Ci sono dei momenti in cui bisogna fare un passo indietro.

E questo è uno di quelli.
Non verserò fiumi di retorica, non lancerò appelli, non farò mie riflessioni.
Non avrebbero senso.
Allora taccio perché forse nulla ha senso adesso, e alle facili esternazioni preferisco il silenzio.
Il silenzio fino a quando non sembrerà più assurdo parlare delle "storie di tutti i giorni", il silenzio fino a quando sarà necessario.

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Una rampante partenopea di belle speranze. Sono una bloggheressa esaltata ed esaltante (?!), anche se ondivaga più di uno tsunami, che ricordo per tranquillità e piacevolezza. Cultrice del buono e del bello e della pazzia, perché si sa, similes cum similibus congregantur, riferendomi all'ultimo lemma. Wannabe critico enogastronomico e, pertanto, cagapalle mostruosa a tavola. Sono l'incubo di ogni maitre che crede che il Cordon Bleu sia solo un prodotto Findus. Innamorata pazza di un uomo magnifico. Perennemente in lotta vs personalità borderline. Proprio ora che sono venuta a capo della mia. Suprematizzante, as u'll see. Volevo essere una blogstar, poi sono stata folgorata sulla via di Montecarlo da un certo Pocacola ed ho capito di dover essere una SuperFigaMegaGiga (trademark). Il prossimo passo che mi divide dalla conquista del mondo è diventare una twit-star. Seguimi e likami ovunque: mi troverai qui e lì nel magma del web. Sono riconoscibilissima: le mie cazzate hanno il marchio di fabbrica.
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25 risposte a Ci sono dei momenti in cui bisogna fare un passo indietro.

  1. PICCHU ha detto:

    Ci pensavo anch’io.
    Ora c’è bisogno di fare e di fare anche il gioco del silenzio.

    Cia

  2. superegovsme ha detto:

    Hai proprio ragione.
    Queste parole fanno solo rumore e il “popolo di internet” di rumore forse ne ha fatto anche troppo.

  3. sedge ha detto:

    Sono perfettamente daccordo con te.
    Il momento per ragionare (e cambiare) verrà. Ma non è oggi.

  4. superegovsme ha detto:

    @Sedge: no, non è oggi, non lo è affatto.

  5. capeua ha detto:

    ……..mi scusino, ma e’ questo il post o di San Vito?!

  6. ginoelalfetta ha detto:

  7. anonimo ha detto:

    Non mi trovi molto d’accordo con questo post. In realtà non ci si può fermare e basta, bisogna andare avanti.Sfruttare il momento per ottenere un miglioramento. E’ solo così che questo popolo è progredito.

  8. anonimo ha detto:

    hai proprio ragione utente anonimo, specie se ti riferisci al nostro premier che non si fa sfuggire l’occasione per mettersi un pò in mostra, fare una lieta passerella e sfoggiare un berretto nuovo che non aveva mai potuto ancora mettersi ma che, sin da piccolo, sognava di indossare.
    ma è anche il momento per vespa di mostrare con aria contrita l’enneismo peluche di qualche bambino di cui, mentre si sta facendo sistemare il riporto, fatica a ricordare il nome

  9. iry50 ha detto:

    Anche il silenzio parla siamo noi che non lo sappiamo ascoltare

    Il mio augurio Pasquale:

    “Che la pace sia sempre nel tuo cuore affinchè tu la possa largire a chi ne ha bisogno”

    baci baci iry

  10. superegovsme ha detto:

    Io proprio a questo mi riferivo, all’abbandonare le facili parole, gli ancor più semplici protagonismi e tacere per fare, fare qualcosa di concreto. Qualcosa che duri ben oltre l’onda emotiva.
    @Iry: Buona Pasqua anche a te, e sì, è vero. Il silenzio parla, ma soprattutto ci ascolta.

  11. marcom73 ha detto:

    il silenzio serve a rendere evidente quanto sono sopra le righe le parole che si sentono elargire a vanvera

  12. superegovsme ha detto:

    @MarcoM: decisamente. se ne sono dette tante, troppe, in uno squallido gioco al rialzo.

  13. hariseldom ha detto:

    ci sono silenzi che il rumore del mondo può spaccare in due Ci sono silenzi dove la musica entra e toglie l’ultimo respiro

  14. angelikaramella ha detto:

    ..il silenzio in queste circostanze e’ una grande forma di rispetto che approvo e condivido, dopodiche’ e’ necessario agire in qualche modo senza perdere quella sensibilita’ ..Un saluto a te;-)*A*

  15. poetanarratore ha detto:

    …la retorica,odiata da molti,amata da tanti…

    credo mche se non ci fosse un sunto del passato ,non avremmo un presente…
    un abbraccio dottoressa…in che indirizzo?

