Sara Stolfo – Gabriel Garcia Màrquez e Cento anni di solitudine.

Torna la critica letteraria che io amo, la mia, la nostra, Sara Stolfo.

Laureata in lettere, geek Apple, la nostra amata Sara Stolfo ha una passione nobile: lo studio della letteratura.

E si vede.

Il suo percorso su quelle miserevoli paginette web lo dimostra, se ce ne fosse stato bisogno.

Io, personalmente, mi sono innamorata della penna di Sara e della sua capacità di fare analisi letteraria ben da prima: l’anno scorso, infatti, ho avuto il privilegio di porter leggere la sua bellissima tesi di laurea, in cui Sara discettava di Italo Calvino, uno degli autori più grandi della letteratura contemporanea mondiale.

Chissà che questa tesi, magari in una versione minor, non possa comparire anche a tranches sulla Giovine, di letteratura ostello, grazie alla bravura ed alla sintesi di Sara Stolfo.

In attesa di questa ed altre sorprese, oggi Sara ci porta ancora in America Latina (dopo averci parlato a lungo di Isabel Allende), confrontandosi con uno degli autori più importanti che quella terra ci ha regalato negli ultimi decenni: Gabriel Garcia Màrquez, già premio Nobel per la letteratura negli anni ’80.

Cedo la parola a Sara, e Voi, Topoloni, leggete ed acculturateVi che oggi fa pure brutto😉

 

Nell’ambito del panorama letterario ispano-americano contemporaneo, Isabel Allende   tanto come la sua La casa de los espίritus non avrebbero potuto essere senza uno dei massimi rappresentanti del Real maravilloso, colui che Juan Rulfo definì «lo scrittore più popolare e forse il migliore in lingua spagnola dai tempi di Cervantes»: il premio Nobel per la letteratura del 1982, Gabriel Garcίa Márquez.

GabrielGarciaMarquez

Nato ad Aracataca, in Colombia, nel 1928, Márquez manifesta la sua energia intellettuale inizialmente come giornalista e saggista attento ai problemi del suo paese e impegnato nella difesa dei suoi diritti contro le coercizioni subite.

Proprio per questo, l’esordio letterario avviene con racconti (i primi sono La hojarasca del 1955, El coronel no tiene quien le escriba del 1961, La mala hora del 1962) in cui il tema centrale è la realtà e nei quali troviamo spesso una città solitaria, lontana dalla civiltà che è trasfigurazione della realtà colombiana.

Queste opere, tuttavia, come lo stesso autore afferma: «[…] appartengono ad un tipo di
letteratura premeditata che offre una visione troppo esclusiva e statica della realtà». Nelle successive (El otoño del patriarca del 1975, El amor en los tiempos del cólera del 1985, Del amor y de otros demonios del 1994) magia e realtà si confondono e personaggi e eventi seguono itinerari circolari in un tempo “congelato”.
Anche qui, dunque, ripetitività , ciclicità della Storia e del Mito come nell’Allende.

E, tuttavia, l’elemento mitico propriamente appare solo nel suo capolavoro: Cien años de soledad del 1967.marquez 2

Come lo stesso autore dice: «[…] avevo l’idea di dover scrivere un romanzo in cui succedesse “tutto” […] Cien años de soledad è un libro mitico».

L’opera è la cronaca completa di Macondo dalla sua fondazione che si confonde con la storia della famiglia Buendίa che l’aveva appunto fondato.

Ed è, allo stesso tempo, se definiamo il “mito” come «racconto esplicativo delle origini», riscrittura dei miti cosmogonici e omologo dei primi capitoli del Genesi biblico attraverso cui viene proposta una enorme metafora dell’America Latina e, dunque, dell’universo intero. Macondo è un microcosmo che rappresenta il macrocosmo.

Fondato da un Dio (il narratore) che è Cronos, il Tempo ciclico e quello storico, che è uno dei temi del libro insieme al mito della «solitudine umana, fonte di tutti i miraggi e di tutti gli incubi».

E Solitudine dell’America Latina è il discorso che Márquez pronunciò a Stoccolma, solitudine rotta solo dalla parola nella sua dialettica a favore o contro il potere, quello liberatore o quello imposto.

 

Grazie come sempre a Sara Stolfo che con le sue parole asciutte, precise, mette sempre una gran voglia di leggere.

Leggete, Topoloni belli, leggete.

I libri sono il cibo della mente.

 

Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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