24 agosto 2015: 1billion of active accounts on Facebook.

Una settimana, è passata esattamente una settimana da quando, il 24 agosto 2015, Facebook ha raggiunto un enorme record.

Lungo il corso di quella giornata, che rimarrà per sempre uno spartiacque per il web 2.0/3.0, Facebook, il più grande social network a livello mondiale, ha avuto attivi un miliardo di utenti.

facebook-like-logo

Un miliardo di account – il che non equivale necessariamente a dire un miliardo di persone, come i più avveduti di noi sicuramente sapranno – erano attivi e postavano foto, contenuti, video, commenti, premevano i vari tasti di Facebook.

Ad annunciarlo, alcuni giorni dopo, è stato lo stesso Chairman, Ceo, Founder e deus ex machina di Facebook, Mark Zuckerberg, condividendo questo status.

“We just passed an important milestone. For the first time ever, one billion people used Facebook in a single day.

On Monday, 1 in 7 people on Earth used Facebook to connect with their

Facebook founder Mark Zuckerberg, at the NBC News' "Education Nation" Summit, in New York, Monday, Sept. 27, 2010. (AP Photo/Richard Drew)

Facebook founder Mark Zuckerberg, at the NBC News’ “Education Nation” Summit, in New York, Monday, Sept. 27, 2010. (AP Photo/Richard Drew)

friends and family.

When we talk about our financials, we use average numbers, but this is different. This was the first time we reached this milestone, and it’s just the beginning of connecting the whole world.

I’m so proud of our community for the progress we’ve made. Our community stands for giving every person a voice, for promoting understanding and for including everyone in the opportunities of our modern world.

A more open and connected world is a better world. It brings stronger relationships with those you love, a stronger economy with more opportunities, and a stronger society that reflects all of our values.

Thank you for being part of our community and for everything you’ve done to help us reach this milestone. I’m looking forward to seeing what we accomplish together.

Ancora alcune ore più tardi, sempre il 27 agosto, sul profilo di Mark Zuckerberg appariva questo video celebrativo della “milestone”, la pietra miliare raggiunta dal web partecipativo il precedente lunedì

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Ma perché questo evento non è da considerarsi importante solo per Facebook come social network ed azienda, ma proprio che svolta gordiana nel web partecipativo?

Fiumi di parole si sono spesi in questi giorni su questo evento: da parte di giornalisti di stampa generalistica, specializzata, web-amatori, web-esperti e chi più ne ha più ne metta.

Resta ovvio che, nonostante la mia grande autostima, non credo di certo che le mie brevi considerazioni che seguiranno, possano avere una particolare importanza, eppure mi sento di consegnarle, a mia volta al web.

Probabilmente perché sono sadica o, a ben vedere masochista, del resto sto scrivendo questo post da un pc windows e sento già fortissime le pulsioni di morte.

Visto che sono ad appena 450 parole, direi di allungarmi un attimo con una piccola cronistoria della vita della grande F (per rimandi più precisi ed accurati, suggerisco Wikipedia): Facebook é nato, come molti di voi sapranno, anche per aver visto il film di David Fincher “The Social Network“, nel 2004 da un’idea di Mark Zuckerberg ed altri suoi colleghi universitari.

Un’idea di base semplice, perfino intuitiva, che serviva all’esigenza base di connettere i propri amici con sé e tra di loro per organizzare eventi, serate e gruppi studio.

La rete, che altro non era, quindi, che una piattaforma sociale di servizi, era stata pensata da Zuck, Sevarin, Hughes, Mc Collum e Moskowitz solo per gli studenti di Harward, college di cui tutti facevano parte all’epoca dei fatti, ma il suo funzionamento era tanto agile ed utile che ben presto gli studenti degli altri college della cd Ivy League e del circondario di Boston e Standford, iniziarono ad usarlo.

Da qui, al di là delle vicissitudini umane tra il gruppo originario di amici e altre varie amenità, Facebook ha iniziato il suo salto nell’infinito che ha visto, in oltre dieci anni di vita,

continui cambiamenti di programma di gestione,

l’avvento del sistema web marketing di social media strategism (nato, sostanzialmente, proprio per e grazie a Facebook),

la creazione di algoritmi sempre più complessi e performanti per il posizionamento degli utenti nei confronti degli altri e della piattaforma (EdgeRank above all),

la creazione di una compagine societaria complessa e che ha generato oltre 5000 posti reali di lavoro al mondo (dato ultimo da me trovato che si riferisce al 2013),

la quotazione in borsa della Facebook, INC., società che gestisce tutti i service inerenti dal social network, quotazione avvenuta nel 2011 e che tutt’ora prosegue: guardando anzi le performance del titolo sul listino Nasdaq cui è collegato, possiamo notare che alla data di oggi con quotazione a 91.01 usd, nel 2015 proprio male non stiano andando (si era partiti a gennaio da 78.o2 usd – Fonte Finanza Sole24),

acquisizione, da parte di Facebook, Inc. della più golose web society disponibili da whatsapp a messanger che è diventata in buona sostanza la chat interna di fb, a Instagram (colpaccio questo enorme ed avvenuto già più di un anno e mezzo fa).

