Milàn, l’è semper un gran Milàn!

Vi immagino, tutti lì, madidi di sudore a chiederVi: che quest’anno si è già stancata?

Non dovremo più leggere i suoi neuro deliri? Sta già distruggendo un i miei articoli per planet magazine con le sue assurde idiozie?

Almeno per sei/otto mesi siamo salvi?

Errore, errore gravissimo, ingenuità: io sono viva e sono qui e adesso vengo a scriverti…

Ok, cerchiamo di dare un senso a queste emissioni di CO2: non  sono già scomparsa, come la salute della mia socialweb attivity può testimoniare.

No, peggio: sono stata cinque giorni a Milano.

Immagino nitidamente l’espressione di quieta indifferenza sui Vostri volti.

Ma siete poco avveduti, lettori carissimi: è evidente che Ve ne parlo per continuare la mia fiorentissima linea di “marchette milanesi”!

IMG_0971 (1)una compiaciuta Ego riflette sul bello e sulle sue strategie di SEO

 

#chimiconoscelosa, io sono uno dei pochi esseri umani che abbiano calpestato il globo terraqueo, probabilmente insieme a Brighella, a ritenere che Milano sia una bellissima città.

Sì, sì proprio bella in senso fisico del termine: palazzi monumentali, cortile, tanto verde, innumeri chiese da fascino senza tempo, navigli malmostosi e puzzolenti. Ecco tutto questo a me piace assaje.

E gli è di più: against all odds, io trovo che la perenne pioggia, nebbia, freddo umidissimo spacca ossa, alternato a caldo infernale immotivato, siano esperienze corporali piacevoli o, quantomeno interessanti da affrontare.

Ed ancora, come se già questo non fosse bastevole a giustificare un post con giusto tre o quattro consigli da Dove di seconda mano: Milano è per me un luogo dell’anima.

Mi ricorda momenti tristemente divertenti, dissidi dell’anima, persone amate, un’amica carissima.

L’amica carissima è la proverbiale Nuvole, che forse prima o poi sarà il caso chiamare Claudia anche su queste paginette web (nobilissimae ac pulcherrimae).

Ebbene, la Nuvola (che tu la conosci la Nuvola?) dopo il suo performantissimo annuncio “mi trasferisco a Milano, domani!”, fu di parola: saranno passati circa otto anni e numerose mie crisi di nervi ed è ancora lì.

Pertanto, dato si che  la Signora Claudia N., che per motivi di privacy chiameremo Nuvola C. (cit.), detiene l’impegnativo titolo di my “bestfriend for ever together”, ogni tanto tocca andare a trovarla.

Immaginate le modalità: “devo venire a Milano” – manco dovessi chiudere contratti miliardari con mega lobby del caffè (e meno male, vista la fine fatta dall’uomo ragno!) – “ma Daniela, io martedì lavoro” “meglio, così mi organizzo, resto due giorni”.

Quello che poi accade è che resto usque ad mortem, procurando danni di vario genere alla casa, alle chiese e indubbiamente anche ai fogli di giornale, mancano solo le auto ma quello è solo perché non ho la patente.

Il fatto che Claudia non possegga auto a Milano indubbiamente aiuta in tal senso.

Esclusi i motivi d’affetto, quello che mi lega a Milano, che oramai conosco direi quasi benino, è la mia idea di libertà: nel profondo nord che produce, poter girare libera, se non presa da minimi e gestibilissimi impegni di lavoro, è una risorsa estrema.

Milano è, dal mio personalissimo punto di vista, un osservatorio incredibile di una vastissima, varissima ed impurissima umanità che si divide in demoni boschivi, esaltati divertenti, esaltati molesti, entropici ineffabili e quant’altri.

Il che normalmente nevrotizza la gente sino alle convulsioni epilettiche.

Io ne risulto invece rinfrancata: mi sento biecamente normale e anche un po’ borghese (io, proprio io e i miei otto/ottavi).

E poi conosco, vedo, sento, odoro, scopro, tante cose che a Napoli, mia città natale, magari non mi sono mai concessa il lusso di invenire.

Milano, per me, è Santa Maria delle Grazie, opera Bramantesca nel cuore nobile della città, Corso Magenta. Luogo divino in più sensi, dove ho incontrato persone speciali e miei lati del carattere che mi erano inediti, sino a quel momento.

E di lì a pochi passi il Cenacolo di Leonardo da Vinci: luogo un po’ da iniziati, ma mica per la meravigliosa opera ostesa. Tutt’altro. Un po’ farraginoso e decisamente poco funzionale è il metodo per riuscire a prenotare la visita.

La società che ha in gestione il sito, pretende parecchio per l’accesso: prenotazione on line con pagamento anticipato per giorni e giorni prima, presenza dieci minuti prima dell’orario concordato per la visita stessa.