  16. superegovsme ha detto:

    @ Hariseldom: il mondo ha sempre in poca considerazione il silenzio.
    @ Angelika: ma assolutamente si deve agire, assolutamente. Ma come dici tu con sensinsibilità.
    @ Poeta: un abbraccio anche a te! ilmio indirizzo? Seconda stella a destra…

  17. anonimo ha detto:

    Numero Otto, hai davvero ragione.
    Però anche Mario Giordano ha ragione. Quando ci si duole e vergogna dei siparietti, lo si faccia a 360°.


    Caro Santoro,

    anzi caro onorevole, visto che m’ha chiesto di chiamarla così, so bene che quando si è invitati nei salotti altrui non è buona educazione raccontare al mondo quel che ci si è detti. Ma siccome quel salotto era in diretta su Raidue in prima serata, davanti a svariati milioni di telespettatori, mi permetto di infrangere le regole. Non me ne vorrà. In fondo lei di regole infrante è un maestro. E, in effetti, dopo aver fatto a pezzi quelle della par condicio e del buon senso, l’altra sera ha definitivamente massacrato anche quelle del buon gusto e della civiltà. Missione compiuta, olé.

    Il suo ultimo Annozero, mi permetta, è stato uno spettacolo squallido, un atto di sciacallaggio ributtante, che non mette più la polemica sull’asse di ciò che è di sinistra o non di sinistra, ma di ciò che è civile e ciò che non lo è più. E mi chiedo se sia possibile che lei e i suoi sottopanza siate così accecati dall’odio e dalla faziosità da perdere non dico l’equilibrio politico, che quello l’avete già perso da tempo, ma anche il senso di umanità. E che non vi rendiate conto che tutto questo vi porta lontani dal Paese reale, dal sentimento diffuso di commozione e solidarietà, dall’Italia che si unisce di fronte alla sofferenza, per una volta provando a ragionare non per schemi di partito, ma secondo bisogni, urgenze e necessità. Provi a togliersi per una volta la giacchetta da europarlamentare, caro onorevole Santoro, provi a togliersi per una volta i paraocchi del katanga in servizio permanente effettivo. Vedrà che in Abruzzo c’è un’umanità dolente e dignitosa, lacerata e orgogliosa, che non chiede bandiere di partito né polemichette pretestuose. Chiede risposte concrete. Responsabilità. E serietà. Per una volta, proviamoci, anche noi, che abbiamo per le mani il bene prezioso dell’informazione. Proviamoci a togliere la maglietta di parte e a guardare la tragedia senza pensare a quel che ne potremmo guadagnare in termini di marchette politiche. Proviamo a essere seri. E lei che è un gran professionista lo sa: attaccare la Protezione civile per il ritardo nella consegna di una bottiglietta d’acqua (una! Su 27mila sfollati!), mentre ci sono le bare dei morti ancora aperte e i soccorritori che rischiano la vita fra le macerie, non è serio. Anzi, sarebbe perfino ridicolo, se non fosse tragico.

    Tragico per le vittime, innanzitutto. Ma tragico anche per lei, per la sua squadra avvilita nei bassifondi della polemica, per la sua professionalità ridotta a zerbino in nome dell’ideologia, per la sua umanità schiacciata sotto il peso dell’odio politico. In Abruzzo i soccorsi hanno funzionato. Lo sanno tutti, lo dicono tutti. I volontari sono stati eroici, hanno salvato decine di vite umane. Le tendopoli sono state operative in tempi record. Non c’è stato caos, non c’è stata disorganizzazione. Tutti gli osservatori, italiani e stranieri, di destra e di sinistra, hanno potuto notare che per la prima volta sul luogo della tragedia si è sentita forte e tempestiva la presenza dello Stato. Chissà perché gli unici che non se ne sono accorti sono stati i suoi inviati, poveri kamikaze spediti sul posto a cercare disperatamente di trasformare una efficiente opera di soccorso nella Caporetto di Bertolaso.Per altro, mi lasci dire, caro onorevole, evidentemente lei non è più il maestro di un tempo, l’esperienza a Bruxelles l’ha rammollita o gli allievi sono scarsi: ammetterà che hanno lavorato proprio male. La tesi si poteva argomentare in modo assai migliore, di voci contro, in quella situazione, se ne potevano raccogliere un’infinità. E loro, invece, gli sciagurati di Caporetto, che cosa le hanno portato in pasto? Una bottiglietta d’acqua consegnata in ritardo, lo sfogo di un medico chiaramente sfinito e poco altro. A guardare bene, tutte interviste forzate, con domande tranello, risposte indotte e montaggi con tagli spericolati. Poca roba, lo sa anche lei, chissà come li avrà sgridati nella solita riunione che fate il giorno dopo per esaminare, minuto per minuto, gli errori commessi in trasmissione. E che dirà allora di quei collegamenti con Ruotolo? Erano così noiosi… Ci voleva tanto a trovare qualcuno che dicesse «Bertolaso è un incapace» con efficace sintesi televisiva? Evidentemente nemmeno Ruotolo è più quello di una volta…

