Sensi, personale di Gerardo di Fiore.

Lo Spazio Nea Art Gallery Napoli, in collaborazione con la Presidenza della Federico II, Università degli Studi di Napoli e la casa editrice IEMME Edizioni, presentano

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SENSI, personale del Maestro Gerardo di Fiore, a cura di Franco Riccardo.

La mostra, che sarà inaugurata presso la Biblioteca Area Umanistica della Federico II (piazza Bellini, Palazzo Sant’Antoniello) alle ore 17.30 e sino alle 19.30 di venerdì 23 ottobre 2015, sarà visitabile sino al 6 novembre.

Nei primi giorni di novembre, sarà annunciato un altro evento partecipativo per la presentazione del catalogo dell’esposizione con testi di

Gabriele Frasca – Presidente del Premio Napoli-,

Marco de Gemmis – direttore dell’area didattica del Museo Archeologico di Napoli -,

Andrea Viliani – direttore del museo MADRE per l’arte contemporanea di Napoli -,

Francesco Gaeta – Direttore dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli -,

Franco Riccardo – curatore di SENSI e gallerista di fama mondiale.

Il catalogo sarà completato da una intervista, una conversazione, tra

Daniela Persico – legale, social media marketer e editorialista web – e Gerardo di Fiore.

 

SENSI è una mostra antologica che ripercorre gli ultimi venti anni della produzione artistica di Gerardo Di Fiore.

Di Fiore, già docente dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli, tra i creatori della Galleria Inesistente, acclamato incisore e scultore, è senza dubbio ancora oggi uno dei personaggi più interessanti dell’arte contemporanea napoletana.

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Nato poco prima della Seconda Guerra Mondiale nella Terra dei Fuochi (a Giugliano, precisamente), Gerardo di Fiore ha studiato, vissuto, operato ed insegnato a Napoli, di cui ha saputo sempre cogliere gli aspetti più paradossali, contraddittori ed incredibilmente belli, sviluppando una poetica visiva inarrivabile.

Perfetto sculture, tanto da essere poi nominato docente della materia presso l’Accademia di Napoli, Gerardo di Fiore ha scelto e coerentemente mantenuto per le sue opere la gommapiuma, materiale caduco per definizione.

Materiale, ostico, sfuggevole, impermanente, che Gerardo di Fiore rende quasi eterno (esso comunque degrada inevitabilmente) tramite incisioni sapienti, che rimandano a stili e simbologie ultraclassiche.

Egli non è neoclassico, né citazionista: Gerardo di Fiore è proprio un classico a la Fidia (con le dovute distinzioni).

Ma la rappresentazione classica, quasi Di Fiore fosse un novello10511679_765338856864493_3601141054667188906_o spiritello dei boschi o delle fonti d’acqua (o di fuoco, forse visti i natali e la permanenza napoletana alla pendici del Vesuvio), sono per Di Fiore un preteso di critica sociale, di un guizzo di sberleffo, di una crasi tra il bello classico ed il brutto, l’osceno della realtà fattuale contemporanea.

Avulso dagli schemi e dalle convenzioni, Di Fiore non si è mai piegato, né tantomeno assimilato, alle logiche del mercato dell’arte contemporanea, non rimanendone però avulso: anche il mercato non può nulla contro il valore.

Ed è per questo che al di là degli altri forti riconoscimenti di valore, una delle sue più grandi collaborazioni, sia di lavoro, sia di fratellanza, è nata con il gallerista di arte contemporanea Franco Riccardo.

Riccardo, editore, gallerista, curatore, strategista per la diffusione dell’arte contemporanea, giuglianese di origine come il Maestro, ha – sin dai suoi precocissimi esordi agli inizi degli anni ’80 – diretto la propria attività per l’emersione (nel caso di giovani artisti) e la valorizzazione di opere eccentriche rispetto alle logiche lobbistiche ed affaristiche del mercato internazionale dell’arte contemporanea.

In tale ottica, una collaborazione, un rapporto quasi di cofiliazione e cogenitorialità tra il Maestro Gerardo di Fiore e il giovane Franco Riccardo non poteva essere evitato.

E così non è stato: la loro collaborazione è durata oltre tre decenni e durerà sino alla fine delle reciproche attività.

Io sono fortunata, questa è già la terza mostra che vedo allestire tra loro due e da loro due: vederli insieme è uno spettacolo, non si sa più chi sia il padre chi sia il figlio, chi sia l’artista chi il curatore, chi ami di più l’altro.

Tutto questo, pare incredibile, ma forse, a ben vedere solo fino ad un certo punto, non può che rendere ancora più magiche le installazioni del Maestro di Fiore, perché per ogni scelta logistica, c’è una lotta, una carezza, una risata, una discussione.

Questo è il vero amore, questa è l’Arte.

E questa mostra, nella magnifica e storica cornice di Palazzo Sant’Antoniello e del suo chiostro, altro non è che una consacrazione, ulteriore ma sempre necessaria, delle opere tutte di Gerardo di Fiore, ora che alcuni suoi lavori stanno finalmente per essere musealizzati così come sarebbe stato opportuno fossero stati alcuni anni fa.

E quindi, in quest’ottica, la meravigliosa “zattera per Ofelia” (UNA ZATTERA PER OFELIA, 2015 – Gommapiuma) non può che rappresentare l’ultimo saluto (ma solo per il momento!) che Gerardo di Fiore fa allo stato dell’arte, se mi si passerà la tragica battuta.

Oltre a questa opera inedita e specifica per il sito e per la mostra, saranno altresì esposte altre sei grandi opere del Maestro che ne ripercorreranno la produzione artistica più recente.

Nel mio cuore, però, un posto speciale tra tutte, lo ha “C’è posta per Troia” (2011 Gommapiuma ed altri materiali).

La prima opera, in effetti, che vidi del maestro, alcuni anni fa; grazie alla quale mi innamorai di lui e della Galleria Franco Riccardo Arti Visive.

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Io, pertanto, consiglio a tutti, ma proprio a tutti di venire, il 23 ottobre alle 17.30 alla BRAU e ringrazio Luigi Solito e Bruno La Mura, giovani galleristi ed imprenditori in tema di cultura e diffusione dell’arte contemporanea, di aver reso possibile tutto ciò.

Dove non arrivano più Comune e Regioni (lo Stato qui in Campania non arriva da decenni, direi), arrivano due giovani imprenditori con l’Università e due vecchi leoni (parlo di voi, Franco e Gerardo) della storia della nostra città!

 

SENSI di Gerardo di Fiore – a cura di Franco Riccardo

BRAU Biblioteca Area Umanistica – Palazzo Sant’Antoniello, Via Costantinopoli,  Napoli

dal 23/10/2015 alle ore 17.30

sino al 06/11/2015

(da un’idea di Franco Riccardo e con l’organizzazione di Spazio Nea di Luigi Solito e Bruno La Mura, con la collaborazione ed il supporto logistico dell’Università degli Studi di Napoli, Federico II)

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Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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