Chiara Ferragni promuove l’anoressia?

Carissimi Topoloni negletti,

sì, lo so, sono la peggiore blogger dalla nascita del web.

Appaio, scompaio, non aggiorno nulla.

Periodicamente pensate che io sia morta o, che é peggio, che sia diventata una persona normale.

Posso rassicurarvi affermando, senza tema di essere smentita, che le notizie della mia morte e del mio imborghesimento sono decisamente esagerate (semitica. parafras.).

Sono viva e sto (quasi) bene.

E nel mio corpo batte ancora un cuore da blogger, nonché un animo da grabber di visualizzazioni.

Qualche tristissimo dato sul mio disastrato blog.

Quando nacque nel lontano 2008 e per i successivi due anni, fino ad oltre metà del 2010, il mio blog era nella top 1000 dei blog più visitati di Italia, in particolare, era considerato il 127esimo,  numero più numero meno, blog di cultura del nostro bel paese. Era stabilmente presente wikio, per un breve periodo fu intercettato anche da blog label (mi informai in ritardo e già scrivevo meno frequentemente).

Tutta sta pappardella, però, non vuole essere un’autocelebrazione. Assolutamente. Davvero.

Mi serve solo per dichiarare una roba che non so se mi fa più piangere o ridere.

Credo piangere, però.

Sapete, Topoloni alla moda, di tutti i miei 904 post – che hanno spaziato da arte, cucina, ristorazione, attualità, letteratura, interviste a personaggi assurdi, racconti e tenzoni letterari, oltre a numerosissimi post di cazzate inaffrontabili in cui raccontavo le mie tristissime peripezie -, quali sono stati i più letti?

Ma non i più letti nel senso che abbiano tre o quattrocento visualizzazioni in più, no, no.

Più visualizzati nel senso che da soli rappresentano il quaranta per cento di volume delle visite del mio blog dal suo passaggio su wordpress?

Tre.

Ripeto, TRE. Su 904.

Di cosa avranno mai parlato?

Sì, di Chiara Ferragni.

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Benone.

Queste erano le mie precedenti riflessioni date in pasto a Voi, Topoloni curiosi, con la solita liberalità che mi contraddistingue.

In realtà, credo, dopo aver fatto una rapida ricerca per trovare i post che vi ho linkato sopra, di aver citato Miss Ferragni anche un altro paio di volte, ma incidentalmente, credetemi.

Insomma il mio blog, le cui oramai pochissimi visite, si reggono in grandissima parte su Chiara Ferragni, beh, conterrà al suo interno il termine Ferragni, meno di cento volte, forse anche meno di cinquanta.

Eppure, eppure.

Quindi, perché non riaprire il mio blog, approfittando di una rovente polemica (la numero millemila ca – dati per difetto) sulla Ferragni Nazionale?

Premessa numero 1.

Le Ferragni nel frattempo si sono moltiplicate: oltre alla world wide shared and mentioned Chiara Ferragni (sto cercando di raddoppipare l’indicizzazione, scusatemi, devo scrivere Chiara Ferragni almeno altre trenta volte!😉 ), sono spuntate in ordine sparso: la sorellina minore, Valentina Ferragni, ora star di Instagram ed influencer di ritorno, la sorella di mezzo, Francesca Ferragni, lato alternativo e culturale della famiglia Ferragni e, credetemi, non è uno scherzo, la mamma di Chiara Ferragni che, dannata, è divorziata dal padre di Chiara Ferragni e, quindi, non potrò chiamare, come desidererei, Marina Ferragni, (anche per poter scrivere un’altra volta Ferragni, sia chiaro), ma dovremo chiamare Marina di Guardo, con il suo nome da signorina.

Che rabbia!

Ah, ma ci sono!: l’ex Signora Ferragni (lo so, lo so, sono una cazzona odiosa), è uno dei personaggi più terribili ed insidiosi di tutto questo circo. Ella, grande madre, imperversa sui social delle sue numerose e sovraesposte figlie e, come se questo già non bastasse, ha dato alla stampe, cartacee e non, ben tre libri.

Insomma la holding Ferragni si diversifica anche nel ramo della letteratura.

Premessa numero 2.

Ma cosa è accaduto alla nostra Ferragni preferita mentre io incolpevolmente me ne disinteressavo?

Un po’ la qualunque: in breve ordine.