Il costo del biglietto poi non è caro ma neanche esiguo (credo che siano sei euro e 50 cent a persona senza guida (ma comunque con Giuda… lo so, lo so, lo so, non sono riuscita a trattenermi); costo che diventa proprio tonico circa 9 euro a persona con la presenza della guida.

Intanto devo dire che, a mio avviso, soprattutto per gli esordienti è più che opportuno prendere la guida per tutta una serie di motivi: in primo luogo, se c’è la guida, le persone sono zitte (altrimenti mio malgrado, io che sono tornata pochi giorni fa per la terza volta posso testimoniare personalmente di aver visto qualcuno parlare al cellulare durante i suoi venti/quindici minuti di osservazione), secondariamente anche per chi avesse parecchi cenni in mente su Leonardo e le sue opere e perfino relativamente sull’Ultima Cena in particolare, è decisamente il caso di averne di più e ancora di più. Per di più guardando direttamente la bellissima opera con i propri increduli occhi.

Ultima_cena leo

Per chi non riuscisse nell’intento di prendere la guida fisica e dimenticasse, come me, l’esistenza delle audioguide, consiglio due giochi da fare:

leggere il Codice Da Vinci di Dan Brown, no, non sto scherzando, all’interno del libro (in fin dei conti anche divertente se non lo si considera un libro della vita) vi è una puntualissima descrizione dell’affresco in uno a molti cenni storici e neurodeliri. Al netto degli ultimi i primi due saranno molto utili alla prima visione dell’affresco;

poi se andate a breve, consiglio di corazon, prima di vedere il Cenacolo di partecipare alla mostra interattiva Inside The Last Supper che troverete poco più avanti nell’opposto marciapiede all’interno della Fondazione delle Stelline (Corso Magenta 61) fino al 31 ottobre. Dice perché mai dovrei vedere una mostra interattiva quando posso godermi la vista dell’opera reale? Intanto, sia chiaro, perché lo dico io, e tanto basti! Prima di tutto perché così, bambacione avrai il triplo dei dati storico/culturali/ambientali/biografici su Leonardo, gli Sforza e tutto il cocuzzaro che tu abbia anche solo potuto prefigare avresti potuto ottenere nella tua misera vita. Poi, perché la virtualità rende possibile un’esperienza quasi di realtà aumentata che indubbiamente rende molto più facile la comprensione dell’incredibile opera che poi si andrà a vedere. Infine, perché se sei andato a Milano e non sei stato neanche una volta nel cortile del Palazzo delle Stelline, piova vergogna su di te e ti si blocchi il windows (lo so, come minaccia è poco credibile è come se ti stessi minacciando che il sole domani sorgerà ad oriente).

stelline pavimentiIl Palazzo delle Stelline, infatti, è uno dei luoghi è più interessanti di Milano: un chiostro di una certa dimensione ospita al centro una bellissima magnolia, la vista se ci sale ai piani superiore del Palazzo delle Stelline vero e proprio è incantevole, i pavimenti dei porticati e dei cortili interni sono pazzeschi a dir poco me-ravi-glio-si! del resto sono stati realizzati dall’artista Augusto Bobo Piccoli con marmi policromi negli anni settanta.

Quanto alla storia, poi, del Palazzo delle Stelline, non basterebbero fiumi di parole per riassumerla e non è forse questa la sede più opportuna per farlo: siamo a oltre 1.200 parole ed io, francamente, dovrei anche fare colazione, sai?!

Non posso però evitare di accennare alla circostanza che fu il Cardinale Borromeo a trasformare, il preesistente e bellissimo convento quattrocentesco nel palazzo delle Stelline: le stelline altre non erano che le povere orfanelle numerose e derelittissime che dopo la gran Peste di Milano di Manzoniana memoria, infestavano la città prive di tutto. Borromeo le salvò dedicando loro questa struttura.

Né posso tacere che la Fondazione delle Stelline sia una delle più attente ed innovative Fondazioni comunali e regionali che promuovono con grande perizia ed immensi sforzi produttiva ed organizzativi la diffusione dell’arte contemporanea in Italia.

Infine, cavoli mi sta scadendo lo yogurt bio, all’interno di tutto questo ben di Dio, c’è imageun’albergo tre stelle: non so voi, ma io fossi in me (cosa che ogni tanto accade, eh) , lo prenoterei. Non è di certo il più economico, ma, francamente neanche il più caro e, come avrete capito, presenta i suoi indiscutibili vantaggi.

Detto questo vi lascio, my dearest in attesa degli altri rutilanti approfondimenti: ne vedrete delle belle!

 

 

Immagini dal web: sì, quella seduta che legge è lei… la madre per eccellenza… SUPERMOG per gli amici Medea o Carrie.

Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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