Nel frattempo tutti gli altri social network subivano alternissime vicende: Gplus, duole dirlo ma non ha mai fatto le performance che tutti, Google incluso si attendeva; AsmallWorld ha sostanzialmente collassato anche se facciam finta che ancora esista ma sia esclusivissimo e a pagamento (così esclusivo che nel 2013/2014 io ho ricevuto una cosa come 20 inviti da estendere. In totale, dall’anno della mia iscrizione, o meglio della mia sponsorizzazione su ASW mi sono stati dati circa 50 inviti su un totale di miei contatti diretti di circa 200 utenti); anobii non so più neanche se esista; voci sempre più insistenti, infine, ci raccontano di una grave crisi di Twitter (il social network di microblogging che pur non potendo essere per nulla considerato concorrenziale di fb, sostanzialmente per la grande diversità dei meccanismi sottesi, è sempre stato l’unico social ad avere una mole di partecipazione comparabile, al netto, se così si può dire, di una credibilità ancora maggiore delle notizie che dallo stesso vengono messe in circolazione); tutto questo a voler tacere di Linkedin, che in Italia, mi si passi il sadismo, potremmo definire “il più bello dei social che mai utilizzammo“, citando anche Hikmet che fa sempre curriculum.

Facebook, invece, vive e regna con noi: fa parte, indubbiamente della vita quotidiana di circa l’ottanta per cento delle persone che conosco comprese nella forbice 11/80 anni. Ne fa talmente parte che per moltissimi di loro è oramai anche un disturbo mentale.

Facebook è vittima e grimaldello per qualsiasi tipo di attacco sociologico d’accatto da Studio Aperto, sia proprio nel pregevole Tg di riferimento, sia nei peggiori bar di Caracas: e mai nessuno tanto lucido da considerare che in sé e per sé Facebook non sia null’altro che un mezzo. Prendersela con Facebook, come se poi fosse quasi un’entità singola e personalizzabile, è un po’ come se qualcuno se la fosse presa con le pagine bianche che diventarono il Mein Kampf. Ma del resto pure ci sarà stato qualche esaurito che ha tirato sassi, a tal uopo, agli alberi di Monaco in Baviera.

Detto questo, l’importanza gordiana di questo numero simbolico, deflagrante – volendo dirla tutta anche un po’ terrorizzante – è una e solo una: l’evidenza che tale evento ha portato indubitabilmente è una e solo una (un po’ come la retta che passa tra due punti).

Internet siamo noi.

Il web partecipativo è oramai l’unica legge che esiste e non può essere negata.

Il prodotto siamo noi.

rudyIn questa luce consiglio, ancora una volta, il volume che Rudy Bandiera ha dato alle stampe lo scorso anno per Flaccovio: Rischi ed opportunità del web 3.0 e delle tecnologie che lo compongono. Un libro agevole e piacevole, di cui consiglio a tutti la lettura, non esclusivamente a chi usasse in maniera professionale il web, anzi, probabilmente, credo che sia molto più utile – ed ugualmente fruibile e divertente – proprio per chi dei social faccia un uso discontinuo ma quotidiano.

L’importanza gordiana di questo numero risiede anche nella circostanza che spazzi via – mi auguro definitivamente – tutti i profeti del collasso di facebook e del web partecipativo. Nel bene e nel male, qualunque cosa se ne voglia dire, ritenere o supporre, il web 3.0 è una realtà ed un’enorme ricchezza per il futuro, soprattutto per la mia e le successive generazioni.

Detto questo, che, come al solito, è anche fin troppo, vorrei chiudere citandomi, tanto per ribadire chi comanda qui dentro.

Queste sono le mie riflessioni “a botta calda ed emotiva” che ho lasciato, manco a dirlo, proprio su FB

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Ecco, per me, Facebook è parte della mia vita reale e di relazione con i miei amici della vita reale, oltre che un luogo di lavoro (per quanto anche a me che sono comunque pur sempre – e probabilmente per sempre – un permanente p.Avv possa sembrare strano dirlo) e un luogo di svago. E per questo io, personalmente, ringrazio Zuck per quello che ha fatto per noi.

Ma questa, però, sarebbe un’altra storia e dovremo raccontarla un’altra volta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vorrei ringraziare per la redazione di questo articolo, Davide Licordari, Riccardo Scandellari e Rudy Bandiera che mi hanno insegnato, anche solo con la lettura costante dei loro interventi – che spesso avete visto e vedrete condivisi su tutti i miei social e blog – , a leggere gli eventi a volte oscuri della vita virtuale. Un bacio in testa ad Andrea Albanese che quasi era riuscito a convincermi che ci fosse vita on Linkedin  Italia (just kidding).

Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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