    Su, onorevole Santoro, sia sincero: in fondo portare in tv qualcuno che si lamenta contro la Protezione civile in mezzo a 27mila sfollati non è mica una missione complicata. Se vuole gliene troviamo altrettanti in cinque minuti anche qui nel centro di Milano, dove pure la gente non ha patito sulla sua pelle il terremoto. La scarsità delle testimonianze da voi raccolte è una conferma (se ce ne fosse bisogno) che la Protezione civile ha funzionato bene. Ma mi resta un dubbio: possibile che non abbiate incontrato nemmeno uno che ringraziava i soccorritori? Possibile che non vi sia venuto in mente di intervistare così, en passant, anche uno della Protezione civile? Non li avete trovati? Ruotolo è così bollito?

    Lei dice bene che non si può sventolare l’eroismo dei volontari come pretesto per non parlare dei problemi. Siamo d’accordo. Ma non si possono nemmeno sventolare i morti come pretesto per dire fregnacce. Voi, invece, l’avete fatto. Scientificamente. Per tutta la trasmissione. A cominciare da Ruotolo che esordisce lasciando microfono libero a un uomo esasperato che insulta le divise. E poi la bottiglietta d’acqua e altri lamenti. E poi la piccola teoria degli schizzi di fango. E poi la presidente della Provincia che se la prende con le istituzioni (e lei che cos’è signora, mi scusi?). E poi il suo sarcasmo, dottor Santoro, fra Kgb, caschi e altre cose che voleva mettersi in testa (a mettersi un po’ di buon senso, ci ha mai pensato?). E, infine, soprattutto la ciliegina sulla monnezza, cioè le spaventose vignette di Vauro, dove si ironizzava sulla cubatura dei cimiteri, l’ampliamento edilizio delle bare e, ancora, la ridicolaggine dei soccorritori.

    Lasciamo da parte i malinconici dettagli: Travaglio che legge (per altro con inesattezze) verbali da questurino di provincia e il magistrato candidato De Magistris, investito ufficialmente del ruolo di censore dei furbetti (avete capito bene: il furbetto dei Valori eletto a simbolo di censore dei furbetti, che è un po’ come fare tenere ad Adriano un corso contro l’alcolismo). Lasciamo da parte i malinconici dettagli, non restano che le fregnacce. E che sono fregnacce lo sa anche lei, caro onorevole Santoro. Per tutta la settimana, nei colloqui con i suoi collaboratori, mi è stato detto che trovava sciocco insistere sulla prevedibilità dei terremoti, sulla cassandra Giuliani, sulla questione dell’emergenza, perché il vero problema è quello edilizio. Sacrosanto. Il vero problema è che in Italia ci sono 7 milioni di case a rischio, di cui 80mila sono edifici pubblici. Il vero problema è quell’ospedale dell’Aquila inaugurato nel 2000, dopo vent’anni di lavori, e che ora è inagibile. Il vero problema è il decreto del 2004 che prevedeva costruzioni antisismiche e che è sempre stato rinviato. Il vero problema è che occorre una grande opera di rottamazione edilizia e di ricostruzione. Questo è il punto. Voi lo sapevate benissimo. Dietro le quinte se ne conveniva.
    E allora perché, invece, avete messo in scena solo un vergognoso processo alla Protezione civile? Forse perché il problema delle case costruite male non può essere addossato in nessun modo a Berlusconi? Forse perché vi siete accorti che, anzi, il piano casa appena varato andava proprio nella direzione dell’auspicato rinnovamento edilizio? Forse perché il ritardo delle norme antisismiche non è colpa di un sottosegretario del vituperato centrodestra, ma di una cultura del Paese che riguarda tutti? Forse perché il primo a firmare quel rinvio è stato proprio Antonio Di Pietro, nume tutelare del furbetto anti-furbetti De Magistris? Dev’essere così, è chiaro. Ma il risultato è vergognoso. Noi speravamo di parlare dei problemi seri. Su questo giornale l’abbiamo fatto, fin dal primo giorno, senza nascondere nulla, con dati e cifre, denunce e accuse fondate su abusi e inadempienze nelle costruzioni. Voi invece avete preferito affidarvi alle beghe da cortile, avete ritirato fuori la madonna del radon, l’autodidatta Giuliani, avete mestato nel torbido raccolto sul fondo della disperazione con un unico scopo: mettere nel frullatore chi da cinque giorni lavora, rischiando la vita e senza risparmiare energia, per ridare speranza all’Abruzzo. Mi chiedo perché, caro onorevole Santoro.

