nostra scelta. Eppure non dimenticherò mai che alla prima uscita di Enzo e delle sue meravigliose pizze fritte –  che ci regala solo in occasione di eventi –  moltissimi chef “tradizionali” rimasero ammaliati dalle sue pizze. Anzi, durante la cena che facemmo alla PizzAria dopo l’evento, per stare un po’ tra di noi, Nino Di Costanzo, all’epoca già bistellato, si mise nel cuore della notte dietro al banco con Enzo a stendere le pizze con lui.”

Chef charmant e solidali tra loro, allora. Ma torniamo a te. Giornalista, libera professionista, se non proprio imprenditrice. E donna, chiaramente, anzi moglie. A Napoli. Sembrerebbe un percorso ad ostacoli, il Tuo.

Ma, ti dirò, in realtà sempre meno di quello che si sarebbe portati a pensare. Tutti percepiscono Napoli come un luogo ostile al lavoro, inospitale, ostativo. Chiaramente vivo anche io tutti i disagi della nostra città, né voglio dire che sia tutto semplice o ovvio. Ma, in realtà, per lavoro e per il mio amore per lo sport, ho viaggiato tanto e posso dire che Napoli è così bella, così vitale nonostante tutto, che non la cambierei per nessun altra città al mondo. Entrambi i miei fratelli che adoro e sono per me un punto di riferimento, anche professionale, abitano a Roma. Più di una volta, potrai ben immaginare, mi hanno proposto di andare a vivere a Roma. Ma nonostante tutto io non lo farei mai e non lo farò. Amo troppo la mia città. Quanto all’essere donna e moglie, certo essere moglie comporta anche altri impegni, la casa, il marito… è ovvio. Ma essere donna nel mondo dell’enogastronomia non è un particolare problema. L’ambiente ha una forte rappresentanza di donne che contano e che sono riconosciute come molto professionali. Non credo affatto che essere donna mi abbia limitato o creato particolari problemi. Certo le mie difficoltà professionali, come tutti, le ho avute, ma non credo, affatto, che siano legate al mio essere napoletana o donna. O poi, boh, non so, forse semplicemente mi piacciono le sfide e non le vivo come un momento di criticità.”

Cavoli che bello sentirtelo dire…  si fa sempre un gran parlare della sfortuna dell’essere napoletani, del come limiti in tutto. La tua testimonianza è un’iniezione di entusiasmo e amore per la nostra città! Ma, a proposito di sfide, torniamo al ping pong, al tuo primo amore, come pensi che essere una sportiva ad alto livello abbia influenzato il tuo modo di essere?

 Non saprei, forse nella velocità, nell’immediatezza del sapere rispondere alle situazioni. Mentre fai una partita non è che puoi star lì a ragionare tanto. Devi fare la tua mossa, rimanere concentrata, portare a casa il risultato. E’ quello che ogni giorno cerco di fare anche con il mio lavoro. Non perdermi in tanti rivoli. Agire. Migliorare le cose che posso migliorare e cercare di immaginare la mossa migliore.   

Anche nella scrittura sei molto diretta, asciutta.

Resta sempre difficile valutarsi da sé. So solo che collaborare nella pagina enogastronomica del Corriere del Mezzogiorno per me è un piacere ed anche un piccolo vanto. Essere sempre accanto agli articoli di Antonio Di Fiore è anche un po’ imbarazzante…

 

Antonio è un grandissimo. Lui sì che è un critico… altro che certe gastrofighette!!!

 Hai ragione. Un uomo ed un professionista eccezionale.

Ecco siamo giunti al momento della domanda cojona. Il piatto della memoria. Tu, esperta del gusto, quale sapore serbi nella tua memoria?

“Eh eh eh, beh nel mio caso è semplice: le lasagne della nonna. Le polpettine del ripieno, come mi piacevano e poi quel pomodoro, il pomodoro che usava mia nonna, un sapore che credimi, non mai più incontrato… la voglia di attendere l’evento che lei le cucinasse, la gioia di mangiarle tutti noi fratelli con lei ed i nostri genitori, le tavolate piene di bambini… il vero sapore della mia infanzia anche al netto dell’incredibile sapore di quel pomodoro che non ho mai  più scovato.”

 

Ecco il senso della vita professionale ed umana di Laura Gambacorta, professionista della comunicazione enogastronomica è tutta nella risposta alla domanda cojona.

Nella sua estrema dolcezza, che non posso negare mi abbia commossa.

Chi mangia con chef stellati ogni giorno, forse avrebbe potuto parlare di piatti mirabolanti, di gusti astrusi ed estremi.

A Laura Gambacorta, invece, manca la lasagna della nonna e quel gusto un po’ così, dello stare bene insieme a chi ti ha veramente amato.

Da un essere umano così, Ladies and Gentleman c’è davvero tanto da imparare.

Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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