Ha lasciato la Bocconi, Riccardo Pozzoli – ex fidanzato, co-fondatore di The Blonde Salad prima e di TBS Crew poi, considerato, inoltre, deus ex machina del successo di Chiara – e, infine l’Italia.

Si è trasferita a Los Angeles dove vive stabilmente – se fa per di’, visto che prende più aerei lei che taxi io, e io di taxi ne prendo davvero troppi -;

continua a produrre, pare con successo le sue collezione di scarpe – cui ora si sono aggiunti anche alcuni accessori come zainetti e cover per iPhone – Chiara Ferragni Collection;

la sua impresa è stata oggetto di un case study presso la Harvard Business School (no, non è uno scherzo, né un modo per poter dire che Chiara Ferragni viene studiata anche all’Università); sono rimbalzate notizie sui giornali nazionali ed internazionali sul suo fatturato, stimandolo in ordine di 6 milioni di dollari;

sono stati poi diffusi i dati  – che ricordo essere consultabili liberamente da chiunque – sul bilancio annuale della TBS CREW s.r.l., che pur parlando di volume d’affare molto ma  molto più limitato, rimangono estremamente impressionanti (si consideri, a tal fine, che la TBS CREW non è l’unica società riferibile alle attività di Chiara Ferragni e che, presumo, oltre a quella che controlla la produzione e la distribuzione delle scarpe, ve ne sia anche una con sede negli Stati Uniti);

ha cambiato fidanzato, unendosi ad un fotografo, Andrew Arthur, anche lui al centro di numerose quanto assurde polemiche sul fatto che sia brutto, di origini asiatiche, che in realtà odi Chiara Ferragni, che sia meglio/peggio/a metà di Riccardo Pozzoli;

è stata ospite e protagonista di numerosi eventi di calibro mondiale;

è stata inserita da Forbes nella lista delle persone sotto i trenta anni più influenti del Mondo.

Questo per dirne solo alcune.

E poi sì, ha perso molto peso.

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Considerando che, indubbiamente, Chiara Ferragni è sempre stata magra, adesso è decisamente magra.

Ecco, ciò detto, perché dopo tanto tempo di chiusura del mio blog e, comunque, di mio silenzio rispetto al personaggio Ferragni, prendermi il disturbo di riaprire il blog parlando di lei (oltre alla oramai evidente voglia di indicizzazione, bien sur)?

Perché ieri, la notissima opionista, già blogger e social star Selvaggia Lucarelli, ha pubblicato questo post sulla sua pagina Facebook 

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Come potrete leggere da soli, le riflessioni della Lucarelli, sono state condivise, likate, commentate da un numero impressionante di utenti.

Impressionante anche se rapportato ai livelli dei suoi numeri abituali, decisamente molto elevati.

Questo exploit può essere letto in numerosi modi: prima di tutto certifica, ancora una volta, se ancora ce ne fosse bisogno, l’enorme capacità di Chiara Ferragni di creare conversazioni intorno a sé, anche non facendo nulla.

Tra i numerosissimi commenti, quasi nessuno si chiede chi sia Chiara Ferragni, anzi numerosissimi utenti aggiungono dettagli e considerazioni che dimostrano una buona, se non perfetta conoscenza, delle avventure della nostra blogger. Sottolineo questo aspetto, perché precedenti riflessioni di Selvaggia Lucarelli a tema fashion blogger, aventi oggetto, ad esempio Chiara Nasti, suscitarono numerosissime domande su chi Chiara Nasti fosse.

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Anche il quel caso, poi, la Lucarelli era caduta nel cosiddetto body shaming: criticava, infatti, la circostanza che la Nasti, fashion blogger partenopea under 18, avesse rifatto con molta probabilità il seno. La polemica ed il buzz anche in quella circostanza fu notevole, ma come sopra detto, molti chiedevano anche polemicamente, chi Chiara Nasti fosse.

Secondo dato emergente dal post Lucarelli/Ferragni è quello che certifica, ancora una volta, come se ce ne fosse bisogno, una certa animosità degli utenti italiani di internet e dei social rispetto a Chiara Ferragni.

Nella grande shit storm che le considerazioni della Lucarelli hanno generato, la percentuale di sentiment negativo nei confronti dell’Insalata Bionda, doppiano circa quelli di tenore positivo.

La Lucarelli e i suoi sostenitori escono, in percentuale, vincenti nella stigmatizzazione della Ferragni sui soggetti che hanno sottolineato l’inopportunità di tali tranchant affermazioni della Lucarelli.