    Mi chiedo a che serva. Visto che all’inizio della trasmissione faceva nobilmente appello al Paese che vogliamo lasciare ai nostri figli, ecco, le chiedo se davvero lei vuole lasciare ai suoi figli un Paese così, in cui nemmeno di fronte a 290 morti si trova la forza di mettere da parte i biechi interessi della politica di giornata. Se davvero vuole lasciare ai suoi figli un Paese in cui si irridono i volontari, magari solo perché vestono una divisa (si capisce la divisa non fa chic come l’orecchino e il jeans strappato…). Se davvero vuole lasciare ai suoi figli un Paese in cui di fronte all’emergenza ci si continui a sentire uomini di parte prima che uomini. Avevamo avuto una speranza nei giorni scorsi. Avevamo visto un clima diverso. Avevamo trovato commenti per una volta sensati a destra e a sinistra, avevamo trovato persone capaci di capire che il dolore e la sofferenza, pensi un po’ Santoro, contano persino più dell’essere berlusconiani o antiberlusconiani. Avevamo sperato che di qui potesse nascere un’Italia…

  18. anonimo ha detto:

    …più civile. Avevamo sperato. Poi sono arrivati Vauro, le vignette e la sua bottiglietta d’acqua. Che meschinità.

  19. superegovsme ha detto:

    Io l’ultima incriminata puntata di AnnoZero non l’ho vista. è però segno della mia grandissima apertura mentale aver letto la lungherrima lettera di Mario Giordano che mi hai inviato in commento.
    Non credo esistano persone più censurabili di lui.
    Ma viva la libertà di espressione.

  20. marcom73 ha detto:

    Giovine, scusa se mi faccio pubblicità sul tuo blog. ma non potevo resistere a rispondere dopo essermi sorbito una lettura che il mio stomaco avrebbe volentieri fatto a meno di fare.
    http://itaca.ilcannocchiale.it/2009/04/10/emotions.html

  21. anonimo ha detto:

    Il mio messaggio è che sono censurabili tutti quando danno il peggio di sè. Vespa, Santoro, Berlusconi, Travaglio, Giordano, senza distinzione di colore politico.
    Qualche volta anche chi è censurabile dice cose condivisibili (ripetere elenco di cui sopra). Come a dire: siamo tutti umani imperfetti, ergo, alle volte diciamo cose giuste, alle volte diciamo stronzate.
    Lo dico da elettore di sinistra.
    Aggiungo, da cittadino, da uomo, da sofferente per il dolore che tutta l’Italia sta provando, che spesso quel silenzio che tu hai invocato vale molto di più delle ideologie e del colore politico, valori da cui troppo spesso ha origine uno fra i peggiori difetti dell’uomo: l’ottusità.

  22. superegovsme ha detto:

    @MarcoM: figurati!!! Anzi vado a leggere! (hai ragione è stata una dura prova!)

    Hai ragione, siamo tutti censurabili. su questo sono pienamente d’accordo.
    E credo, come del resto dicevo qualche giorno fa, che il silenzio sia la cosa migliore. Informazione, non sciacallaggio morale. Ma evidentemente per i nostri media non è stato così.

  23. anonimo ha detto:

    Ah, tra l’altro, io odio Mario Giordano.

  24. superegovsme ha detto:

    come dirti di no!
    Chi sano di mente può tollerarlo?!

  25. superegovsme ha detto:

    @MarcoM: ti ho letto. Condivido in toto.

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