Milàn, l’è semper un gran Milàn – Parte II, la vendemmia.

SEVM si compiace

Come nei peggiori film dell’orrore, ad una prima parte segue sempre una seconda.

In questo caso, poi, ho voluto aumentare l’effetto suspence sino allo stremo: chi mai avrebbe pensato, di Voi miei diletti lettori, che io avrei fatto in effetti proprio quello che avevo detto di fare?

Era un’ipotesi non residuale, residualissima!!!

Ed invece, a dimostrazione del fatto che tempo aggiusti tutto, eccomi qui a continuare l’interessantissima narrazione delle mie avventure Meneghine – chi non è interessato in maniera febbrile può anche lasciare il teatro, grazie!

ok, la smetto.

Dire che questa seconda parte è la vendemmia, non è solo una sofisticatissima (…) battuta d’antant  che mi hanno riferito i miei vecchissimi amici nati negli anni ottanta.

Sembra quasi essere letterale perché voglio arricchire in modo organico le mie adorabili marchette milanesi: insomma sto facendo una cosa seria e programmata. Un attimo ora mi punisco e torno.

Come saprete sono stata a Milano per circa tre notti e due ulteriori pomeriggi, pertanto ho dovuto fare una mole spropositata di cose: mangiare sei volte, vedere musei, fare incontri di lavoro, andare dal parrucchiere (sì d’accordo per me andare dal parrucchiere è un bisogno primario, ooooook?!) and so on.

Liquidata agevolmente la parte culturale nel primo post, ché se no parevo proprio scema, oggi vi parlerò dei luoghi che ho preferito per mangiare.

Premessa: fondamentale in questo percorso è menzionare il grande gruppo dei ragazzi di Yelp Milano, guidati dall’ardimentosa Claudia una CM che può essere seconda nel mio cuore solo alla mia rutilantissima Granata che d’ora in poi chiameremo Bomba Maradona. La Community di Milano, infatti, è coesa, grande, molto partecipativa e coinvolgente. Io, personalmente grazie a Yelp Milano, oltre al piacere di trascorrere delle ore con Claudia, ho scoperto un’amica, Tania. Una donna dinamica, gentile, interessante e colta che è stata con me per quasi due giorni interi. Di risate continue. Pensate che temevo che Pisapia le inviasse un foglio di via ed abitando lei a Milano sarebbe stato davvero spiacevole. Ma al di là di Tania e di Claudia, persone eccezionali entrambe sebbene sotto diversi punti di vista, tutta la community è stata con me carinissima e presente con suggerimenti, consigli, messaggi ed apprezzamenti nei miei riguardi.

Per arrivare alla proverbiale ciccia, non posso che partire dalla mia seconda cena milanese (la prima l’ho fatta in una casa privata, quella dell’amata cugina di Nuvola, già abituale protagonista di queste paginette web).

Ebbene questo evento che si poi rivelato gordiano è avvenuto presso l’Osteria del Binari: l’ha scelta la Nuvola un po’ sulla fiducia e la sensazione e ci siamo andati in cinque. La cosa ci ha talmente conviti che la sera dopo ci siamo tornati in tre ed in quella stessa giornata vi abbiamo preso con un’altra persona ancora un caffè post prandiale.

Insomma, ci piacque.

L’Osteria del Binari è uno storico locale milanese che si trova alle spalle dei binari del Tram di Porta Genova, più precisamente all’inizio di Via Tortona.

Luogo immenso ed estremamente frequentato (bene, ma troppo, in ogni caso), con un menù fin troppo pletorico e confuso dovrebbe essere il posto antigastrofighetta per eccellenza.

Ed invece non è così: perché l’estrema intelligenza del  progetto imprenditoriale, così come nello scegliere i giusti collaboratori, rende questo ristorante un luogo che io eleggo, per quel che vale, tra i miei cinque preferiti di Milano.

Mi spiego meglio: il locale è distribuito in più ambienti, caffetteria, ingresso principale, due grandi giardini e due sale interne. Con circa tre servizi igienici.

Effettivamente, come dicevo prima, è enorme.

La frequentazione poi supera il numero dei posti, perché credo che faccia alla fine più un turno di servizio. A Milano nonostante o forse proprio a causa del suo essere cosmopolita, di media non si cena troppo tardi, ma al Binari io in più occasioni ho visto folle in orari che cozzano con il criterio principale della produttività del Nord che produce.

Certo a Milano c’è sempre qualche fiera, qualche convegno e qualche evento, però ho l’impressione fondatissima che oltre alla clientela di rappresentanza (perché sebbene non sia un ristorante stellato, il Binari è comunque un luogo che si professa esclusivo ed anche mediamente caretto), l’attività abbia anche un forte zoccolo duro di residenti che lo hanno eletto ristorante del proprio cuore.

Ed io stessa mi sento di dire: sì.

Sì, intanto ed in linea di massima alla cucina: schiettamente del Nord Italia, molto milanese, un bel po’ torinese con una spruzzata di Emilia. Ottima nelle presentazioni, felicissima nella scelta delle materie prime ed in alcune realizzazioni (soprattutto i dolci, dire), più debole in altre ma comunque sempre sufficiente se non discreta.

Indubbia rimane la notazione che il menu oltre che un po’ troppo ondivago sia anche decisamente pletorico. Ma è pur vero che quando si devono gestire oltre 200 coperti a servizio serale e 100 la mattina, si debba cercare di accontentare un vasto pubblico se si vuole mantenere un profilo calibrato sul commerciale.

Però devo dire che il resto è più calibrato sull’eccellenza: il tipo di servizio, la presenza fissa di uno o due Sommelier AIS, la presenza di una direttrice di sala, di un maìtre e di un capo cameriere.

In particolare e senza dilungarmi oltre modo sui dettagli cosa davvero non sarebbe fruibile per questa sede, voglio sottolineare la squisitezza assoluta della Signora Caterina, direttrice di sala e cassa, colonna storica del Binari, e di suo marito.

Il vero diamante, però è a mio giudizio Antonio Camporeale, il sommelier che cura altresì la selezione di cantina.

Saprete oramai da anni che il mio essere bon vivant ha radici lontane e studi profondissimi e che, del resto, con il tempo è diventato altresì parte delle mie professioni, sia come redattrice di articoli in tema, sia come consulente strategico. Inoltre cosa che credo di non avere mai neanche detto qui, io sono la Chargee de Presse (astenersi comici d’accatto!!!) del Bailliage Napoli Caserta della Chaine des Rotisseur.

Ebbene diciamo che di sommelier, per essere sintetici, ne ho visti tanti: mai tanta professionalità ho incontrato in un solo giovane professionista (credo sia sui quaranta) come in Antonio Camporeale.

Ben portante, educato, frizzante, Antonio ha studiato per il Binari con cui collabora relativamente da poco, una carta ampia non scontata e con ricarichi davvero minimi. Mi ha fatto provare delle chicche che mi hanno stupito e non mi capita spesso.

Ha reso con la sua professione ancora più piacevole le nostre piacevolissime serate, ancora meglio, per il piacere di continuare alcune valutazioni di prodotti con lui, ho deciso di tornare la seconda sera consecutiva.

Insomma se ad un dipendente si deve chiedere qualcosa io direi che più di questo non si possa.

Io al netto di tutte queste considerazioni, consiglio il Binari senza se e senza ma!

E per essere più incisiva ed incredibilmente sintetica, chiudo anche il post: scusatemi di cuore. Oggi ci metterete solo un quarto d’ora a leggermi.

 

 

Finiti tutti i soldi a Milano SEVM si dà alla pastorizia

Informazioni su SuperEgoVsMe

Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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