I dissidenti sono presenti, certo, ma in misura limitata e, comunque sono messi a tacere dalla Lucarelli con ironico sprezzo quando non con secchi insulti. Resta chiaro che molto probabilmente, numerosi commenti siano stati cancellati, e diretti da SMS e che, comunque, ci troviamo pur sempre sulla pagina della Lucarelli e non su quella della Ferragni.

Terzo incontestabile dato da sottolineare é che la Lucarelli, piaccia o non piaccia, sa incontrovertibilmente fare il suo lavoro.

Quale sia, di preciso, il suo lavoro, non si sa.

Però, se l’intento di Selvaggia Lucarelli é quello di creare intorno a sé, conversazioni, interesse, polemica, beh direi che non sbaglia un colpo.

Non c’è argomento dello scibile umano, soprattutto se controverso, sul quale la Lucarelli non si sia espressa, ovviamente in modo polemico, virulento e provocatorio.

Esempio sia l’abilissima polemica, scatenata al rientro di Samantha Cristoforetti. La tecnica è sempre la medesima: spararla grossa, per aizzare gli haters, per potere poi dolersi della presenza degli stessi, scatenare la propria fanbase e far volare il klout.

Credo, però, che con questo sharetissimo post, la Lucarelli, sia andata un po’ oltre: lanciare una sorta di #boycottChiaraFerragni etico é davvero squallido e capzioso.

Consigliare, caldamente, ad aziende e riviste di non dare più contratti alla Ferragni, finché non riprenda peso, per il bene della stessa ragazza e delle sue follower, è per me mostruoso.

In senso assoluto, ma soprattutto nella logica di mero guadagno personale per cui è fatto.

Non credo ci sia alcuno, neanche tra gli stretti congiunti della Lucarelli, che creda che Selvaggia abbia voluto dare un consiglio affettuoso via facebook alla Ferragni, né tantomeno che abbia la voglia (nè del resto l’autorità per poterlo eventualmente fare) di dare indicazioni al mondo del fashion internazionale.

A mio avviso,

voler lucrare pesantemente sulla fama di una persona e sulla sua visibilità, offendola su doti fisiche,

attribuendole ruoli che una semplice persona non può e non deve avere (la Ferragni con la sua magrezza istigherebbe all’anoressia le sue seguaci?),

ipotizzandone patologie che non si ha la competenza per diagnosticare (sia anoressica o meno la Ferragni non credo sia opportuno che le venga diagnosticata l’anoressia a mezzo pagina  web),

ed, infine, invitando anche caldamente terzi a non darle più lavoro

non è altro che una gran porcata.

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Una porcata tanto più indegna quanto studiata a tavolino, frutto di un evidente lavoro di fino, e, per finire in gloria, o nella scalata dello squallore, volendo anche dare un messaggio etico e pseudo moralizzante.

Per non sottolineare poi un altro mortificante per la logica aspetto: qualsiasi casa di moda a livello mondiale utilizza modelle disincarnate taglie 34/36. Prendersela con la Ferragni è ridicolo, se non criminale.

Francamente, quello che penso io della Ferragni, in questo contesto non rileva, e, pertanto, non lo dirò.

Brevemente, dirò solo che evidentemente sbagliavo io: Chiara Ferragni brava o meno che sia stata ora, come nei suoi inizi su DuepuntoZero o Flicker, ce l’ha fatta.

Per me anche solo per questo, ha ragione lei.

Ma oggi non è questo il punto.

Il punto è che una persona, Chiara Ferragni, appunto, solo ed esclusivamente perché il 5 agosto Selvaggia Lucarelli non aveva altri da stigmatizzare, è stata per l’ennesima volta travolta da un mare di melma, solo per essere se stessa.

Solo perché ad avviso di oltre duemila leoni da tastiera, capitanati dalla Sig.ra Lucarelli, è anoressica.

Carissimi signori, se pure Chiara Ferragni fosse anoressica, non credo che la vostra riprovazione la farebbe guarire.

Credo piuttosto che “che schifo, vergognati, manichino di merda, pensa a cosa mangi” dovrebbe essere detto a Voi, pronti solo a monetizzare il lavoro di altri e/o mettersi dalla parte di chi è più forte.

 

 

immagini dal web. anzi screenshot dal web: non sapete che gioia aver imparato a farli con il iMac!!!!!

Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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